lunedì 31 luglio 2017

Un Capriolo a Piano Ruggio

Non è una novità che il Capriolo di Orsomarso abbia raggiunto l'area del Massiccio del Pollino. Ne abbiamo parlato in diversi post precedenti. Avvistamenti personali, di residenti e di visitatori sono diventati frequenti nell'area della Valle del Mercure fino a tutto intorno i Piani di Pollino.

Un assiduo frequentatore del Pollino, Emiliano Montanaro, ci concede questa bella immagine di trofeo di capriolo trovato nell'area circostante Piano Ruggio che è una prova oggettiva della presenza dell'animale in zona.
 
Nella stessa zona sono stati segnalati anche dei cervi che ormai stanno rioccupando l'Orsomarso 

Approfitto per ricordarvi che la fauna selvatica va rispettata e che i cani domestici possono rappresentare un pericolo per questi animali ma anche motivo di dispiacere per chi percorre i sentieri con il desiderio di incontrare animali selvatici.
Allego a questo proposito questo bel manifesto della Riserva Naturale del Lago di Piano in Lombardia visto che il "nostro" Parco è arido in comunicazione naturalistica. 

Giuseppe Cosenza





giovedì 29 giugno 2017

Con Enrico Rovelli al Cozzo Ferriero

Abbiamo avuto ospite alla Quercia di Licari  Enrico Rovelli, appassionato naturalista, uno dei più grandi esperti di foreste montane,  in particolare di quelle di Abete bianco e Faggio. Ovviamente, con la sua lunga esperienza sul campo, di "patriarchi" ne ha visti a decine, nonostante ciò è rimasto impressionato dalla chioma della nostra quercia e ovviamente non poteva esimersi di essere suo ospite.

Con E. Rovelli ci siamo conosciuti grazie alle informazioni che cercavo in proposito dell'Abete bianco nei primi anni del 2000, quando gestiva un sito ricco di notizie dedicato proprio a questa specie. Oggi cura un nuovo sito che si chiama Foreste & Dintorni.  La sua competenza sulle foreste del genere Abies è transnazionale. Utili sono state le sue informazioni per la mia visita ad una foresta di Abies pinsapo in Spagna.

Sono anni che l'ho invitato a tornare sul Pollino, che conosce bene, affinchè potessimo dare insieme una occhiata alla faggeta vetusta di Cozzo Ferriero e Coppola di Paola.
Finalmente è tornato, guidato sopratutto dall'interesse di "cercatore di abeti" e di "riserve borboniche", tornando a casa con un bottino ricco di novità di cui spero presto renderà pubblico il risultato.
Il Calamaro gigante
Così venerdì 23 Giugno abbiamo percorso la faggeta vetusta con un bel fuori sentiero partendo dalla ceppaia della "Pitu" 2017 di Rotonda, verso Colle Ruggio, che ci ha permesso di avere un riferimento cronologico,  raggiungendo infine la Timpa dell'Orso, insieme a Christian Mastrolorenzo.
Ceppaia della "pitu" 2017
Enrico e Christian affrontano la dura salita
Camminando sono tornati in mente vecchi ricordi. La prima volta che ho calpestato questo bosco dovevano essere i primi del '90. Ho ricordato a Enrico Rovelli che accennai del valore naturalistico di Cozzo Ferriero al Dott. Franco Pedrotti, nel 1995 durante il seminario "A&T. Foreste: Conservazione della Biodiversità e gestione sostenibile" organizzato da WWF Italia a Roma.
Salendo
La mia ipotesi relativa alle origine e allo status di questa foresta, che si estende in modo discontinuo anche sulla Coppola di Paola,  così come avevo già riportato sul mio vecchio sito www.asklepios.it nel 2000 e nella descrizione dei miei itinerari,  era la seguente: "nei pressi della vetta si estende una faggeta non toccata dai tagli effettuati negli anni ’50, apparentemente coetanea e probabilmente primigenia. Potrebbe trattarsi di una colonizzazione recente avvenuta in seguito ad una perturbazione dell’area o dal riscaldamento del clima"

L'opinione dell'autorevole E. Rovelli che conferma in parte la mia ipotesi, tranne che nel "probabilmente primigenia", in quanto secondo lui la "pertubazione" sono stati i tagli fatti in epoca borbonica. Quindi a suo avviso la foresta è ricresciuta su tagli precedenti, ma fortunatamente è stata risparmiata negli anni '50, come confermano foto di archivio, le "sgorbiature" esistenti sugli alberi circostanti ed anche una data "1950" di non facile lettura incisa su un albero.


