Porto nel cuore la storia di questa grotta almeno da quando, negli anni '80 mi ci portò l'amico Domenico Bruno, storica guida del Pollino. In quel periodo la grotta non era ancora un sito organizzato e ci aprì le porte Battista Cersosimo, proprietario dei terreni prossimi alla grotta a cui va il merito di aver compreso il valore del Graffito del Toro e di averlo comunicato al mondo esterno.
Ricordo la mia emozione davanti agli scheletri di quello che tutti chiamavamo il "nano" e della sua presunta compagna, rinvenuti nel 1963 in una sepoltura bisoma (ovvero doppia) risalente a circa 12.000 anni fa. Per decenni, l'identità di quei due corpi stretti in un abbraccio eterno è rimasta un mistero: si ipotizzava fossero marito e moglie, o forse persone morte accidentalmente o uccise nello stesso momento.
Già negli anni '90, leggendo un articolo su L'Unità, rimasi colpito dall'ipotesi che quella sepoltura fosse la prova "provata" dell'esistenza di relazioni sociali complesse basate sulla reciproca assistenza che potevano spiegare la sopravvivenza fino all'età adulta di un individuo con una così grave menomazione fisica.
Oggi, quella che era un'intuizione è diventata certezza scientifica grazie a uno studio pubblicato nel 2026 sul New England Journal of Medicine. Le analisi del DNA antico estratto dall'orecchio interno hanno confermato che si trattava di madre (Romito 1) e figlia (Romito 2). La figlia, un'adolescente alta appena 110 cm, era affetta da AMDM (Displasia Acromesomelica di tipo Maroteaux), una rara malattia genetica recessiva indotta dalla mutazione del gene NPR2, che provoca statura molto bassa, arti corti e deformi con ripercussioni negative sulla capacità di deambulazione.
Romito 2 era omozigote per il gene mutato: presentava la mutazione su entrambi i cromosomi genitoriali, sviluppando la forma grave e manifesta della malattia. La madre era invece eterozigote: aveva un solo cromosoma mutato. Tuttavia gli individui eterozigoti come la madre di Romito 2 manifestano fenotipicamente una corporatura minuta e un'altezza ridotta rispetto alla media degli individui senza gene mutato.
L'altra copia del gene mutato proveniva dal padre, che quindi, proprio come la compagna era di corporatura minuta.
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Trasmissione della mutazione del gene NPR2 |
Questo gene doveva perciò provenire dai nonni di Romito 2. Anzi, data la forte consanguineità del gruppo, è molto probabile che i genitori condividessero lo stesso nonno (o bisnonno), un antenato comune che ha trasmesso la mutazione a entrambi.
Questo dettaglio genetico riscrive la storia del clan. Il gene è solitamente rarissimo, ma la scoperta di Romito 2 ci svela che qui la sua frequenza era altissima. L'isolamento geografico e i legami di parentela stretti avevano trasformato la statura minuta da eccezione a tratto diffuso e ordinario all'interno della tribù.
In
un mondo spietato come quello del Paleolitico, in cui la sopravvivenza
dipendeva dalla prestanza fisica, una corporatura ridotta rappresentava a tutti gli effetti una condizione poco favorevole per
un cacciatore che doveva sostenere marce di molte ore con trasporto gravoso di carichi utili. Il padre di Romito 2, inoltre, aveva a suo carico anche una figlia disabile.
Forse, in una situazione di cronica scarsità di cibo richiedendo un minor apporto calorico una corporatura minuta poteva addirittura rivelarsi un vantaggio adattativo. Questo clan poteva aver sviluppato una certa propensione alla sedentarietà rispetto al nomadismo degli altri frequentatori della zona. Ma ciò rendeva il gruppo meno capace di procurarsi selvaggina e riduceva le possibiità di incontro e scontro con altri clan.
La sopravvivenza di Romito 2 fino all'adolescenza è stata quindi il risultato diretto di cure e tutele costanti, sia della famiglia stretta ma anche del suo clan, senza le quali la ragazza e i suoi genitori non avrebbero potuto superare gli ostacoli di quella sua condizione di "eterna bambina".
Se durante i periodi di abbondanza e le brevi spedizioni quotidiane la ragazza restava semplicemente con la madre nei pressi della grotta, svolgendo qualche funzione sociale o pratica, l'equilibrio potrebbe essere precipitato con l'avvento di un periodo critico, segnato da carestie, scarsità di prede o malattie che hanno minato la stabilità del clan.
Forse le due donne sono state infine lasciate sole nella grotta quando per Romito 2 è diventato impossibile sostenere i ritmi serrati di una grande migrazione forzata o di uno spostamento d'emergenza del gruppo. Di fronte alla necessità della tribù di muoversi rapidamente per sopravvivere, la madre scelse di non abbandonarla e di restare con lei nell'alloggio protetto della caverna. Rimaste isolate, una causa comune (la fame, il gelo dell'inverno una malattia che forse aveva colpito il resto del clan) le ha sorprese e uccise insieme, strette l'una all'altra in un ultimo, tenero e disperato momento di autoassistenza.
La
scienza medica ci spiega anche che l'AMDM è una sindrome puramente
scheletrica e quindi Romito 2, nonostante la grave disabilità fisica
doveva essere una ragazza dalla mente lucida e consapevole,
perfettamente integrata a livello comunicativo all'interno della sua
tribù.
Non abbiamo prove scientifiche per identificare chi è stato l'autore del graffito. Eppure, alla luce di questa solitudine forzata, mi piace immaginare queste due donne che attendendo il ritorno dei cacciatori, ingannavano il tempo e la paura incidendo la roccia per segnare lo scorrere dei giorni. Magari, piano piano, quasi per gioco, realizzarono il profilo del grande bue, dando inizio a un culto propiziatorio dell'immagine e trasformandosi, giorno dopo giorno, nelle prime artiste, custodi e sacerdotesse di quella grotta.
Al ritorno il clan deve averle trovate così, ormai senza vita ma
ancora unite in quell'abbraccio. Commossi da quella scena, i membri
della tribù decisero di seppellirle esattamente com'erano, senza
separarle, per onorare e imprimere nella terra un legame affettivo
indissolubile e affidandole per sempre alla custodia del grande Toro: il loro Spirito Guardiano.








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