28 mag 2026

Stambecchi di contrabbando

La missione di Joseph Berard

Nel 1906, Joseph Berard riceve un incarico sul quale vige il più assoluto segreto. Se trapelasse anche una minima indiscrezione, scoppierebbe un grave incidente diplomatico tra il Regno d’Italia e la neutrale Svizzera. Berard, residente ad Aymavilles, è un esperto contrabbandiere valdostano che conosce ogni valico e ogni sentiero che si snoda tra le vette del Gran Paradiso fino ai confini francesi e svizzeri. Negli anni ha tessuto una fitta rete di connivenze con basisti sparsi tra i villaggi d’alta montagna, pronti a garantirgli copertura e protezione per ogni suo movimento.

Stambecco

 

Il carico che deve trasportare ha un limitato valore commerciale, ma un valore simbolico inestimabile, sul quale il sovrano italiano nutre una particolare gelosia, considerandolo un tesoro privato della corona. Il bottino deve essere consegnato in Svizzera a Martigny, nel Canton Vallese, presso il ristorante Veuve Darbélay. In questa operazione, il rischio maggiore per Berard non si trova sul versante svizzero, ma su quello italiano: una volta raggiunta la linea di confine, i doganieri svizzeri hanno infatti ricevuto l'ordine segreto di lasciarlo passare.

Nell'arco di sei anni di fatiche, sfidando il gelo e le rocce, Berard riesce a completare la sua opera consegnando in Svizzera ben 59 "pezzi" di questo "tesoro": piccoli passeggeri sottratti uno per uno, con audacia e destrezza, e trasportati nel buio profondo di uno zaino da contrabbandiere. Un carico prezioso e vivente, prelevato direttamente dentro la sorvegliatissima Riserva Reale dei Savoia.

Da cosa era composto questo preziosissimo carico? Erano capretti (cuccioli) di stambecco alpino (Capra ibex) che venivano catturati solitamente entro 48 ore dalla nascita. Così piccoli erano più facili da trasportare a spalla dentro gli zaini, più semplici da nascondere durante il passaggio della frontiera e potevano essere allattati artificialmente con il latte di capre domestiche. 

L'obiettivo primario della Svizzera era la reintroduzione dello stambecco alpino sul proprio territorio nazionale, dove la specie si era estinta definitivamente nel 1809.  Il Parlamento svizzero aveva stabilito ufficialmente il ripopolamento come un obiettivo prioritario già nella prima legge federale sulla caccia del 1875. Lo stambecco rappresentava infatti un fondamentale simbolo araldico e identitario, figurando negli stemmi di oltre cinquanta comuni svizzeri e del Canton Grigioni. Tuttavia, la via diplomatica di ottenere legalmente degli esemplari dall’Italia fallì, poiché il re Vittorio Emanuele III si oppose categoricamente alla cessione. Davanti a questo rifiuto, la Svizzera tentò la via illegale, accettando il rischio di un incidente diplomatico assoldando Berard.

I 59 piccoli contrabbandati vennero trasferiti nel parco faunistico di Peter und Paul, a San Gallo, dove vennero svezzati con successo grazie all'ausilio di capre domestiche usate come balie. Questa operazione permise, dopo qualche anno, di registrare le prime storiche nascite di stambecchi in terra elvetica. Quei capretti sottratti alle montagne del Gran Paradiso divennero i nuclei fondatori di tutte le successive generazioni liberate in natura. Il progetto funzionò oltre ogni aspettativa: nel 1911 i primi stambecchi nati in cattività vennero rilasciati nella falesia del Cape au Moine, nel Canton Vaud, dando il via a una ricolonizzazione sistematica.

Perchè in Svizzera non c'erano più stambecchi?

Tra il XV e il XIX secolo la sua popolazione crollò drasticamente. In Svizzera, la specie scomparve dai Grigioni già intorno al 1640, nonostante i tentativi di imporre divieti di caccia. Il declino dello stambecco fu causato dalle armi da fuoco, che rendevano l'animale un bersaglio statico, dalla perdita di habitat dovuta al pascolo domestico e dalla "Farmacia Ambulante", una credenza popolare che utilizzava parti del corpo dell'animale come rimedio per superstizioni mediche. 

La specie rischiò la scomparsa totale, sopravvivendo all'inizio del XIX secolo con meno di 100 esemplari solo nel massiccio del Gran Paradiso. Se in Italia lo stambecco non si era estinto, lo si doveva a un paradosso: nel 1856, il re Vittorio Emanuele II istituì la Riserva Reale di Caccia in Valsavarenche per riservarsi l'esclusiva venatoria. Un corpo professionale di guardacaccia pattugliava ferocemente il territorio per impedire a chiunque altro di toccare "i suoi" animali. Grazie a questa tutela gelosa, la popolazione crebbe fino a 3.000 capi a fine Ottocento, rendendo l'Italia l'unico serbatoio genetico al mondo.

Decenni più tardi, con la caduta della monarchia, la popolazione italiana di stambecchi subì un nuovo durissimo colpo a causa del bracconaggio durante la Seconda Guerra Mondiale. Quando l'Italia decise di ripopolare le altre aree dell'arco alpino in cui lo stambecco era ormai scomparso – come le Dolomiti o le Orobie – si trovò costretta a chiedere aiuto proprio alla Svizzera. Furono così gli svizzeri a "restituire" i discendenti di quei cuccioli rubati, permettendo alla specie di tornare a correre su tutte le montagne italiane.

Guardando a questa vicenda con gli occhi della moderna biologia della conservazione, quel furto rocambolesco si rivelò una formidabile polizza assicurativa: la creazione di un "Sito B" in terra elvetica azzerò il rischio di una perdita totale della specie, che fino ad allora dipendeva esclusivamente dal destino genetico del Gran Paradiso. Se un'epidemia o una catastrofe avessero colpito il nucleo italiano, lo stambecco si sarebbe estinto per sempre; la popolazione svizzera ha fatto da fondamentale cuscinetto di sicurezza. Certo, l'operazione non fu guidata dai criteri scientifici odierni. L'intera popolazione elvetica nacque da appena 59 fondatori, un numero estremamente esiguo che ha generato un forte effetto deriva e problemi di consanguineità (inbreeding) che la specie si trascina ancora oggi a causa della scarsa variabilità genetica. Ma per i tempi, le dinamiche della genetica dei piccoli popolamenti non erano minimamente considerate; l'unica urgenza era evitare la scomparsa fisica degli animali.

Se oggi questo splendido animale è tornato a dominare le vette dell'intero arco alpino, con una consistenza che nelle sole Alpi svizzere supera ormai i 15.000 esemplari, lo si deve a un bizzarro incrocio del destino: la gelosia di un re cacciatore, l'audacia dell'intelligence svizzera e il passo silenzioso di un contrabbandiere valdostano.

 Situazione demografica attuale

Oggi vivono circa 17.000 stambecchi in Svizzera e oltre 15.000 in Italia. La popolazione totale sulle Alpi supera i 47.000 esemplari (tra Italia, Francia, Austria, Germania e Slovenia). La specie soffre di una bassissima diversità genetica a causa del "collo di bottiglia" dell'Ottocento. Il cambiamento climatico sta inoltre costringendo gli stambecchi a diventare più notturni per sfuggire al caldo diurno, esponendoli maggiormente alla predazione del lupo.

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