Un esemplare "vetusto" di faggio circondato da dense coperture di Aconito ed altre specie
Secondo E. Rovelli la chiave di lettura dell'origine di questa faggeta vetusta sono alcune grosse ceppaie di faggio, tra cui quella che io chiamo il "Calamaro Gigante",  che meriterebbero essere studiate per comprendere come si siano formate e che potrebbero dare informazioni importanti.

Qualche fotografia che non potrà contenere la meraviglia

Alta densità di faggi vetusti
 Purtroppo questa fantastica faggeta è passata "inosservata" ai più, fino a quando non è stata "scoperta" dall'Università della Tuscia e inserita tra le "Foreste Vetuste" ed oggi candidata a patrimonio dell'Unesco, nel silenzio più assoluto di chi se ne dovrebbe fare promotore e tutore e senza coinvolgere, lasciatemelo dire,  chi da anni ha cercato di portarla all'attenzione.
Una chiacchiera "vetusta"
"Ristorante" del Picchio Nero

Non posso che essere soddisfatto delle mie intuizioni e sono soddisfatto delle emozioni che mi scatena tanta bellezza. Bellezza che non si può chiudere dentro una foto: i faggi colonnari e gli esemplari ultracentenari, le distese di Aconito e Lamio, l'Astore che si è involato tra i faggi, il Rampichino che entrava ed usciva dalla spaccatura di un albero, le estese macchie di Lonicera alpigena e Spino cervino, il Lamio, la mandria di cinghiali, le rose canine e gli Aceri di Lobelius. 

Giuseppe Cosenza

Itinerari consigliati Coppola di Paola e Cozzo Ferriero

Album fotografico 


Inutile dirlo, l'unica guida che può farvi conoscere bene questa meraviglia sono io,  Giuseppe Cosenza




mercoledì 17 maggio 2017

Orchidea Chusae, come un ago nel pagliaio

Durante una escursione sulle praterie del Pollino mi imbatto in una Orchidea sambucina insolita... ed ecco che il Parco Nazionale del Pollino continua a manifestare tesori nascosti.  
 La comunissima Orchidea sambucina, comune in quasi tutta Europa e abbondante anche nel Pollino con la forma "gialla" e la forma "fucsia" si manifesta da noi anche con la rarissima forma "chusae": Dactylorizha sambucina (L.) chusae C.H. Hermos.

Trovarla tra milioni di esemplari sugli altipiani del Pollino è come trovare un ago in un pagliaio o un quadrifoglio in un prato. 
Spero che porti fortuna a me e a tutti quelli che credono nel bisogno di proteggere l'ambiente. 

Ringrazio chi mi ha aiutato a classificarla. 
Dactylorizha sambucina (L.) chusae C.H. Hermos.

Dactylorizha sambucina (L.) chusae C.H. Hermos.

Giuseppe Cosenza

Itinerari consigliati: Piani di Pollino
Soggiorni dedicati: Caccia alle orchidee

mercoledì 19 aprile 2017

Come raggiungere Melfi

Melfi oltre ad essere una bella città che merita visitare è anche un buon punto di partenza per un visitare tutta la Basilicata da Nord a Sud. Scendendo verso sud incontrerete le Dolomiti Lucane, potrete sostarsi su Matera o proseguire per Maratea e il Pollino.

