domenica 5 maggio 2002

Apollo e il Pollino

Pare che il nome Pollino derivi da Mons Apollineum, cioè Monte di Apollo. Questa teoria si potrebbe spiegare immaginando il Pollino come l’Olimpo della Magna Grecia. Il massiccio è visibile a distanza da tutto il Mar Jonio e non è improbabile che i greci lo abbiano eletto a dimora di questo importante Dio.
Ma ci sono anche altre spiegazioni di carattere etimologico. Pollino potrebbe derivare dal verbo latino "polleo" che vuol dire “crescere”, intendendo con questo verbo una località dove “crescono” si riproducono o “nascono” sorgenti, animali domestici e selvatici e una gran quantità di erbe officinali e frutti di bosco. In poche parole tutte quelle essenziali risorse naturali “addomesticate” di cui si aveva bisogno allora per vivere: animali e vegetali di cui nutrirsi, erbe officinali con cui curarsi, acqua abbondante per bere. Se pensiamo alla transumanza che si concludeva in autunno con un grandioso flusso dai monti di giovani animali, non si può assolutamente dare torto a questa ipotesi.

Questa ipotesi è anche, a mio avviso, confermata da alcuni termini tuttora utilizzati nei nostri dialetti. Infatti Puddrìno (=Pollino) contiene la stessa radice etimologica di puddrù (=uccello), di puddrìtru (=puledro di asino o cavallo). Anche il termine pulivìno (=semenzaio), riferito a giovani piantine, in passato poteva anche significare una località dove venivano allevati giovani animali, così come oggi il termine “vivaio” viene utilizzato per indicare le squadre giovanili dove si “allevano” i nuovi campioni. Ma anche Pollone (=giovane germoglio), Polla (=risorgiva d’acqua), Pollo (che deriva da Pullus (=uccello), hanno come denominatore comune un atto di nascita, di crescita o uno status di giovanilità.

Quindi dovremmo (con dispiacere) scartare la bella ipotesi del Monte di Apollo, se non analizzassimo la figura di Apollo.

Latona partorì due gemelli, concepiti con Zeus, Apollo e Artemide, con l’aiuto di Ifizia la Dea delle nascite (un parto gemellare è simbolo di fertilità). Apollo stesso ebbe numerosi figli. Apollo fu allevato dagli Iperborei nel loro paese e d’inverno si ritira presso di loro: essi sono longevi, gentili e vivono all’aria aperta e si spostano nell’aria (cosa c’è di più aereo di un’alta montagna che si erge sul mare?) Zeus per ben due volte lo condannò a lavorare come bovaro, dove fece prosperare il bestiame. Fu definito come il “dio della vita, della salute, amico dei giovani forti e belli”, ma esso stesso era “l’eterno ragazzo” dal corpo mai ricoperto di peli. Segue i giovani nelle loro avventure e nei periodi in cui venivano allontanati dalle città affinché facessero esperienze di vita indipendente.Rifiutato in amore sia perché sempre peregrinante sia perché condannato all’eterna giovinezza.Infine sotto la sua custodia prosperano greggi e colture. Le sementi non vengono danneggiate dalle malattie, dai topi e dalle cavallette.

Io credo che le due ipotesi siano del tutto conciliabili. Il Pollino (come Apollo) era una “montagna incubatrice” di nuova vita, custode di greggi e mandrie, rifugio di giovani erranti pastori che lontani dalla “mal aria” e dai riverberi solari delle pianure si mantenevano sani e virili, vivaio di utili piante officinali, generoso padre di ricche risorgive d’acqua.
In poche parole: il Pollino "è" Apollo!

1 commento:

  1. L'argomento è molto interessante ma ci sono alcuni dettagli che, a mio parere, sarebbero da approfondire.
    Innanzitutto, se il Pollino è una montagna “incubatrice” è evidente che questa caratteristica si confà ad un principio passivo (quindi femminile) e perciò non può essere peculiare di un aspetto maschile (fecondante) qual è il dio Apollo.
    In secondo luogo bisognerebbe chiarire l'etimologia di «Apollo» e sarebbe utile soffermarsi su alcune osservazioni.


    Ad Olen o ad Apollo (personaggio mitologico rappresentato come il sole) viene attribuita la creazione della Poesia. Olen era originario della Licia, ovvero della “luce” (questo è il significato della parola greca «λύκη»).

    «Olen», in greco «ὤλεν», deriva dal fenicio עלן («whôlon»), e nella maggior parte dei dialetti orientali si attribuisce a tutto ciò che è infinito, eterno, universale in rapporto sia allo spazio che al tempo. Ed è appunto dall'unione di אב («ab» o «ap») con «whôlon» che si è formato il termine «ap-whôlon», «Apollo», ovvero il Padre universale, infinito, eterno.

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