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13 giu 2007

Tradizioni e Alberi sempreverdi in Basilicata

L’Abete Bianco (Abies alba) vive, misto al faggio, in estese foreste nel versante nord orientale del Pollino, sopravvissute ai massicci tagli dei primi decenni del XX sec., habitat del rarissimo Picchio Nero, presenta pochi altri nuclei relitti nella provincia di Potenza. 
Il rito arboreo di Rotonda

11 apr 2004

La Pita di Alessandria del Carretto

Ultima domenica di Aprile, giorno di pioggia, di quelli che non si dimenticano mai. Percorro una strada che procede in salita: praticamente una scia di fango scivoloso circondato da dense nubi che annebbiano anche la mia capacità di immaginare il paesaggio che mi circonda.
 

10 giu 2003

Il "Maggio" di Accettura

Parto da San Costantino Albanese per Accettura attraversando una Basilicata molto diversa dalla quella che abitualmente frequento: le fiumare, i calanchi, gli arbusti bassi, il sole che brucia anche la mattina presto, le colline pressoché deserte di case e di gente, i pochi alberi a memoria delle foreste che furono. Osservo questa terra che sembra così ingrata verso i suoi abitanti, ma penso anche quanto poco siamo stati gentili con lei per meritarci trattamenti migliori.
Così quando arrivo presso Stigliano il paesaggio torna ad essere fresco e familiare: i boschi di Roverella, Farnia, Farnetto e Cerro, il tripudio delle querce. Saliamo verso il Bosco di Gallipoli-Cognato e seguendo un corteo di gente, che sa dove andare e cosa fare. penetriamo la selva, via via sempre più fitta e selvaggia. Stanno cercando un "Frusci" così chiamano in dialetto l'Agrifoglio (Ilex aquifolium), una pianta bella, verde, primitiva e rara: sembra quasi che solo in Basilicata tenacemente resistita ai cambiamenti climatici ed al naturale corso dell?evoluzione, che vuole sempre l'affermazione dei 'nuovi'.
Trovato il maestoso esemplare di Agrifoglio, inizia l'abbattimento rapido e senza indugi e senza ritualità della 'Cima'. Nel frattempo alcune persone si preparano dei bastoni con poche fronde, le 'Mazze', una sorta di vessillo vegetale raffigurante in miniatura la 'Cima', e le 'Croccette' che rappresentano in piccolo la 'Croccia', un rude attrezzo utilizzato per coadiuvare il trasporto della 'Cima'. Sulla strada più larga e comoda la 'Cima' viene trasportata con l'ausilio delle 'Varre', robusti pali, che infilati sotto, fungono da portantina. Comincia così il viaggio veloce e faticoso, accompagnato dalle piccole bande di 'Musica Bassa' verso Accettura. Dapprima in salita, tra la vegetazione intricata ed infine lungo l'agevole strada sterrata che offre un panorama mozzafiato sulle Dolomiti Lucane.
Il tutto avviene con urla, canti, suoni di strumenti a fiato e percussioni, ma senza mortaretti. Sembra di essere nel bel mezzo di un rito di esorcizzazione della foresta. Sembra che si voglia domare la bestia che i boschi nascondono, catturarla, portarla via, addomesticarla, dimostrare che i remoti accessi della montagna non rappresentano un pericolo per questo popolo di montanari. Arrivati in paese il corteo che nel frattempo è cresciuto numeroso, soprattutto di giovani, si avventura su alcune strade del paese sempre fortemente sostenute dal ritmo delle percussioni, ballando, urlando, correndo, con le magliette completamente 'strazzate'. Sembra di assistere ad un rito di iniziazione giovanile, terminato con successo. In piazza la 'Cima' viene innalzata temporaneamente e moti giovani salgono sulla chioma con la bramosia di un cavaliere che non vede l'ora di domare il suo stallone. Nel frattempo raggiunge l'abitato anche il 'Majo', un colossale albero di Cerro trascinato da decine di coppie di buoi. I buoi, aggiogati, vengono disposti lungo il tronco, ed uniti a quest'ultimo con una catena. L'albero è rivolto con la parte sommitale in avanti in modo da fare meno attrito possibile. Gli animali vengono trattati con una violenza inaudita, qualche volta anche gratuita, per indurli ad una fatica titanica. Spesso si osservano persone a dorso di bue seguire il trasporto. Qua e là vengono distribuite le tipiche 'zeppole' fatte in casa.
Da non perdere i 'Canti a Zampogna'. Non appena una zampogna inizia la sua armonica nenia, vecchi e giovano si avvicinano, intonando strofe di saluto, di amore, di augurio e di sbeffeggiamento. La festa del 'Majo' è dedicata a San Giuliano, santo dalla controversa storia personale, cacciatore, guerriero, patricida, dall'indole violenta, esempio di redenzione: non poteva esserci santo più adatto per questa festa caratterizzata da una fortissima tensione emotiva. Sull'elmo tre penne che sembrano ricordare le immagini dei guerrieri lucani di Paestum. L'arrivo del 'Majo' e della 'Cima' in paese avviene il giorno di Pentecoste (quest'anno 8 Giugno, moto tardiva), mentre il taglio del Majo la Domenica precedente (Ascensione). Il martedì successivo i due giganti arborei verranno 'maritati' ed eretti nella piazza del paese.
Io purtroppo non ci sarò perché domani inizia il rito arboreo di Rotonda. Ma questa è un'altra storia.