Qui sotto trovate i link per usare un mezzo pubblico, ma ricordatevi che è quasi impossibile muoversi all'interno della Basilicata con i mezzi pubblici anche perchè è difficilissimo reperire notizie sulle compagnie di autobus locali. L'ideale è, purtroppo, muoversi in auto.

Ferrovia: Melfi è servita dalle ferrovie dello stato (Linea Foggia - Potenza)

Pullman: Da Torino, Milano, Bologna, Venezia, Pisa, Firenze, Siena, Roma, Napoli e altre località intermedie è possibile raggiungere Melfi in Pullman; controllare i siti di:

 MORETTI (arriva direttamente a Melfi da quasi tutte le località: Torino, Milano, Bologna, Venezia, Pisa, Firenze, Siena, Roma, Napoli, Pescara, Chieti...) www.autolineemoretti.it  

 Marino (www.marinobus.it, le fermate più vicine sono Melfi, Lavello o Candela),

 Marozzi (www.marozzivt.it la fermata più vicina è Candela: ),

 Liscio (www.autolineeliscio.it: la fermata più vicina è Candela o Potenza),

 Petruzzi (www.petruzziautolinee.it),

 Flixbus (www.flixbus.it)

ItaloTreno (www.italotreno.it) ferma a Potenza


Per l'aereo gli aeroporti più vicini sono:

Napoli, raggiungere con lo shuttle la stazione Garibaldi e da lì prendere il bus di linea Napoli - Foggia della CLP e scendere a Candela (www.clpbus.it/, linea Napoli - Foggia);

Bari, che però presenta collegamenti difficoltosi per Melfi (treno o pullman solo alle 14.00 dalla stazione centrale)

Parte della lista dei link, che aggiorneremo a mano a mano che avremo altre notizie, è stata trovata sul sito  www.mediashow.cc/index.php che ringraziamo per l'ottimo lavoro svolto e con il rischio che vada perduto nella rete lo abbiamo condiviso sul nostro Blog.

sabato 25 marzo 2017

Dal Pollino a Bialowieza: lavorare all'estero

Ingresso al  Parco
Ogni volta che si torna in un posto che si è già visitato si teme che non possa emozionarti come la prima volta.

Inoltre si trattava della mia prima esperienza all'estero nel ruolo di accompagnatore/organizzatore/guida, con l'Associazione Inforidea con Fabrizio Bernini che accolse entusiasta la mia proposta.
Quindi l'ansia era tanta, di deludere anche i miei accompagnati. E invece...

Il gruppo
Bialowieza, patrimonio dell'Unesco, Riserva della Biosfera, Parco Nazionale non delude. I sentieri segnati, le guide professionali e preparate, la fauna e le attività umane integrate, pulito, il museo organizzato in modo impeccabile per la didattica, affidato a personale altamente competente.

L'accoglienza, anche se non calorosa come quella a cui siamo abituati è impeccabile: strutture calde, accoglienti, colazioni ricche a abbondanti. Il cibo ovviamente bisogna adattarsi ai loro gusti.

Oltre allo spettacolo di camminare in quell'ultimo lembo di foresta primigenia che copriva l'Europa fino al medioevo abbiamo avuto la fortuna (fortuna aiutata dalla competenza delle guide) di avvistare Cervi, Caprioli, Aquila Anatraia Minore, Gru, ma sopratutto l'animale "simbolo di questa terra: il Bisonte Europeo.

Una bella chiacchierata con la guida sulla "impalbabilità" della presenza della Lince. In sostanza c'è, ogni tanto si vede (lui l'ha vista una sola volta) ma la possibilità che mi mostrasse tracce, segni,  marcature era "zero".

In Autunno è il caso di tornarci. Sto già organizzando. Chiunque voglia venire mi faccia un fischio. Vestitevi bene.

