lunedì 2 novembre 2015

In Spagna a caccia del Pinsapo

Per il mio primo viaggio in Andalusia, Spagna, avrei voluto visitare il Parco Nazionale del Coto Donana alla foce del Guadalquivir. Poi valutando le distanze ho ripensato questa scelta, valutando la possibilità di vedere qualche bella foresta naturale di Abies pinsapo, l'abete spagnolo

Il Pinsapo è una specie endemica della Spagna appartenente al grande gruppo degli abeti bianchi (Abies alba). Si tratta di una specie separatasi geograficamente e geneticamente dalle popolazioni dell'Europa centrale da prima delle glaciazioni e quindi con differenze in termini genetici e morfologici accentuati rispetto a quelli tra gli abeti del Pollino con il vicino Abies nebrodensis
Due esemplari
Ho chiesto informazioni a Enrico Rovelli, il più grande esperto di Abeti bianchi che io conosca, che mi ha subito suggerito la Sierra di Grazalema e la Sierra Las Nievas. 
Non mi prolungo nella descrizione botanica perché potrete approfondire sul sito di Enrico Rovelli. Posso solo dirvi che la particolare disposizione delle foglie sui suoi rami dona una sensazione particolare ed unica accarezzandoli.
Carico di pigne
La tipica distribuzione delle foglie

Avendo il problema di come muovermi con un bambino di due anni e con un mal di schiena ormai cronico ho cercato sulla rete l'aiuto di qualche esperto locale che potesse suggerirmi un posto facile da raggiungere in auto con una camminata minima e non troppo ripida. Di grande aiuto è stato Nacho Gallego Millan che nonostante le difficoltà linguistiche mi ha detto che il Pinsapar più adatto alle mie esigenze era a Los Queigajiles in Sierra Las Nievas, come già mi aveva suggerito Enrico Rovelli.


Per arrivare al punto di parcheggio, Los Cortijo de Los Quejigales, si attraversa un vasto altipiano in parte ricoperto da querceto e punteggiato da qualche giovane esemplare di Pinsapo.
Los Cortijo de Los Quejigales
Al parcheggio c'è un "rifugio", ma da quello che ci hanno detto non funziona. Ci incamminiamo sulla strada sterrata, chiusa alle auto, e si sale prendendo il sentiero a destra imboccando per un ponte di legno. Il percorso dolcemente in salita attraversa un vecchio rimboschimento di Pinus di specie varie ed eventuali. 
Il Pinsapar
Si incontrano i primi Pinsapo, superato il rimboschimento si comincia a capire che si sta entrando in un qualcosa di naturalisticamente unico. Un cartello ci avvisa che l'area è frequentata dallo stambecco spagnolo Capra pyrenaica hispanica, relitto glaciale  faunistico.
Interessante un biancospino parassitato dal vischio con le bacche rosse.


Pannello informativo sulla Capra ibex hispanica

Ci godiamo quanto più possibile questo paradiso che ricorda in qualche modo le nostre popolazioni di pino Loricato sulle Serre di Crispo e Ciavole. Grossi esemplari centenari, dal fusto contorto, la cima schiacciata, frondosi e la corteccia screpolata (molto simile al nostro abete) crescono su un terreno roccioso, calcareo, eroso, con poco humus. Un suolo che non si addice all'abete bianco che conosco.


Il sentiero entra nel Pinsapar

Abeti vetusti
Anche mio figlio è emozionato dal posto e dalla sensazione che gli lascia nelle mani accarezzare i rami di quello che per lui abbiamo ribattezzato il "pinzaponzo". Le nuvole si addensano, scatto quante più foto possibile anche se vengono scure. Il vento si alza. Fossi stato da solo avrei desiderato perdermi nella "Canada del Cuerno", ma con mio figlio di due anni al seguito il tutto si potrebbe complicare.


Il tempo per una foto di famiglia
Sentiero del Pinsapar


Decidiamo di scendere velocemente e arriviamo all'auto poco prima che si scateni la tempesta.
Incontriamo dei ragazzi, in tenuta da Birdwatcher, che ci dicono che che vanno a vedere il i Grifoni al carnaio. Grifoni che abbiamo visto volare lungo la strada prima di raggiungere questo posto.
grifoni

Si tratta quindi di un percorso facile che con calma può essere percorso anche con bambini al seguito. Punto chiave è raggiungere Los Cortijo de Los Quejigales che trovate facilmente sulle mappe online. Per altre località interessanti vi rimando alle informazioni che potranno darvi i due amici citati sopra. Vi consiglio di visitare la bella città di Ronda, che a causa del brutto tempo non ci è stato possibile.

Mi mancherà a lungo la bella sensazione di accarezzare le foglie del Pinsapo.
Giuseppe Cosenza
Cerro de Alcojada con una bella e in salute foresta di Pinsapo

giovedì 29 ottobre 2015

Senza paura

Da piccoli bisogna imparare a conoscere il proprio mondo e i suoi abitanti.

mercoledì 28 ottobre 2015

Escursioni d'Autunno

Camminare sui sentieri che già conosci non è la stessa cosa come passarci in Autunno.

Il rosso, il giallo e l’arancione delle foreste caducifoglie in contrasto con il verde scuro e cupo degli Abeti bianchi e dei Pini Loricati. Il fascino romantico delle foreste in questo periodo è uno spettacolo che non si può perdere. Sul suolo cadono le ghiande, le castagne, le noci e le nocciole. Lo scoiattolo nero, il ghiro si affrettano a preparare le loro riserve. I boschi sono più luminosi e svelano tutta la grandezza dei loro fusti secolari. Il cielo più limpido consente visioni panoramiche dal respiro infinito.
Vi offriamo due escursioni a quote diverse per godere di tutte le variazioni cromatiche dell’Autunno: uno spettacolo da non perdere: ovviamente con Giuseppe Cosenza





mercoledì 30 settembre 2015

Osmoderma italica: il mio primo incontro!


1 Agosto 2015 - Massiccio del Pollino

Mentre mangio un panino a quota 2000 m, nel "Giardino degli Dei", godendomi il panorama sottostante in direzione del Mar Jonio, un "grosso" oggetto volante non identificato mi vola contro, mi schiva e si posa pesantemente sul tronco di un millanario Pino Loricato.
Corro a vedere di cosa si tratta e vedo questo bel coleottero di colore verde scuro metallizzato che si muove goffamente tra le placce della lorica.
Faccio qualche foto.
 Con pigrizia e poco impegno cerco di capire di cosa si tratti. Le pubblicazione a mia disposizione non mi aiutano, neanche dai "social" mi arriva qualche aiuto. Il sospetto che si tratti di qualcosa di non comune e conosciuto comincia a farsi strada nei miei pensieri.

