domenica 28 ottobre 2018

"Erano usanze popolari": le origini di Halloween

Halloween viene considerata una tradizione Americana estranea alla nostra cultura. Di fatto è una tradizione Europea, arrivata con i primi coloni dal vecchio continente, tornata in Europa in una versione “riveduta e corretta”, più chiassosa e commerciale.
La zucca sotto la Quercia di Licari


Ci sono altre tradizioni che invece vengono considerate italianissime: la figura di Babbo Natale, l’albero di Natale, il caffè italiano, la salsa di pomodoro, il peperone crusco, la polenta e le patatine fritte. Queste a ben vedere si sono diffuse in Italia appena negli ultimi due secoli, massimo tre) e vengono considerate pienamente appartenenti alla nostra tradizione culturale e religiosa

Invece la festa di Halloween viene considerata prodotto del “consumismo”,“americanata”, ”blasfema”, “pagana”, "diabolica", buttando via il bambino insieme all’acqua sporca.

Di fatto pare che la tradizione della zucca fosse molto diffusa anticamente anche in Italia e già in epoca romana si usasse andare la notte dei morti con una torcia a consumare un pasto sulla tomba dei defunti.

Io sono cresciuto con mia Nonna, Giuseppina Tedesco, che ogni anno mi raccontava di quando la gente andava al cimitero portando una "cucuzza scavata a capo di morto con un lumino dentro” e nella sua vita non ha mai pronunciato la parola “Halloween”. Nell'intervista la sua ultima frase, con un tono quasi di commiserazione, non lascia dubbi:"erano usanze popolari!".

Commiserazione perché mia Nonna, si badi bene, era una “modernista”, una che aveva smesso di portare il lutto per la vedovanza e il “fazzoletto” in testa nei luoghi pubblici. Mia Nonna quando parlava delle vecchie tradizioni ne parlava come qualcosa di superato, di obsoleto. Nessun rimpianto. Non sarebbe mai tornata indietro. Parlava della zucca come di un bel ricordo infantile, non come qualcosa che andava “recuperato”. Per lei il mondo era cambiato, aveva solo nostalgia di un mondo abitato dai suoi cari, fatto di rapporti umani scanditi da un calendario millenario. Fatto di gente che le storie le aveva sentite raccontare di prima mano.

A causa dell’emigrazione, dello spopolamento e del modernismo negli ultimi anni abbiamo perso molte consuetudini, usi e tradizioni che venivano mantenute grazie alla trasmissione orale.  Abbiamo riempito questo vuoto culturale con quanto ci offre il moderno consumismo e purtroppo guardando indietro nel passato non riusciamo più a vedere le nostre zucche tradizionali. Invece bisognerebbe fare un lavoro di recupero di questa festa in chiave originale prima che la memoria sia completamente perduta e annebbiata dagli spot commerciali di zucchette di plastica, filmetti horror e festicciole in costume.

Così, l’anno scorso, insieme a mio figlio, ho realizzato una zucca con il lumino e, ispirandomi al racconto di Andrea Cammilleri, “Il giorno dei morti” (vedi link), abbiamo nascosto un cesto sotto il letto: La mattina dopo c'era dentro un vecchio gioco che suo nonno mi regalò da bambino.
Bilo Toy: un gioco di costruzioni danese prodotto negli anni 60-70

Un tentativo personale di ricucire uno strappo con gli usi delle generazioni perdute, perpetrare la memoria dei defunti e quella delle nostre tradizioni.





Il racconto di Andrea Cammilleri, “Il giorno dei morti”

1 commento:

  1. Interessante l'articolo e superlativa l'intervista alla dolcissima nonnina. Raccogliere testimonianze di usanze antiche, quasi dimenticate, dovrebbe essere d'obbligo per chiunque si interessi di riscoprire le proprie origini.

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