Frame dal video (vedi in fondo)
Frame dal video (vedi in fondo)

La foresa
Alberi vetusti
Bisontewatching
Querce mezzomillenarie
Farnie schiantate sotto il peso dell'età
Bisontewatching alle 5 di mattina
Bisonti
Bisonti
Bisonte coperto di brina

VIDEO BISONTI


VIDEO AREA RISTRETTA



martedì 21 marzo 2017

Un Cervo a Campotenese

L"Osso"
Durante una escursione sui miei Itinerari Napoleonici a Campotenese (Morano Calabro, (CS) - P. N. Pollino), sul vecchio tracciato ferroviario della Ferrovia Calabroa Lucana mi imbatto in uno strano "osso". Si tratta ad un esame attento di un palco di cervide fortemente danneggiato dal rosicchiamento da parte dei cani, tra l'altro presenti lì vicino. 

Presenta all'estremo opposto della corona  i due monconi corrispondenti alle ramificazioni distali del palco e nessun segno di pugnali in posizione basale o mediana. Sembrerebbe quindi di capriolo fatta eccezione per la anomala lunghezza: misura infatti qualsi 35(!).  Sulla base delle mie informazioni, penso che si tratti di capriolo in quanto questa area è frequentata storicamente dalla popolazione relitta del Capriolo autoctono dell'Orsomarso  (Capreolus capreolus, Linnaeus, 1758) e non è segnalata presenza di altri cervidi.
Tornato a casa con l'aiuto di immagini e dal confronto con persone esperte, scopro con sorpresa che trattasi semplicemente di 1 fusone di 1 anno di Cervo (Cervus elaphus Linnaeus, 1758) , che caratteristicamente manca in questa fase del "pugnale" basale.
Immagine presa da un volantino a Bialowieza, la freccia indica il fusone


Chiedo informazioni ad un agente dell'ex CFS ed al Parco che confermano che fino ad oggi (marzo 2017) hanno avuto solo segnalazioni molto dubbie di cervidi con estrema confusione tra cervo, capriolo e daino (pare che ci sia qualche esemplare di questi ultimi fuggito dalla cattività). Pare inoltre che negli anni precedenti si siano visti dei cervi nell'area di Piano Ruggio che non dista molto da Campotenese.
Quindi Campotenese fino a questo momento non era compresa nell'areale del Cervo. Questa specie  con la reintroduzione avvenuta nel Pollino lucano nel 2003 non aveva ancora raggiunto i Monti di Orsomarso, probabilmente a causa della presenza negli ultimi anni del cantiere autostradale della A3, (con massicci movimenti terra, esplosioni, traffico di camion, ecc)  che ha rappresentato una grande barriera ecologica tra i due massicci del Parco.
Il capriolo invece aveva tranquillamente superato questa barriera con numerose segnalazioni nell'area nord già dai primi anni del 2000, mettendo al sicuro il capriolo autoctono dall'estinzione.

Insomma una buona notizia. Non sappiamo se si tratta di un esemplare isolato disperso o di un gruppo di cervi, maschi e femmine, ma con il cantiere A3 ormai terminato non sarà difficile per i Cervi raggingere e superare Campotenese e diffondersi nelle selvaggi valli e boschi dell'Orsomarso.

martedì 28 febbraio 2017

Scoiattolo nero: tutti credevamo di sapere tutto

Tutti sorpresi alla lettura della notizia della "scoperta" dello Scoiattolo nero.

Lo scoiattolo nero o meridionale è conosciuto da sempre nelle nostre terre. Ma non è molto comune e non è facile incontrarlo come invece succede per quello rosso anche nei parchi pubblici di grandi città del nord.
Provate a chiedere ai vostri amici di che colore sono gli scoiattoli. La maggior parte vi risponderà "rosso" o "marrone", avendo come riferimento immagini di libri e documentari prodotti da stampa del nord Italia ma sopratutto del nord Europa.