Finalmente un appassionato di Coleotteri, Luca Bodei, mi suggerisce Osmoderma.
Al quel punto comincio a consultare nella rete segnalazioni di questo coleottero nell'area del Pollino.
Più esattamente si tratta di Osmoderma italica (Sparacio 2000), una specie presente nel sud Italia, scoperta da poco.

Si tratta di una specie rara perchè strettamene legata alla presenza di vecchi alberi di latifoglie (faggio, querce, salici) in quanto le larve sono saprofite/xilofaghe, in sostanza si nutrono di legno morto marcescente e quindi strettamente legate ad ambienti forestali sani, vetusti ed ecologicamente integri.
Un'altra prova, ammesso servisse, che il Pollino è un ambiente naturale di eccellenza come già ci ricordano specie animali chiave come la Lontra, il Picchio nero, la Rosalia alpina, il buprestide splendente. Un motivo in più per tutelare le nostre foreste vetuste e convertire verso una gestione ecosostenibile tutte le altre.

Giuseppe Cosenza

lunedì 31 agosto 2015

Agriturismo La Quercia di Licari








Oronzo: il gigante di argilla sconosciuto

Cè un gigante posto a presidiare la Val D'Agri. Lo si incontra salendo dallo Jonio dopo aver superato il comune di Sant'Arcangelo e di Aliano.
Si chiama Oronzo, ogni volta che passo, la sua sagoma è confusa dai controluce e dalle nebbie. Incute paura ai passanti, quasi come ad avvisare che sono finite le morbide colline coperte di ulivi e aranci. Da adesso in poi siete nell'Appennino coperto di boschi sconfinati e misteriosi, da praterie che coprono montagne che sfidano la gravità.

Per la verità questo gigante è un blocco di argilla e conglomerato, eroso dalle acque piovane e fluviali. A mio avviso insieme alla "scaletta" del castello di Castelmezzano (prima dell'orrenda scala di metallo), al Pino Loricato della Grande Porta (prima che lo bruciassero), alla skyline del paese di Craco, alla sagoma del Cristo di Maratea, al profilo del "maggio" o della "pitu" e all'incompiuta di Venosa, dovrebbe essere una delle icone più rappresentative del paesaggio e della storia della Basilicata.

Scusate se le mie foto non sono bellissime, ma proprio non vuole farsi fotografare.

Si chiama Murgia di Sant'Oronzo (o Murge di Sant'Oronzo) e si trova nel comune di San Martino d'Agri (PZ), nel Parco dell'Appennino Lucano, dove il Torrente Nocito si immette nel fiume Agri. Raggiunge quota 622 m slm, ma è poggiato nel fondovalle a quota 320 m slm. Sono circa 300 metri di caduta libera. Un vero spettacolo.


martedì 7 luglio 2015

Vipera e Siero: attenti a quei due.

Attraversando Bosco Pollinello, all'ombra dei faggi ho rischiato di calpestare una Vipera (Vipera aspis). Si sente dire spesso che nei boschi si è al sicuro e bisogna stare attenti nelle pietraie: uno dei tanti luoghi comuni sulla vipera.  Per poco non rischiavo di calpestarla con il rischio che mi mordesse.
Ovviamente i miei accompagnati mi hanno chiesto come mi sarei comportato se portavo con me il siero antivipera. La risposta semplice: "no! Bisogna chiamare il soccorso alpino e andare al pronto soccorso".
Mi è tornato alla mente un episodio di quando 15enne salii in vetta alla Serra del Prete con dei miei amici più grandi. Raffaele, con la fobia delle vipere portava sempre con se il siero antivipera, tenuto prima in frigo e poi avvolto in uno straccio bagnato durante l'escursione. Scendendo dalla vetta a quota 2100 circa mi capitó la stessa cosa. Guardando il panorama mi accorsi che ai miei piedi c'era una vipera.  Feci un salto degno dei campionati mondiali di atletica. Raffaele convinto che mi avesse morso, prima uccise la "immonda bestiola" e poi corse verso di me convinto che avrebbe dovuto praticarmi il siero. 
La fortuna volle che non mi aveva morso, altrimenti potevo entrare nelle statistiche dei "morti da siero antivipera". 
Basta cercare su internet informazioni a riguardo, l'uso del siero  antivipera è fortemente sconsigliato e deve avvenire solo sotto controllo medico. I medici stesso non lo usano più. Il siero deve essere sempre conservato al fresco, portarselo appresso ne altera le proprietà il siero scade e va rinnovato. Il siero è pericolosissimo per gli allergici al cavallo.
Insomma state attenti alle vipere, ma anche a quelli che vi inseguono con le siringhe!

domenica 7 giugno 2015

Horror vacui al Pollinello

Si entra nel fitto bosco di Pino Loricato. Un odore balsamico di resina ci avvolge fin dentro le narici. Il silenzio cancellato dai canti assordanti e serrati degli uccelli.

mercoledì 13 maggio 2015

Ascensione, Lagane e Latte di Capra

Lagane con Latte di Capra

A Rotonda alla vigilia del Giorno dell'Ascensione di Gesù, le frastagliate vie che capillarmente raggiungevano le campagne erano affollate da un andirivieni di persone.
Donne, uomini, bambini, chi da solo, chi in compagnia. Alcuni partivano soli e si riunivano lungo la via con conoscenti, altri partivano in compagnia e si separavano ad una delle tante ramificazioni.
Raggiungevano le case nelle campagne, quelle di coloro che allevavano le capre: parenti, amici, conoscenti o semplicemente la prima casa possibile o la piu lontana o quella di qualcuno con cui si poteva riscattare una vecchia cortesia, una "obbligazione".
Il motivo di questa migrazione era una bottiglia (o una lanceddra) di latte di capra, che i campagnoli, per tradizione, devozione, obbligazione, cortesia dovevano concedere senza nulla pretendere in cambio, agli abitanti dell'Urbe.

Questo gesto era una sorta di rivincita sulla arroganza dei paesani, che falsamente pensavano di essere autosufficienti, di avere un tenore di vita e uno status sociale superiore a quello degli abitanti di "fora". Una sorta di mendicazione rituale, dove i gesti forti dei contadini potevano, annichilire la presunzione dei "paesani" che nella piazza del paese al mercato si erano presi gioco delle loro scarpe sporche di terra o dei loro piedi scalzi.

Cosi la mattina presto del giorno dell'Ascensione di Gesù, le donne del paese preparavano le tagliatelle di sola farina, senza uova. Una volta pronte, in una pentola si metteva a bollire una mezza parte di acqua e una mezza parte di latte di capra. Una volta in ebollizione si buttavano dentro le tagliatelle e si servivano a tavola.
Il profumo forte del latte di capra non a tutti era gradito, ma in questo modo il giorno dell'Ascensione si ricordava per tutto l'anno e ci si riprometteva l'anno dopo di andare a mendicare il latte da un'altro contadino, più gentile, che magari gli avrebbe regalato anche un pò di formaggio e che sicuramente aveva un latte migliore...

martedì 12 maggio 2015

Un capriolo nel mio orto

Agriturismo La Quercia di Licari, ore  7.30 del mattino.

