venerdì 28 giugno 2019

Il Cavallo Mastino del Pollino

Chiariamo subito che non è corretto chiamare i cavalli che vediamo liberi nel Pollino “cavalli selvatici".
Cavalli inverno 2013

Invece quando si dice "Cavallo allo stato brado”, si intende un animale allevato all’aperto in stato di libertà ma, essendo "allevato", presuppone l’esistenza di un allevatore, quindi di un proprietario che gestisce l’animale per trarne profitto. Si dice anche “semibrado” se per un certo periodo dell’anno vengono allevati in recinto o in stalla e il resto dell'anno liberi al pascolo. Dato le difficile condizioni ambientali invernali, sulle quote alte del Pollino si pratica l’allevamento allo stato semibrado di vacche e cavalli.
Cavalli nella neve -  Gennaio 2003
Invece per “Cavallo Selvatico” si intende la specie mai addomesticata che si chiama scientificamente Equus ferus. I cavalli che possiamo ammirare “selvaggi” nel Pollino appartengono alla specie domestica Equus caballus o sottospecie Equus ferus caballus, a seconda delle “correnti di pensiero”.
 
Il Cavallo Selvatico europeo o Tarpan (Equus ferus ferus),  si è purtroppo estinto definitivamente agli inizi del XX sec. in Ucraina.

La sottospecie asiatica, il Cavallo di Prezwalski (Equus ferus prezwalski) si era estinta in libertà negli anni ’60. Fortunatamente esistevano animali tenuti in cattività e partendo da questi esemplari sopravvissuti si è riusciti a ricostruire una popolazione selvatica ed attualmente vivono liberi in 2 aree protette delle Mongolia.
Questa è la bella notizia. La brutta è che a seguito di uno studio genetico è stato ipotizzato che il Przelwalski non sia una specie selvatica ma il frutto di un rinselvatichimento di cavalli domestici delle popolazioni mongole Botai già 6.000 anni fa.
Se fosse vero significherebbe che del cavallo selvatico attualmente esisterebbero solo tracce nel patrimonio genetico di quelli domestici o presunti selvatici che siano.

Per quanto riguarda l’Europa, attualmente ci sono alcune razze domestiche che vengono considerate geneticamente più vicine e simili al Tarpan.
1. Il Konik (piccolo cavallo in Polacco) allevato tra Germania e Polonia prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. 
Konik che ho fotografato nell'Area faunistica di Bialowieza
Il Prof. Tadeusz Vetulani dell’Università di Poznan cerco di recuperare il cavallo selvatico lavorando  su animali che riteneva fossero incrociati naturalmente con i Tarpan selvatici.
Nel frattempo nel 1933  il direttore dello Zoo di Monaco Heinz Heck, tentando il recupero del Tarpan da vecchie razze di cavallo domestico, celebrò la nascita di un "puledro grigio pressoché uniforme, con criniera, coda e una larga striscia lungo la spina dorsale nere”.
Tra Polacchi e Tedeschi, ci furono contrasti e incomprensioni dovute ovviamente anche al conflitto in corso ed allora "l’integrazione europea” avveniva a suon di bombe. Infatti i Tedeschi si appropriarono dei cavalli che vivevano liberi nella foreste polacche per continuare i loro progetti. Per il Prof. Vetulani questa fu una “sconcertante campagna di distruzione”.
Oggi si parla di Cavalli di Heck o Tarpan tedeschi che sono frutti di incroci di cosiddette razze antiche e di Konik intendendo quelli più propriamente discendenti dai cavalli polacchi.
Attualmente ci sono circa 4000 Konik liberi tra Lituania, Paesi Bassi e recentemente sono stati introdotti in Ucraina nel delta del Danubio con un progetto dell’Associazione Rewilding Europe.

2. Il Sorraia è una piccola razza indigena del Portogallo scoperta dallo zoologo Ruy D’Andrade che cercò di salvarla dall’estinzione. Se ne interessò successivamente uno studioso e allevatore tedesco Hardy Oelke che incominciò ad allevarli in Germania. Secondo questo allevatore il Sorraia rappresenta la forma meridionale del Tarpan. Attualmente esistono circa 200 esemplari.

3. Gli Hucul: una popolazione di cavalli sopravvissuta nei Carpazi, utilizzata dalla minoranza etnica Ucraina degli Hutsuls. Fu utilizzato nell'esercito austro-ungarico nel 20° secolo. Attualmente di questa razza esistono circa un migliaio di esemplari e vengono chiamati anche i “Tarpan di montagna”. Pare che abbiano avuto scarsissimi incroci con le altre razze domestiche e che fosse una razza già conosciuta in epoca romana.