In sostanza i ricercatori(*) non hanno scoperto l'esistenza dello scoiattolo nero che era arcinoto sin dall'antichità, ma hanno scoperto che si tratta di una specie diversa da quella che vive nel resto d'Europa. Non è una differenza di poco. Basta pensare alle implicazioni emotiva questa frase "lo scoiattolo meridionale è una specie che nel mondo vive unicamente in Calabria e Basilicata" piuttosto che "lo scoiattolo meridionale è una sottospecie nera del comunissimo scoiattolo presente nell'emisfero nord, dalla Spagna fino alla costa del Oceano Pacifico settentrionale".
vedi mappa

In sintesi la specie comunemente definita scoiattolo rosso scientificamente si chiama Sciurus vulgaris e fino a prima di questo articolo il "nostro" si chiamava Sciurus vulgaris meridionalis, cioè scoiattolo rosso sottospecie meridionale. Dopo questa scoperta il nostro scoiattolo si chiama Sciurus meridionalis, cioè è una specie a sè stante. 
Sciurus vulgaris e S. meridionalis tratto da www.rossoscoiattolo.eu

Non tutti hanno chiaro il significato di "specie e di "sottospecie"

Per definire che un animale sia una specie c'è una regola in zoologia (e anche in botanica): se un individuo si può accoppiare con un esemplare dell'altro sesso e da questa accoppiamento nasce PROLE FERTILE che a sua volta può accoppiarsi e continuare quindi le generazioni si tratta di animali della "stessa specie". Se invece dall'accoppiamento NON nasce prole o se nasce prole NON fertile si tratta di individui di specie diverse.
La sottospecie non è altro che una popolazione di animali che differisce per alcuni caratteri dalla forma "tipica" ma che con questo si può incrociare e dare prole fertile (ad esempio le numerose razze di cani).

Fino ad oggi si pensava che il "nostro" fosse sottospecie, cioè "geneticamente incrociabile" con quello rosso.

Quindi non basta trovare delle differenze sulla grandezza, sul colore della pelle o degli occhi per definire una specie: potrebbero essere banali variazioni individuali o di popolazioni.

Considerando che tra uno scoiattolo nero del Pollino e il suo parente Scoiattolo rosso che vive in Abruzzo ci sono centinaia di km di distanza, capirete che ci può essere molto approssimazione su queste affermazioni. Per dire che i due scoiattoli sono della stessa specie bisognerebbe farli incontrare e sperare che si "innamorino" e poi verificare che i loro figli siano a loro volta fertili. Oggi fermo restando le rilevazioni biometriche che definiscono forma, grandezza, colore e altri caratteri di una specie, ci aiuta molto la genetica. Studiando il DNA di due esemplari si può capire immediatamente se sono fertili tra di loro, se sono di specie diverse e addirittura quanto sono diversi e da quanto tempo sono diversi.
Non c'è bisogno di essere uno scienziato per intuire che probabilmente lo scoiattolo rosso e quello nero hanno avuto in epoche lontane un antenato comune, uno scoiattolo "primitivo", da dove si sono generate le discendenze degli attuali scoiattoli, ma la genetica ci consente di capire anche da quanto tempo la parentela si è separata. Immaginate di scoprire che un un cittadino Argentino è discendente di un vostro parente emigrato e con l'anagrafe scoprite anche in che anno emigrò: la genetica permette qualcosa di simile.

Con il lavoro fatto in questa ricerca si è stabilito che il nostro scoiattolo è "molto" diverso da quello rosso, così tanto da poterlo definire una specie a se stante. Non esistono al momento prove che si possano incrociare in quanto gli areali sono separati da centinaia di km di distanza (vedi cartina). Ma se un domani si dovessero sovrapporre gli areali dovrebbero "convivere" senza avere scambi genetici. Cioè senza "fidanzamenti" tra le due specie. Ormai parlano lingue diverse, si accoppiano in momenti diversi, gli ormoni non comunicano...
Carta della distribuzione ottimizzata da Giuseppe Cosenza

Come è nata questa specie? L'ipotesi accreditata è che durante le glaciazioni popolazioni di scoiattoli e altri mammiferi siano sopravvissute nelle più calde penisole meridionali d'Europa. Con il riscaldamento del clima hanno ricolonizzato il nord Europa. Le popolazioni rifugiate negli estremi meridionali italiani, sono rimaste isolate e non hanno potuto espandersi verso nord. Così nel tempo, grazie anche all'isolamento geografico con le popolazioni del nord, nell'arco di qualche migliaio di anni lo scoiattolo meridionale si sia differenziato dal resto della popolazione europea.