Vado alla gabbia delle galline faraone. Sono qui da pochi giorni e sono in ansia per la loro salute. Ad un certo punto, oltre la rete a meno di 10 metri di distanza, controluce appare la sagoma inconfondibile di un capriolo. Non credo ai miei occhi, abbagliati dal sole del mattino. Me li stropiccio... è proprio lui: un bel maschio con tanto di trofeo.

Credo che non mi abbia visto ...  mi allontano furtivamente per non disturbarlo. Corro a casa, chiamo Nicoletta che ancora dorme e che non può perdersi uno spettacolo del genere! Ci affacciamo sul balcone. Guardiamo nel campo, ma niente... non c'è più, sarà andato via. Delusi rientriamo a casa, perchè non sappiamo quando ci ricapiterà una occasione come questa. I caprioli sono molto rari nell'area nord del Pollino, figuratevi nell'orto di casa. Sebbene sia  una zona poco popolata, siamo pur sempre in piena Valle del Mercure.

Ritorno al mio lavoro di fattore, mi giro verso il recinto ed eccolo di nuovo! Evidentemente, mimetizzato, dalle stoppie non eravamo riusciti a vederlo. Mi inerpico su per la scala, facendo i gradini a due a due ed eccomi di nuovo sul balcone... la storia continua nel video.


Forse è la prima prova documentale nella Valle del Mercure, peraltro così vicino ad una abitazione.

Durante la notte lo abbiamo sentito "abbaiare" per lungo tempo non molto lontano da qui.

Speriamo che non subisca incidenti: incontri con battute di caccia al cinghiale, investimenti stradali, bracconaggio.

Da dove viene questo capriolo? Potrebbe essere un esemplare appartenente al gruppo dei Caprioli dell'Orsomarso, da alcuni definito come ultimo nucleo di esemplari "italici" insieme a quelli del Gargano e di Castelporziano.

Grazie all'istituzione del parco sono aumentati e si sono diffusi dal versante calabro anche sul versante lucano. Sono stati segnalati di recente a Piano Ruggio, Piano Jannace, Piano Visitone e nella Valle del Mercure. Prove documentali ce le ha date l'amico Alfredo Vilmer Sabino

mercoledì 8 aprile 2015

L'Upupa è tornata

Mi affaccio alle grate della finestra ed ecco l'Upupa.
Io, sedentario, prigioniero dietro le grate della mia finestra e lei migrante, libera di girare il mondo, seguendo lo scorrere delle stagioni.
Il mondo è la sua casa.

Con il freddo di questa primavera è una impresa ardua procurarsi del cibo per un insettivoro. Considerando il lungo viaggio dall'Africa ha un bisogno disperato di mangiare per ricostituire le sue forze.

Buon viaggio se devi ancora andare più a nord o buona permanenza se ti fermi: saremo onorati se la nostra terra sarà per qualche settimana la tua casa.

mercoledì 1 aprile 2015

Laino... odore di Grecia

Edicola di San Foca - Laino BorgoLungo un vecchio tratturo che collega Laino Borgo al Santuario della Madonna dello Spasimo, meglio conosciuto come Santuario delle Cappelle, mi sono imbattuto in una casa, semiabbandonata. Sopra una porta in pietra scorgo un affresco mal conservato.
Successivamente incontro un anziano signore, e al fine di raccogliere qualche informazione sull'origine dell'affresco gli chiedo come mai questa località si chiamasse San Foca.
E lui, teneramente mi risponde: "perchè quanno fa caudo qua s'enfoca".
Trattengo a stento una risata, lo ringrazio e finisce qua.
San Foca venerato ancora in Calabria, è retaggio di tradizione bizantina, protettore degli ortolani e dai morsi di serpente (evidentemente i primi erano molto soggetti a questo pericolo), rappresentato con un foglia di palma e un serpente. Nell'affresco, seppur molto danneggiato, è ancora evidente la foglia di Palma.

E' evidente come si perda velocemente la memoria storica dei luoghi e dei toponimi.

Ma Laino è un frammento di Grecia che sopravvive in Italia, incastrato all'imbocco di una stretta valle. Terra di nessuno per secoli, dove si scontrarono bizantini e longobardi.

Laino Borgo
E così che a Laino Castello si venera San Teodoro, Legionario dell'Impero Romano in abiti militari, Santo di origine orientale, negletto dalla tradizione cattolica. A lui è dedicata la vecchia Chiesa, dalle evidenti architetture bizantine, lasciata incustodita dopo l'esodo dei "lainari" fuggiti inseguendo il sogno del modernismo.



Laino BorgoMa Laino è nella Valle del Mercure-Lao, e qui nacque il Mercurion, comunità monastica, che offrì rifugio a migliaia di Monaci di tradizione Greco-Bizantina e tra i più importanti San Nilo da Rossano, fondatore della importante Abbazia di Grottaferrata vicino Roma.


Loggia - Grecità a Laino BorgoScendendo lungo il sentiero di San Foca si raggiunge Laino Borgo, all'inizio del paese si incontrano, due costruzioni, una chiesa e una casa, mentre nei pressi di Santa Maria "Lo Burgo" si può vedere una bella loggetta con colonne.
Da questa loggia si affacciava Hanna durante la rappresentazione della Giudaica.


Le immagini sono più che eloquenti, non hanno bisogno di esser commentate: si sente odore di Grecia.




Laino: la greca
Infine "lupus in fabula"!!

Vallje

Impressioni "italiane" di una Valljia
Un dolce richiamo ti obbliga a voltarti verso la tua casa, verso ciò che credi appartenga ad un antico passato.
I tuoi pensieri volano e vanno verso Oriente, superano il mare e si perdono su verdi terre lontane, su aspre montagne che mai hai visto.
Terre di cui i tuoi nonni hanno solo sentito parlare dai loro nonni.
Questa dolce nenia, a cui non puoi sfuggire, a cui non puoi voltare le spalle, che non riesci ad ignorare, è come un richiamo che non puoi tradire.
Rinasce il tuo orgoglio di appartenere ad un mondo più antico delle fibre del tuo vestito nuovo e dei circuiti del tuo telefonino, per una volta almeno in un anno.
Forse tutto questo è una Vallja.




Dentro la Valljia di Frascineto
La Vallja scomparsa da anni a San Costantino e San Paolo Albanese, nel versante Lucano del Pollino, sopravvive ancora a Civita e Frascineto nel versante Calabrese. Le Vallje di Frascineto rappresentano nell’area del Pollino una delle più interessanti manifestazioni della cultura Arbereshe. Con alti e bassi tra un anno e l’altro, può coinvolgere dalle decina fino alle centinaia di persone che sin dalle prime ore del Martedì successivo alla Pasqua, si preparano indossando i vecchi e nuovi costumi tradizionali.