Non si esclude che ci possano essere altre razze di cavalli che conservano tracce di Tarpan: la genetica può riservarci sorprese ma quello che è andato perduto non potrà mai essere recuperato.

Il Mustang: un ex cavallo domestico
Non possiamo fare a meno di parlare del Mustang per capire i cavalli del Pollino
Prima che gli spagnoli invadessero l’impero Azteco, mai nessun "Pellerossa" aveva mai visto un cavallo. Dopo qualche tempo cavalli fuggiti al controllo umano cominciarono a pascolare nelle praterie del Centro e Nord America finché nel XVIII secolo erano ormai naturalizzati, allevati, catturati, riaddomesticati al punto tale che il Cavallo sembra una icona indissolubile dell’epopea Indiana, tanto è vero che uno dei grandi capi Sioux si chiamava Cavallo Pazzo. Eppure pochi fanno caso che gli indiani del film "l'ultimo dei Mohicani" si muovono a piedi a differenza per esempio di quelli di "Balla con i Lupi".
Attualmente pare che la popolazione di Mustang non superi i 100.000 esemplari, godono di uno stato di protezione in quanto considerata razza dal valore storico oltre che ecologico e vengono gestiti per contenerne la popolazione ad un numero compatibile con le attività umane e la sostenibilità ambientale. Il Mustang oltre ad essere un incrocio di razze diverse è anche il frutto della selezione operata dai Pellerossa come animale da trasporto e da guerra. Nel sangue del Mustang ci sono i bisogni e i desideri di popoli sopraffatti come i Pawnee, i Sioux, i Cherokee e gli Apache,

Mustang, si pronuncia “MASTANG” e deriva dalla parola spagnola “mesteño” e/o “mestengo" con la quale si intende un animale da allevamento da carne senza padrone, inselvatichito. Questa parola somiglia molto alla parola “mastino” che si usa nel dialetto rotondese per definire qualcosa di “selvaggio” e in generale la parola “mastino” in italiano è attribuito alle razze canine dal carattere “indomito”.

Il Mastino del Pollino
Si è comincito a parlare di cavalli "selvaggi" nel Pollino dai primi anni del 2000 perchè è avvenuto un passaggio dall'allevamento semibrado a quello brado e/o perchè è capitato che qualche gruppo di cavalli non sia stato ricondotto in stalla in autunno ed abbia cominciato a trascorrere l'inverno in montagna. La perdita totale del controllo umano è un passaggio semplice per un animale di questo tipo e capita infatti che vaghino alla ricerca di nuovi pascoli per km. 
Sono stati osservati addirittura a quota 2000 metri in pieno inverno sulla Manfriana e di recente anche nelle campagne tra Castelluccio Inferiore e Viggianello. 
Aprile 2019  nelle campagne di Castelluccio Inferiore
Ma pare che in qualche modo anche questi gruppi che vivono ormai una condizione semiselvatica e permanentemente all'aperto siano in qualche modo controllati. Non si tratterebbe quindi di rinselvatichiti come i Mustang ma non si può escludere che ci sia qualche animale che viva libero da generazione fuori controllo.

Questi cavalli sono un miscuglio di razze diverse: Aveglinese, Bardigiano, Murgese e persino Cavalli da Tiro e Purosangue. Domina il colore Sauro, ma ci sono anche mantelli completamente neri, bianchi, pezzati e casi di Piebaldismo.
Sono riunti in famiglie riconoscibili per qualche carattere comune, formate da uno stallone, femmine di diverse età e maschi giovani. E' possibile osservarli nei loro comportamenti tipici: competizione, lotte, corse, giochi come se fossero selvatici evocando romanticamente quei paesaggi faunistici rappresentati nei graffiti paleolitici.

E’ troppo presto per definirli “razza” ma per una leggera similitudine con il modo di vivere di quelli americani e il miscuglio di razze si potrebbe parlare dei "nostri" Cavalli  come dei “Mustang del Pollino”, ma per non usare i soliti americanismi e distinguere la diversa condizione di "selvaticità", io credo che la definizioni migliore sia proprio "Mastino del Pollino”.



















Nessun commento:

Posta un commento

Vi preghiamo di lasciare nel commento un recapito e-mail. A volte le informazioni che ci lasciate potrebbero essere molto utili e sarebbe un peccato non potervi contattare per approfondimenti. Se preferite restare anonimi scriveteci! Grazie