Un naturalista calabrese, Armando Lucifero, aveva già descritto per primo la popolazione meridionale di scoiattoli speigando che erano di livrea esclusivamente nera e che presentavano altre caratteristiche morfologiche distinte da quelli "nordici" e lo aveva classificato come Sciurus meridionalis.
Per la Zoologia ufficiale invece era semplicemente la sottospecie meridionalis dello Sciurus vulgaris Linneo.
Si è potuto dare quindi ragione al Lucifero e in base alle regole della nomenclatura binomia scientifica ripristinare il nome da lui proposto nel 1907: Sciurus meridionalis.

Quindi per lo scoiattolo meridionale da adesso in poi si userà:  Sciurus meridionalis, Lucifero 1907

Il nome scientifico ha una regola precisa. Il primo nome indica il genere, il secondo la specie e il terzo la sottospecie. Sostituire "vulgaris" con "meridionalis" sintetizza tutto quanto abbiamo detto.

Nello studio ci sono anche alcune considerazioni di carattere conservazionistico. Lo scoiattolo presenta una distribuzione disgiunta nei principali massicci Aspromonte, Sila e Pollino. Di recente L'areale Pollino e Sila si sono ricongiunti, attraverso la Catena Costiera forse grazie alla diffusione di rimboschimenti di conifere.  Lo scoiattolo predilige le aree con pinete probabilmente sia per la disponibilità di cibo  (si nutre con piacere di semi di pino) sia per la maggiore protezione mimetica e climatica offerta dagli alberi sempreverdi, ma non disdegna i boschi di querce e faggio. Inoltre pare stia occupando vaste aree del centro Basilicata dove non era presente.
Pigne di Pino Loricato utilizzate dallo Scoiattolo Nero

Ci sono segnalazioni di Scoiattoli neri anche in Campania e in Puglia, ma dovranno verificare che si tratti dello S. meridionalis o di semplici forme melaniche dello S. vulgaris.

Ricordiamo che questa specie era anche oggetto di caccia a scopo alimentare, insieme ai ghiri, considerati delle prelibatezza da molti appassionati di selvaggina. Motivo che potrebbe averne in passato provocato una certa rarefazione oltre che alla distruzione del suo ambiente: disboscamento e incendi principalmente.

Questa scoperta ha anche delle implicazioni giuridiche per la definizione ad esempio del valore di una area dal punto di vista della tutela ambientale in un ottica internazionale. Ormai i nostri boschi non ospitano più semplicemente qualche esemplare di scoiattolo rosso ma il rarissimo ed unico scoiattolo nero meridionale.
Purtroppo molti dei boschi che ospitano questa specie sono oggetto di interesse per la produzione di biomasse per le centrali elettriche.

Giuseppe Cosenza

Itinerari consigliati.
Pollinello 
I due Castelluccio 
Timpa della Capanna

Attenzione: nessuna escursione o guida può garantire l'incontro con questo o altri animali.


*La ricerca è stata svolta dall'Università dell'Insubria con la colaborazione  di Università di Milano Bicocca, Università di Firenze, Museo La Specola, Università della Calabria, Museo di Storia Naturale della Calabria ed Orto Botanico, Cnr, Istituto per lo Studio degli Ecosistemi e dalla Società Italiana per la Storia della Fauna "G. Altobello".

Bibliografia
New endemic mammal species for Europe: Sciurus meridionalis (Rodentia, Sciuridae)
Lucas A. Wauters1,, Giovanni Amori2, Gaetano Aloise3, Spartaco Gippoliti4, Paolo Agnelli5, Andrea Galimberti6, Maurizio Casiraghi6,

Damiano Preatoni1, Adriano MartinoliHystrix