Le Vallje sono gruppi spontanei di circa 10 elementi o più che tenendosi per mano, o mediante un fazzoletto, camminano per le vie del paese intonando canti in lingua Arbereshe.
I testi della Vallja sono antichi, e di difficile comprensione specie per i più giovani. I canti intonati la sera del martedì di Pasqua sono principalmente tre. Il primo è una rapsodia molto antica, probabilmente originaria del XV secolo. Narra di una famiglia ricca ed importante dell'Albania, con nove figli maschi ed una sola femmina, Jurendina. Costei viene chiesta in sposa da un signore di un luogo lontano, ma i genitori della ragazza ed i fratelli non vogliono acconsentire al matrimonio per non vederla partire. Solo uno dei fratelli, Kostantino, si dichiara favorevole alle nozze, e promette alla madre di riportare la sorella ogni qualvolta avesse desiderio di vederla. A tale promessa, la famiglia acconsente e Jurendina va in sposa. Dopo le nozze della ragazza scoppia una guerra tra principati vicini, ed in un solo anno muoiono tutti e nove i fratelli. La madre è disperata. Kostantino dunque, pur di tener fede alla parola data, “risuscita” e va a prendere la sorella per riportarla alla madre. Durante il viaggio, Jurendina si stupisce perchè il fratello ha sempre freddo ed è coperto di polvere. Arrivati presso la casa paterna, Kostantino lascia la sorella sulla soglia di casa. La madre apre la porta, la riconosce, la abbraccia e le chiede chi l'abbia riportata. Alla sua terribile risposta, svela alla figlia che il fratello è morto ed entrambe muoiono per la paura e la forte emozione.
Questa rapsodia si fonda sul concetto della Besa, cioè la parola data, che è concetto fondamentale nella cultura e nella legislazione albanese: Kostantino resuscita pur di compiere ciò aveva promesso alla madre e nonostante l’increscioso e prevedibile esito finale. Sul far della sera si canta invece una Rapsodia che narra le gesta del condottiero albanese Scanderbeg e della battaglia di Kruja. Le gesta vengono evocate oltre che con il canto attraverso una sorta di danza con giri e movimenti concentrici, mediante i quali si intrappolando alcuni passanti che in guisa di ostaggi devono offrire da bere all’intera Vallja come riscatto per essere liberati. La giornata si conclude tardi, con improvvisati versi da osteria e può proseguire tutta la notte con serenate casa per casa improvvisando e scherzando.

Purtroppo come spesso succede, una errata concezione della “valorizzazione” turistica può portare a fare errori che possono avere effetti negativi e irreparabili sulla conservazione delle tradizioni popolari. Già da anni a Civita nella stessa giornata delle Vallje viene anche organizzata una esibizione di gruppi Folk. L’effetto è devastante. In quel marasma di Gruppi Folk che cantano ballano e indossano costumi di dubbia autenticità, le Vallje diventano un evento quasi marginale, invisibile, di importanza secondaria, confondendosi e perdendo quella magia e sacralità che le è propria e che ne fa un evento di notevole interesse culturale e antropologico e non una banale manifestazione folkloristica. Così anche il comune di Frascineto inseguendo il “modello” Civita della promozione turistica si accoda alla “valorizzazione” annacquando e nascondendo le proprie Vallje sotto lo squallido manto delle manifestazioni Folkloristiche. Sarebbe molto semplice separare i due eventi, invitando i gruppi Folk il Lunedì dopo Pasqua, ad uso e consumo di un turismo di “massa” e lasciare alle Vallje il Martedì, libere di continuare a cantare per loro stesse o per chi, e non sono pochi, capiscono, apprezzano e amano quelle splendide tristi malinconiche melodie.

Si ringrazia la Dottoressa Caterina Martino per le fonti

venerdì 27 marzo 2015

Censita la Quercia di Licari

La Quercia di Licari, che ospita il nostro agriturismo, è  tra i 138 alberi monumentali censiti dal Parco Nazionale del Pollino.

Leggi articolo
Scuola in visita si impegna nella misurazione del tronco.
La Quercia di Licari è una Roverella (Quercus pubescens) con circoferenza di 5 metri, un altezza di ca 23 metri che proietta con la sua vasta chioma un'ombra di almeno 750 mq. L'eta stimata è di almeno 300 anni.
Venite a conoscerla personalmente, abbiamo attrezzato per voi un sentiero natura, adatto a tutti, con pannelli descrittivi dedicati agli alberi monumentali, alle tradizioni, alle funzioni antropiche, che vi conduce fino alle sponde del Fiume Lao.
Pannelli esplicativi per spiegare le relazioni ecologiche.
Inoltre vi faremo conoscere anche gli altri "fenomeni" del circondario.
A richiesta visita guidata.
Galleria fotografica
Il Fiume Lao chiude la visita.

Albanella Reale

E' ora di tornare binocolo in mano nei campi della Valle del Mercure

Albanella reale (maschio) - Circus cyaneus
In genere chi vuole avvistare un rapace volge lo sguardo alto sull'orizzonte, sul profilo delle colline, tra le nubi alte. Invece sorprendentemente, come la vela di un windsurf, ecco che all'improvvisso appare tra le onde verdi del grano di primavera una vela bianca, con la punta nera, quasi sembra voglia tuffarsi in profondita, nascondendosi dietro le irregolarita del terreno e solo raramente, come spinta dalla forza del vento che provoca le onde si innalza nel cielo.

Non è un windsurf è l'Albanella reale!


Questa specie (Circus cyaneus), che deve il suo nome al colore nettamente bianco delle ali (tranne le punte) e del dorso del maschio, è una specie che abbiamo la fortuna di incontrare unicamente durante la sua migrazione dall'Africa verso il nord Europa. La femmina si riconosce, in quanto simile per colorazione agli altri rapaci piu comuni, dal groppone bianco attaccato alla coda.

Albanella reale (femmina) - Circus cyaneusIl suo ambiente naturale sono le praterie. L'espansione dei pascoli e della coltura dei cereali se inizialmente ne ha favorito la diffusione, con la meccanizzazione e la chimica ne ha provocato una forte rarefazione per la distruzione dei nidi e l'avvelenamento.
Mi era già capitato di vederla altre volte fugacemente alle Serrette di Viggianello, questa volta invece ho potuto osservarla a lungo, insieme alla sua compagna di viaggio.


mercoledì 18 marzo 2015

Il ritorno del “Romito”


In collaborazione con l’associazione “Al Parco”, in occasione della Fiera delle Idee Concrete, il “Romito” ritorna simbolicamente nell’area del Pollino.  La maschera del Carnevale di Satriano, sarà ospite all’ombra della Quercia monumentale di Licari in occasione della Fiera delle Idee Concrete il 21 e il 22 Marzo all’Agriturismo La Quercia di Licari di Laino Borgo (CS). Al termine della Fiera, sarà alloggiata in una cavità dove resterà in esposizione fino al prossimo carnevale, occasione in cui tornerà a Satriano.

