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| Esemplare imbalsamato proveniente da magazzini di un museo del sud Italia - (tratta da vedi pubblicazione in fondo) |
La mia risposta è insicura perchè influenzata anche da quanto sostenuto ad esempio da Franco Tassi e altri ricercatori, sulla possibilità che questa specie non si sia mai estinta in alcune aree dell'Appennino.
Se nutrivo qualche dubbio sull'esistenza attuale della Lince nel Pollino, di certo non ho mai condiviso opinioni che affermano che non ci sia mai stata o che si sia estinta in lontane epoche storiche. Le testimonianze di cacciatori e viaggiatori sono numerose. Una per tutte è un vecchio articolo del 1938 su una rivista venatoria che parla con minuziosi dettagli della tecnica di caccia alla lince in Lucania.
Ma tornando alla domanda fattami non posso che rispondere: "perchè questa domanda?" La risposta: "ho trovato delle strane tracce sulla neve ai Piani di Pollino e non sono di lupo, ne di altro canide che conosco molto bene. Non si vedono le unghie che nei felini sono retrattili".
Alessandro mi manda due foto. In una delle due ha impresso la sua mano nella neve per avere un termine di paragone dimensionale.
Le impronte sembrano quelle di un felino, molto più grande di un grande gatto. Direi grandi quasi come quelle di un lupo. Per cui per quanto possano essere deformate sono comunque non compatibili con quelle di un gatto o di un lupo.
Giro le foto a 3 esperti.
Le risposte sono inequivocabili (non faccio volutamente i nomi degli esperti):
- Il primo, del "partito dei possibilisti", riconosce senza ombra di dubbio le impronte come di lince e mi invita a fare ulteriori ricerche in proposito.
- Il secondo, del "partito degli scettici", applica tecniche biometriche per verificare che siano realmente compatibili con le dimensioni di un animale "vero". Addirittura dall'analisi delle foto riesce ad affermare che "probabilmente si tratta di un maschio di lince". Sottolinea l'eccezionalità del documento fotografico e la delicatezza della questione considerando che fino ad oggi non c'è evidenza oggettiva/scientifica della presenza della Lince nel Pollino.
- Il terzo è un mio collega polacco che lavora nel Parco Nazionale di Bialowieza. Lui di linci ne vede spesso e trova spesso le impronte sulla neve. Non sa esattamente dove si trovi il Pollino, la Basilicata e la Calabria. La sua opinione è scevra da pregiudizi. La risposta è laconica: "I will say that it was lynx, for sure it is a cat family" (Io direi che è una lince, sicuramente un felino).
Perchè ne scrivo solo oggi? Perchè ho avuto bisogno di sfoltire quella nebbia che si imponeva sui mie pensieri. Con la lettura del libro di Francesco Mossolin, (La lince appenninica - Guerra Edizioni), e di altre fonti e testimonianze la nebbia si è diradata.
Adesso non ho più dubbi: Una lince ha attraversato i Piani di Pollino nella Primavera del 2012!
Agli scettici dico di non essere più scettici del più autorevole degli scettici. Il Pollino non è forse quel territorio dove è sopravvissuta la Lontra, il Capriolo autoctono, il Picchio Nero, gli ultimi lupi appenninici e dove fino agli anni '70 c'erano ancora cinghiali autoctoni?
Liberatevi da pregiudizi: le impronte sono di Lince, senza ombra di dubbio!
Sono consapevole che non siano sufficienti 4 impronte sulla neve di un esemplare ad affermare che sul Pollino ci sia una popolazione stabile di Linci. Ma ho altre informazioni che fino ad oggi sono circolate solo tra addetti ai lavori e tra pochi appassionati. Datemi il tempo e ne parlerò nel prossimo post.
Giuseppe Cosenza
| Francesco Mossolin - La Lince Appenninica - Guerra Edizioni |