16 giu 2002

La "'Ndenna" di Castelsaraceno

Domenica 16 giugno pomeriggio passeggiando per i vicoli di Castelsaraceno incontriamo un'anziana signora che ci chiede di chi siamo parenti. Spieghiamo che veniamo da Rotonda e tra una parola e l'altra ci chiede di indovinare quanti anni ha. Sparo 80 (sapendo di sbagliare) e mi dice prontamente e lucidamente di aggiungerne altri 13. Ci chiede cosa facciamo da queste parti. Alla risposta "siamo venuti per la festa" ci chiede immediatamente "vase portato u fucile pe sparà?" No, il fucile non l'abbiamo portato. Siamo venuti qua per vedere un "last act" della festa dell'albero che a Rotonda non si fa più da decenni. Qui l'albero, di faggio, si chiama "Ndenna" e la cima, di verdeggiante pino, "Gonocchia" o qualcosa di simile.Sulla "Gonocchia" si appendono "i Tacchi", tavolette di legno con iscritto sopra i premi corrispondenti: si va dalla pecora, alla bevuta al bar, al litro di olio per la macchina offerto dal meccanico.

Assistiamo alle fasi dell'innalzamento con un po' di sarcasmo. Quanti " 1, 2 e 3" senza che l'albero faccia un metro. A Rotonda ci sono i Caporali, i loro "Ooooh Forzaaaaaa!" sono più efficaci: sono comandi da rispettare con rigore altrimenti fuori. Sembra che qui manchi un'autorità vera e propria che inciti gli uomini a compiere il lavoro.

Nel frattempo arrivano ad uno ad uno "i cacciatori" con uno o due fucili in mano. Si presentano a chi raccoglie le iscrizioni, pagano la loro offerta che gli da diritto a sparare due soli colpi. I fucili vengono raccolti in un garage ben vigilato dai Carabinieri. Lo sfottò ai cacciatori o tra i cacciatori è forse il "tiro al bersaglio" che diverte di più.

Conosco così Zio Domenico di Sarconi, un non troppo anziano signore che non manca alla festa da trenta anni. Si chiacchiera un po', ci scambiamo gli indirizzi e m'invita ad andare a mangiare i Fagioli di Sarconi e io ovviamente lo invito a venire a mangiare i Fagioli di Rotonda. Altro che sparatorie sai che bombardamenti!

Nel frattempo la "Ndenna" è in piedi. Si fa la conta per stabilire il turno di sparo. Il primo però è per tradizione il Sindaco (che sembra non abbia mai sparato in vita sua) il secondo è il "cacciatore" più anziano, che viene sostenuto a braccia dai vigili che assistono ogni sparatore nella ricarica del fucile.

Così cominciano gli spari. Per la verità non è che abbiano grande successo. Qualche "tacco" viene preso e cade, qualche ramo della cima scende giù con o senza "Tacchi".

Un tempo pare che sulla "Gonocchia" si appendessero direttamente i premi "dal vivo". Finché si trattava di un prosciutto o di un formaggio andava bene. Ma quando si trattava di polli e capretti? Spruzzi sanguinolenti bagnavano la piazza in uno spettacolo cruento e orrido. Per fortuna o che peccato a seconda dei punti di vista adesso non si fa più.

I cori di sfottò accompagnano gli spari uno per uno.

Immediatamente dopo che l'ultimo sparo echeggia nell'aria, alcuni giovani ragazzi corrono verso la "Ndenna" e cominciano l'arrampicata, prima uno e poi l'altro per sostenerlo. Se arriva su, i premi non presi dai cacciatori saranno i loro. Ci riescono mentre tutti col naso all'in su incitano o trattengono il respiro.

Le tradizioni vanno e vengono. Sono come l'influenza. Forse un giorno smetteranno di sparare a Castelsaraceno e ricominceranno a Rotonda. La tradizione di sparare per motivi "tecnologici" è nata sicuramente successivamente al rito dell'albero. Forse è solo una "innovazione" dell'ultimo secolo. Forse era il contrario di quanto avviene oggi. Si sparavano i premi quando non venivano presi dai salitori. Era la vittoria di un mezzo tecnologico sulla nuda forza dell'uomo.

Pensare alla "reintroduzione" di questa tradizione a Rotonda mi lascia il dubbio che non si debba fare. Lo "sparare" potrebbe essere stato solo un evento temporaneo in un contesto che ha radici molto più antiche. Forse ci dispiacerebbe troppo sforacchiare di piombo la chioma della nostra "Rocca", dopo quattro giorni di fatica per portarla in paese bella e verde profumante di Pollino.

A dimenticavo… Castelsaraceno e il suo paesaggio sono belli e anche qui la gente è cordiale e simpatica: in Lucania non ci si sbaglia mai!

24 ott 2000

Cacciatori di Abeti


Cacciatori di abeti, predoni della montagna, all'alba, in cammino sull'erba umida, sul dirupo scosceso e nel bosco di sempre, cercano una preda sacrificale per il grande rito della Primavera.