Il “Rumit” di Satriano, insieme all’Orso di Teana, è una delle maschere carnevalesche tradizionali lucane. Le due maschere, tuttora in uso in Basilicata, traggono le loro origini da ancestrali memorie popolari che riportano ai tempi in cui l’orso era un animale comune dei boschi e il fenomeno dell'eremitaggio diffuso nelle grotte del Sud Italia.

La Valle del Mercure è stata meta di frequentazioni eremitiche, come ricordano numerosi toponimi legati al “romito", ad esempio la Grotta del Romito di Papasidero (CS). Uno dei romiti più conosciuti fu San Nilo da Rossano, fondatore dell’Abbazia Italo-Greca di Grottaferrata.

Il regista Michelangelo Frammartino, di origini calabresi, ha realizzato in Basilicata la cineistallazione “Alberi”, che vede come protagonista proprio il “Rumit”. La performance è stata presentata al MOmA di New York durante il Tribeca Film Festival, poi al CPH:DOX di Copenaghen e a Milano al FilmMaker Festival. Grazie all’interesse suscitato dal regista, la maschera ha avuto un ritorno di popolarità, promosso soprattutto dall’impegno dell’Associazione “Al Parco” nel recupero della tradizione e nella organizzazione e promozione del Carnevale tradizionale lucano.

 Il “Rumit” sarà presentato dagli amici dell’Associazione “Al Parco” alle scuole in visita al Sentiero Natura e ai visitatori della fiera, e rappresenterà il filo conduttore che lega la presentazione del libro di Emanuele Pisarra, dedicato ai percorsi nella Valle del Mercure, area di ricca presenza bizantina, alla proiezione del cortometraggio di Vladmir Asmirko sulle realizzazione delle Icone ortodosse in Russia.

Giuseppe Cosenza
Associazione Viaggiare nel Pollino

lunedì 16 marzo 2015

C'era una volta "U'Mito"

Il 19 Marzo in alcune contrade al confine tra Mormanno e Rotonda era tradizione realizzare un grande convivio in onore di San Giuseppe. Gli organizzatori nei giorni precedenti passavano di casa in casa ad invitare gli ospiti e a raccogliere le offerte necessarie per il vitto. Le offerte consistevano in: farina, uova, fagioli, ceci, pesce secco, vino, pane, patate. Alcune donne, giorni prima, impastavano a mano farina e uova per realizzare i tradizionali “Tagliolini di San Giuseppe”. Il giorno della festa, a cominciare da mezzogiorno fino a sera, la gente si sedeva a turno nei piccoli spazi messi a disposizione da una delle famiglie degli organizzatori, e dopo una breve preghiera al Santo consumava un pasto realizzato con quanto si era raccolto: Mischiglio di fasule con olio e zafarano pisato Tagghioline i San Giuseppe chi cicere Frittata o Frittata cu zafarane crusche o uovo cotto o spuma di patane Sarache o alici sotto sale di Scalea o baccalà. All’imbrunire si accendeva un grande falò con le potature degli alberi e le fascine di ginestra. La festa si concludeva a notte inoltrata con danze al ritmo di musica tradizionale. Purtroppo negli ultimi anni l’antica tradizione de “u’Mito” (l’invito), simbolo della generosità e del senso di ospitalità delle genti del Pollino, è andata perduta.

domenica 8 marzo 2015

Fiera delle Idee Concrete

Fiera delle Idee Concrete Agriturismo
La Quercia di Licari - Laino Borgo (CS)

La prima Fiera delle Idee Concrete nasce dall’idea di dare visibilità e opportunità a imprenditori, professionisti, artisti, agricoltori e artigiani che nell’area del Pollino si sono distinti nell’aver perseguito come attività economica un’idea originale e di averla realizzata valorizzando le opportunità che il territorio del Pollino offriva. Alla base di ogni idea c’è la conoscenza, la curiosità, la bramosia dell’imparare. Per questa ragione nell’ambito della Fiera c’è spazio anche per libri, musica, incontri, dibattiti, formazione, arte.
E’ rivolta ai residenti e ai turisti ospiti delle strutture del Pollino in un periodo dell’anno spesso carente di manifestazioni. Sono previsti laboratori didattici di pittura, di produzione dei saponi naturali, di cosmesi naturale.
Sabato 21 verrà inaugurato il sentiero natura “La Quercia di Licari”, un percorso attrezzato dedicato alla Quercia monumentale (una delle più grandi della Calabria). Il sentiero permette di approfondire gli aspetti ecologici, agricoli e antropologici degli alberi.
Gli espositori accreditati sono:
Associazione Cattivo Teatro – Musica e Turismo itinerante
Emanuele Pisarra – Guida escursionistica
Associazione Lucanapa – Coltivare la Canapa per valorizzare le aree interne
Quirino Valvano – Laboratorio di Etnomusicologia e artigianato
Azienda Agricola Sagittario - Produzione di Latte d'Asina a scopo farmaceuto, alimentare e cosmetico
Viaggiare nel Pollino – Ecoturismo al servizio della Natura
Adriano Galizia – Laboratorio di Arte Pittorica con il Rullo.
Parco della Lavanda - Coltivazione e trasformazione della lavanda
Raffaele Gagliardi – Pirografia su legno
Associazione Al Parco

Angela Nitti terrà un incontro sui benefici della fascia porta bebè. Si tratta di un evento formativo, dedicato alle neomamme, che per la prima volta si svolge nell’area del Pollino e in Calabria.
È previsto uno spazio musica per musicisti che vogliono presentare i loro progetti musicali per il 2015.

Testimonial dell’Evento è il “Rumit”, maschera del carnevale di Satriano di Lucania, dal 2013 sotto la gestione dell'associazione Al Parco, salita alla ribalta internazionale perché “interprete” dell’istallazione cinematografica “Alberi” del regista di origine calabrese Michelangelo Frammartino.

