11 lug 2026

Taxus baccata: l'albero della vita

Notoriamente il tasso viene definito l'albero della morte a causa della sua tossicità. Fatta eccezione dei frutti presenta in tutte le sue parti un gruppo di alcaloidi altamente tossici chiamati taxine (in particolare la taxina B). Le taxine se ingerite agiscono come potenti veleni cardiaci, provocando gravi aritmie, bradicardia e, nei casi peggiori, l'arresto cardiaco. 

Tuttavia, la pianta, detta anche l'Albero della Morte  non è pericolosa per la semplice vicinanza: starci sotto, toccarla o respirare l'aria circostante è del tutto sicuro, poiché il veleno non evapora. La sua presenza nei parchi pubblici è quindi sicura e ampiamente accettata.

A differenza delle conifere classiche, il tasso non produce pigne, ma racchiude i suoi semi in una polpa carnosa e rosso brillante chiamata arillo. Questa polpa è l'unica parte innocua della pianta, un'esca dolce per gli uccelli che, cibandosene, ne disperdono i semi nell'ambiente.
 
Il Triangolo Linguistico: Ίταμος, l'Arco e il Veleno

L'etimologia che ruota attorno a questo albero è un viaggio a ritroso nel tempo, un vero "giallo" linguistico che si divide in due strade. Al vertice di questa storia c'è il termine greco Ίταμος (Ítamos). Questo vocabolo identificava la pianta in quanto essere vivente, con un riferimento alle sue proprietà di legno duro, resinoso e incorruttibile.

Ma mentre Ίtaμoς restava il nome strettamente botanico, fu la destinazione d'uso della pianta a generare un triangolo linguistico che ha dato origine alle parole "tasso" e "tossico" in tutta Europa, attraverso tre passaggi fondamentali: In greco antico, la parola tóxon indicava l'arco da tiro. Poiché il legno di tasso era in assoluto il materiale più elastico, reattivo e resistente per costruirli, l'arma finì per sovrapporsi concettualmente alla pianta stessa.
 
I Romani ereditarono questa connessione funzionale. Invece di adottare il nome greco Ítamos, preferirono latinizzare la radice dell'arma (tóxon), codificando il nome dell'albero in Taxus. Da qui deriva il nostro termine italiano Tasso. Il tasso, per il mondo latino, era letteralmente "l'albero-arco".
 


Consapevoli della letalità della pianta, i guerrieri antichi intingevano le punte delle frecce nei suoi estratti. L'espressione greca toxikòn phármakon significava letteralmente "sostanza adatta all'arco/freccia". Col tempo, la parola phármakon cadde e rimase solo toxikòn, che il latino trasformò in toxicum (veleno), l'antenato del nostro aggettivo "tossico". 
 
La scoperta del Paclitaxel
Negli anni '60, venne isolata nella corteccia del Tasso del pacifico (Taxus brevifolia)

La molecola del Paclitaxel. Poiché il principio attivo si trovava solo nella corteccia, per curare un solo paziente bisognava scortecciare e uccidere sei alberi secolari. 


Il Paclitaxel agisce come una sorta di "congelatore" cellulare: entra nella cellula malata e ne blocca i meccanismi interni proprio mentre si sta sdoppiando. Non riuscendo più a completare la divisione, la cellula tumorale rimane intrappolata a metà strada, smette di crescere e si autodistrugge.  
 


 
Il Paclitaxel è diventato un farmaco essenziale nella lista dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per il trattamento del Carcinoma dell'ovaio, del Tumore al seno, del Tumore al polmone e Sarcoma di Kaposi.
 

Il boom della domanda spinse rapidamente la specie sull'orlo dell'estinzione.
Per fortuna, negli anni '80 i ricercatori trovarono la soluzione: gli aghi del tasso comune (Taxus baccata) contenevano la 10-deacetilbaccatina III (10-DAB), un precursore chimico del paclitaxel. Si potevano utilizzare le foglie senza uccidere l'albero e sintetizzare il principio attivo in laboratorio.   



Le Fonti di Approvvigionamento del 10-DAB
Le principali fonti da cui viene estratto e ottenuto il precursore 10-DAB si dividono in due canali, entrambi biologici e sostenibili:
 
1. Le fonti naturali rinnovabili (Biomassa vegetale)

Aghi e rametti di Taxus baccata (Tasso europeo): È la fonte commerciale più importante in Europa (coltivata intensamente nei distretti vivaistici come quello di Pistoia). Il 10-DAB si concentra proprio nelle foglie, consentendo la raccolta stagionale tramite potatura senza abbattere la pianta.
Aghi di Taxus x media (varietà 'Hicksii'): Questo ibrido orticolo è coltivato su vastissima scala in piantagioni industriali dedicate, poiché è stato selezionato per produrre una biomassa fogliare con concentrazioni di 10-DAB nettamente superiori rispetto alle specie selvatiche. 
Aghi di Taxus wallichiana (Tasso dell'Himalaya) e Taxus chinensis: Utilizzati principalmente nei mercati asiatici come fonti locali di estrazione.
 
2. Le fonti biotecnologiche (Coltivazioni in vitro)
Coltivazioni cellulari in sospensione (Bioreattori): Vengono utilizzate linee di cellule staminali vegetali (in particolare di Taxus cuspidata o Taxus x media) fatte moltiplicare all'interno di bioreattori industriali. Stimolando queste cellule in laboratorio, si induce la produzione diretta del 10-DAB o di altri intermedi chimici, sganciandosi completamente dai cicli stagionali della natura.



Il cerchio si è chiuso. L'albero della guerra, che ha fornito per millenni il legno per gli archi e il veleno per le frecce, ha deposto le armi per diventare, a tutti gli effetti, l'albero della vita.
 
 
PS: Si ringrazia il Dott. Andrea Primavera della FIPPO per le informazioni sulla coltivazione del Taxus in Italia.

Nessun commento:

Posta un commento

Vi preghiamo di lasciare nel commento un recapito e-mail. A volte le informazioni che ci lasciate potrebbero essere molto utili e sarebbe un peccato non potervi contattare per approfondimenti! Grazie