Per informazioni e prenotazione dei laboratori chiamare al 347.2631462 – 329.9497843 info@viaggiarenelpollino.it

PROGRAMMA

SABATO 21 MARZO 2015

Ore 9.30 - 18.00
Mostra No Stop “il Rullismo” di Adriano Galizia

Ore 10.00
Inaugurazione Sentiero Natura "la Quercia di Licari"
Laboratorio di Tecnica di pittura artistica con il Rullo con Adriano Galizia

Ore 15.00
Laboratorio produzione Saponi Naturali

Ore 17.00
presentazione Libri: “In Cammino nella Valle del Lao” di Emanuele Pisarra

Ore 18.00
Spazio Musica Presentazione proposte musicale per il 2015

ore 19.00
Proiezione in esclusiva del cortometraggio "Il Cielo sulla Terra" di Vladimir Asmirko Come nasce una Icona Ortodossa

Ore 21.30
Falò sotto le stelle
Cos'è l'Equinozio e Osservazione del cielo a cura di Giuseppe Cosenza

DOMENICA 22 MARZO

Ore 9.30 - 16.30
Esposizioni NO STOP

Ore 10-13.00 “Babywearing” a cura di Angela Nitti
Incontro informativo e divulgativo sui benefici della fascia portabebè. Informazioni e Prenotazione 329.9427843

Ore 11.00
Pausa caffè e incontro con gli espositori

ore 13.30
Degustazione prodotti tipici e ecocompatibili Obbligatorio prenotare

Ore 14.30
Associazione Cattivo Teatro presenta "Viaggiolento 2015" Mostra fotografica e performance estratta da "Kairos" il nuovo spettacolo di e con Biagio Accardi

Ore 16.00
Passeggiata con i bambini nella fascia a cura di Angela Nitti

Espositori
Associazione Cattivo Teatro – Musica e Turismo itinerante
Angela Nitti - Counsellor, esperta dell'età evolutiva
Emanuele Pisarra – Guida escursionistica
Associazione Lucanapa – Coltivare la Canapa per valorizzare le aree interne
Quirino Valvano – Laboratorio di Etnomusicologia e artigianato
Azienda Agricola Sagittario - Produzione di Latte d'Asina a scopo farmaceuto, alimentare e cosmetico
Viaggiare nel Pollino – Ecoturismo al servizio della Natura
Adriano Galizia – Laboratorio di Arte Pittorica con il Rullo.
Parco della Lavanda - Coltivazione e trasformazione della lavanda
Raffaele Gagliardi – Pirografia su legno
Altri

domenica 1 marzo 2015

Il Francese: dopo la battaglia di Campotenese

Ogni anno ci incontriamo a Campotenese con un soldato dell'Esercito Napoleonico
Dettagli evento

Salve sono BLUAS ANTOINE
Si scrive BLOISE ma si legge bluàs.
Ero soldato dell’esercito Imperiale di Napoleone Bonaparte, e adesso sono ufficiale dell’esercito di Giuseppe Bonaparte, Re delle due sicilie.
Sono qui, sotto questo fortino borbonico fatiscente a vigilare il passo di Campotenese, da quando dal 9 marzo 1806, proprio qui abbiamo sconfitto l’esercito borbonico.
Fortino Borbonico

Li abbiamo rincorsi da Battipaglia, li abbiamo attaccati a Campestrino, a Lagonegro, a Lauria, a Castelluccio. Gli abbiamo morso il culo come cani rabbiosi.
Il giorno prima ci siamo accampati a Rotonda e la mattina ci siamo infilati nella stretta valle di San Martino.
Eravamo nervossissimi mentre salivamo nella valle perchè siamo dovuti passare in fila per uno con tutta l’artiglieria e i cavalli Ci aspettavamo, imboscate, trappole, agguati… invece niente.
Quando siamo arrivati qui, li abbiamo trovati tutti belli distesi nella pianura ad aspettarci. C’era la nebbia, nevicava e faceva freddo, e noi li abbiamo circondati senza dargli il tempo di dare il via alla difesa.
In pochi minuti, sparando poche munizioni abbiamo reso innocuo tutto l’esercito Borbonico che da tutto il regno si era riunito qui a Campotenese per resisterci. ll loro Generale era Damas , un francese, un traditore, un monarchico.
I Borbonici erano 18.000. Abbiamo fatto prigionieri 2 generali, 107 ufficiali, 1865 soldati. Gli altri si sono rifugiati in Sicilia, protetti dagli inglesi

Adesso però devo stare qua a controllare il passo dalle imboscante dei Briganti, gentaglia, delinquenti, disertori, ladri e fannulloni, che dicono di combattere contro lo straniero invasore. Ma non hanno capito che noi siamo venuti qui per portare "la libertè, la fraternitè, l’egalitè". Hanno già dimenticato di quando i Borboni il 20 agosto 1799, hanno fatto impiccare 120 repubblicani nella Piazza del Mercato di Napoli e tra queste anche due donne, di cui una incinta… hanno aspettato che partorisse per tagliargli la testa.
L’altra era Eleonora Fonseca Pimental, una gran donna, bella e colta, repubblicana convinta, antimonarchica.
Dal patibolo gridò: "Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo!" (*)

Quello che non capisco è perché ci siete così ostili.
Massena durante le operazioni per dare la caccia ad una banda di briganti, ha dovuto sopprimere una rivolta a Lauria. I civili sparavano dalle case contro le sue truppe che inseguivano i briganti, e pur intimando loro la resa, hanno rifiutato. Alla fine Lauria è stata messa a ferro e fuoco, con centinaia di morti.
Dal Convento di Colloreto di Morano i briganti partivano per le loro scorribande. Le teste di quelli che abbiamo preso e giustiziato le abbiamo esposte sulla strada per Morano a monito di chi avesse intenzione di unirsi a loro.
Ma questi erano briganti!
Perché non capite che l’Italia, grazie a noi, non è più la stessa? Gli Italiani da vili come erano dipinti negli spettacoli in piazza, adesso non tollerano più queste allusioni. Grazie a noi avete acquisito una coscienza nazionale, siete diventati patriottici e guerrieri (**). Avete dimostrato il vostro valore ai dominatori stranieri.
Siete liberi, siete affrancati dalle angherie baronali, perché il nostro Re ha abolito le feudalità. Ha riorganizzato il sistema burocratico amministrativo. Ha diviso la provincia in distretti, circondari e comuni.
Il Ponte della Valle o dei FrancesiHa fatto di Potenza, un villaggio sconosciuto, La Capitale della Provincia di Basilicata.
Ha confiscato i beni ai parassiti clericali e feudali.
Adesso stiamo costruendo il prolungamento della strada che da Napoli va in Calabria, passando da Rotonda!
E proprio in questi giorni dovrebbero aver finito il ponte sulla valle San Martino.
E statene sicuri che sarà un ponte solidissimo. Fra 200 anni sarà ancora lì.

Note

*la frase citata appartiene realmente a Eleonora Fonseca Pimental

** liberamente tratto dal "Memoriale di Sant'Elena" di Napoleone Bonaparte



sabato 28 febbraio 2015

Non il solito té

Durante l'inverno, mi trasformo in un'accanita consumatrice di tè, tisane e infusi. 

Nella mia collezione personale di erbe essiccate autoprodotte non possono mai mancare il tiglio, la melissa, la camomilla, la calendula,la lavanda...

Un paio d'anni fa un caro amico mi raccontava di specie di tè che aveva bevuto durante un viaggio in Albania. La bevanda era ottenuta ponendo in infusione le foglie di una pianta comune nella penisola balcanica, la Sideritis (Sideritis syriaca, nota anche come stregonia). 


La Sideritis è nota per le sue proprietà digestive e battericide. Oltre a essere un ottimo digestivo, l'infuso pare essere un buon rimedio per la gastrite. 

Vista la notevole somiglianza tra l'ambiente balcanico e il nostro tratto di Appennino, mi sono detta: "perchè non cercarla sotto casa?"

Dopo aver effettuato qualche ricerca su internet, per identificarla a colpo sicuro, scopro che la pianta non solo è molto comune sul Massiccio del Pollino, ma che i pastori del luogo la conoscono per un uso molto diverso da quello che ha destato la mia curiosità. Il nome comune è "erva o taglio" , perché veniva usata per tamponare piccoli tagli appunto. La pianta ha anche potere emostatico, anche se questa proprietà non è descritta (o, meglio, io non trovato pubblicazioni in merito).

È il luglio 2013 e inizia la mia attività perlustrativa in quota, munita di un sacco di tela e di un paio di forbici.
Enzo (amico "dipendente" dalle tazze fumanti) mi accompagna. Va cercando timo serpillo, ma alla fine si converte alla sideritis pure lui. 
Riconosco  subito i piccoli arbusti  con le loro foglie cotonose (coperte da un fitta peluria) quasi argentate e le infiorescenze giallo ocra. La stregonia è nel periodo di massima fioritura. Predilige i luoghi più impervi e sassosi ed è proprio lì che affonda le sue radici fortissime.  Raccolgo dalla base qualche foglia e le infiorescenze. Ne raccolgo non più di quanta ne possiamo consumare in un inverno. La lascio essiccare all'ombra. La conservo in vasi di vetro, riposti al buio e al fresco.
Durante l'inverno Peppe porta a casa qualche esemplare con le sue radici. L'abbiamo piantata e ha attecchito bene. 
Dopo due anni il nostro té cresce rigoglioso nell'orto.

domenica 15 febbraio 2015

Il Rovo... come gestire un ospite invadente

Il controllo del Rovo, nonostante l’impiego di grandi mezzi, il fuoco (causando spesso gravi incendi), i diserbanti e i decespugliatori di varia grandezza e foggia, è una fatica senza via d’uscita.

Il Rovo è una “brutta bestia” si diffonde grazie ai lunghi rami spinosi radicanti e ai numerosi semi avvolti dalla bontà dei suoi frutti, appetiti dall’uomo e dagli animali.

Una successione vegetazionale tratta da un lavoro di Pignatti

Il Rovo dopo il taglio, incendio, diserbo ricresce come prima, anzi io direi più di prima, perché fa parte di un ciclo naturale detto “successione vegetazionale” che vede il roveto come vegetazione intermedia tra la vegetazione antropica e il bosco.

Spieghiamo meglio: la vegetazione tipica naturale alle nostre latitudini è il bosco. L’uomo è intervenuto abbattendo e bruciando i boschi per sostituirli con pascoli, coltivazioni arboree ed erbacee. In questi terreni la continua lavorazione, il pascolo, il taglio e il fuoco tengono a bada le piante selvatiche.

Nel momento in cui l’uomo smette di operare, la natura attua un “tentativo” di ritorno alla vegetazione naturale, fatta in genere di boschi misti di querce, aceri, ontani, carpini, frassini, noccioli a seconda del clima e del tipo di terreno.

Quercia danneggiata

Il processo è lento e prevede una fase intermedia di vegetazione pioniera, dominata in genere dal Rovo (Rubus spp) e altre lianose come Vitalba o arbusti come ginepri, biancospini, prugnoli, ecc.

Intervenendo con l’eliminazione a raso dei rovi si ha solo l’effetto di ritardare l’insediamento di un bosco, mantenendo il terreno in una condizione di “improduttività”, fatta eccezione ovviamente di more e fiori ed altri ecologici effetti positivi (ci vorrebbe un post solo per questo argomento e non basterebbe).

Quindi, a mio avviso, invece di frenare lo sviluppo del rovo conviene favorire il bosco. Quando il bosco è cresciuto in modo da coprire uniformemente con la sua ombra il terreno, il rovo regredisce naturalmente, e il terreno diventa nuovamente accessibile e calpestabile.

Esplosione di polloni di Olmo

Su un terreno incolto la disseminazione delle specie arboree per via naturale avviene tramite il vento e gli animali e potrebbe richiedere molti anni. Potrebbe essere conveniente aiutare con una semina.

Se invece siamo davanti ad una situazione già matura con rovi alti, noterete che nella macchia si nascondono tanti piccoli alberi e arbusti.

Si tratta di piccole piante ramificate in modo irregolare, con fusti deboli, eziolate e se la macchia ha già subito tagli presentano numerosi ricacci dalla ceppaia (polloni) addirittura con la mancanza di un fusto unico eretto. I rovi tendendo a svilupparsi pesantemente appiattendo la vegetazione, in un disperato tentativo di rallentare la loro naturale “successione” ai dominatori del futuro.

Munitevi di guanti e cesoie. Molto comode sono quelle con il manico lungo.

Eliminazione di un grosso ramo patente 

Si procede con un taglio localizzato dei rovi, cercando di liberare gli alberi che vengono soffocati. Non serve spuntare il rovo, bisogna cercare di tagliarlo il più vicino alla radice. Si potano gli alberi lasciando la cima migliore, si eliminano tutti i rami basali laterali che offrono appiglio ai rovi e si eliminano piante troppo vicine.

Vedrete che nel giro di qualche anno i rovi regrediranno e un bel boschetto naturale si stabilizzerà. A lungo termine avrete degli alberi che potranno fornirvi anche materiali utili e nel medio termine non dovrete fare dispendiosi, faticosi e ripetuti tagli massicci per difendervi dai rovi e soprattutto non resterete frustrati dal vedere ogni anno ricrearsi la situazione di partenza.

Qualcuno dirà che è un processo lungo. Scegliete voi se lasciare ai vostri figli rovi da tagliare o boschi da godere.

lunedì 9 febbraio 2015

L'Orso del Carnevale di Teana

Nel 2004 andai a vedere, su segnalazione del caro amico Quirino Valvano, il Carnevale di Teana. Mi raccontava che ancora si usava vestirsi con costumi recuperati in casa e che tra le note figure c'era quella di un misterioso quanto inquietante "Orso". Sul Web fino ad allora non si trovavano foto e informazioni a riguardo. Da quella esperienza molto avvincente e toccante  é nato questo mio scritto fonte principale di chi scrive a riguardo... Purtroppo spesso senza citarmi. 
Siamo in periodo di Carnevale, ve lo ripropongo.



 Un processo a Carnevale sembra voler riproporre in chiave burlesca la “Giudaica”. Il tutto comincia nel bosco vicino al paese...

...Un gruppo di “brutti ceffi” appare improvvisamente. Tra questi possiamo riconoscere una Sposa e uno Sposo, quattro Carabinieri, un Prete e il suo Sacrestano, un Giudice e due Medici. Poi c’è una banda informe e malvestita di “cafoni” uomini e donne: calze di seta, scarponi vecchi, gonne stropicciate giacche ripezzate, coppole, pantaloni di velluto. Tra questi mi vengono presentati: “U Pezzente”, “Quaremmma”, “Carnevale”.



Il primo porta una sacca di Juta a tracollo, dove riporre il frutto della mendicazione. Carnevale è un povero contadino ormai perso nei fumi dell’alcol, dell’ozio e della buona tavola. Quaremma, moglie di Carnevale, ama profondamente suo marito, nonostante la sua scarsa propensione a provvedere agli impegni familiari ed a sfamare i 7 figli, forse per qualche non misteriosa dote nascosta. A causa della sua vita immorale e “scellerata” è agli arresti, trascinato con le corde da due Carabinieri. Ma c’è un’altra figura, feroce selvaggia e inquietante, completamente coperta di peli, incatenata e condotta anch’essa da due carabinieri, che avanza minacciosa, spaventando bambini e ragazzi: l’Orso! Così questo strano corteo attraversa i vicoli del Paese, accompagnato, da tarantelle e zampogne, danzando in ogni piazzetta, scherzando, seguito da ragazzi che scherniscono l’orso, e con la gente che saluta dalle finestre.

Portafortuna, con una gabbietta al collo con dentro un porcellino d’india (la mattina però era una colomba...magia?) bussa alle porte. La gente apre, infila un' offerta in un barattolo e ritira un bigliettino della fortuna. Così ecco che una signora di 93 anni, dopo aver aperto la porta e infilato l’offerta, non resiste al suono delle zampogne e dell’organetto e scende armata di cupe-cupe, a ballare sulla piazzetta.

La meta finale è la piazza dove si svolgerà il processo a Carnevale con un confronto serrato tra avvocato difensore e accusatore. Ma il giudice, come Pilato, lascia che sia il popolo a decidere, e nonostante i pianti strazianti di Quaremma e figlie, la condanna a morte per fucilazione è inevitabile. L’esecuzione immediata si concluderà con la fuga dell’Orso che porterà via il corpo straziato di Carnevale fuori dalle mura cittadine...Così termina questa parodia “sacrilega” della passione di Cristo, in questa giornata in cui è concesso scherzare di tutto, irridere i notabili del paese, prendersi in giro, esprimere il desiderio di una vita meno rigorosa.

“Il pianto di Quaremma e figlie si rifà in qualche modo al tradizionale lamento funebre delle nostre nonne - secondo Rosa Santini, responsabile della Pro-Loco. Tutto si svolge in modo improvvisato, dove l’unica cosa rigorosamente stabilita sono i ruoli delle figure principali.” Se cerchi un volto sotto le maschere ti accorgi che spesso gli occhi non sono giovani come si potrebbe pensare e che non è una festa di soli ragazzi, ma coinvolge gente di ogni fascia di età. Un “Carabiniere” (anche se sembra un agente della “poliza” albanese) mi confessa che quest’anno non ha fatto la sposa perché se lo fa ogni anno poi lo riconoscono.

La festa ha una sua “gemella” ad Alessandria del Caretto in Calabria, nell’altro versante del Pollino, e chissà in quante altre località è andata ormai perduta. Il Processo si svolge ogni anno l’ultima domenica di Carnevale e si comincia a sfilare per le vie del paese dalle 10 di mattina circa. La serata si è conclusa con la sagra dei “maccaroni con la mollica” e della “cuculella” (formaggio uova patate) due piatti tradizionali della cultura gastronomica di Teana.

Non perdetevi l’occasione di visitare anche il bel Museo della Civiltà Contadina, ricco di materiali, sapientemente raccolti e conservati, ed anche ben esposti. Da Teana il panorama spazia verso i monti dell’Appennino Lucano, fino alle vette del Pollino. Ad oriente si aprono le pianure dello Ionio, quelle terre che qualcuno avrebbe voluto condannare a cimitero nucleare.




martedì 20 gennaio 2015

Un Pino Loricato a Perugia


Abbiamo consegnato un esemplare di Pino Loricato, alla Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Perugia nelle mani del dott. Marco Maovaz, Curatore dell’Orto Botanico.
L’esemplare di Pino Loricato, verrà inserito nel contesto della collezione dedicata ai più importanti endemismi italiani e regionali come ad esempio il rarissimo Abies nebrodensis delle Madonie.

L’Orto Botanico di Perugia ai fini di dare un contributo alla conservazione del germoplasma raccoglie unicamente esemplari che siano provenienti dalle aree di origine e non dai vivai commerciali, facendone richiesta agli enti locali competenti.

L'Orto botanico ne fece richiesta all'Ente Parco e noi ci siamo messi immediatamente a disposizione per facilitare la consegna del giovane esemplare, convinti che la conservazione di questa importante specie passi, oltre che attraverso politiche di conservazione e tutela in sito, anche attraverso le raccolte presso gli Orti Botanici. Inoltre la sua presenza negli Orti Botanici rappresenta sia un elemento di interesse didattico e scientifico sia di promozione per il territorio del Parco Nazionale del Pollino.

Ricordiamo che il Pino Loricato (Pinus leucodermis o Pinus heldreichii) dalla ancora non chiarissima collocazione sistematica è una specie molto comune sulle montagne balcaniche ma con un areale ristretto sui suoli aspri e rocciosi del Parco Nazionale del Pollino tra Basilicata e Calabria. Migliaia di anni di isolamento dalla grande popolazione balcanica costituiscono un interessante argomento di studio, mentre la presenza di affascinanti esemplari millenari dalle forme contorte sono motivo di attrazione turistica per migliaia di visitatori.

Ogni orto botanico dovrebbe ospitare un esemplare di Pino Loricato così come di qualsiasi altro raro endemismo italiano.

domenica 18 gennaio 2015

Rinnovo e restauro ovvero come eravamo e come siamo


La casa è un po' buia. Le finestre sono molto piccole specie quelle esposte a Est. 


Abbiamo iniziato togliendo i quadri, alcuni dei quali molto belli, ma proprio sentivamo il bisogno di dare al salotto un senso di leggerezza. 

Abbiamo tolto alcuni mobili e l'enorme casino che regnava sovrano, complice la presenza di un neonato in casa, l'inverno 2013 piovosissimo e la stanchezza atavica.


Giusto per non dimenticare il casino in cui ho vissuto per mesi

Le vecchie poltrone sono state restaurate dal paziente Dantino. Anche la tappezzeria è stata rinnovata con un tessuto monocromatico e facilmente lavabile.

Scelta della tappezzeria

La scelta di tendaggi leggeri e chiari che coprissero i vecchi infissi è stata il passo successivo.
La luce del tramonto trasferisce sulle pareti il motivo floreale delle tende di cotone. 

Questo scatto è stato un vero colpo di fortuna

Bene, adesso non mi resta che mostrarvi una foto dello stato dell'arte.

Pronti, partenza, VIA!!!