lunedì 16 aprile 2018

Lo scoiattolo nero nel versante lucano


Trenta anni fa vedere uno scoiattolo nero nel Pollino era un fatto eccezionale. Per quanto fosse nota la sua presenza erano comunque molto rari. Nella mia famiglia, rotondese doc, che ha vissuto la campagna si parlava solo di "ghiri" ma con questo termine non è detto che si intendesse in senso stretto il ghiro (Glis glis).

Quindi per noi amanti della natura è sempre stato uno bello spettacolo vedere uno scoiattolo nero, ma si trattava di un evento relativamente poco importante rispetto all’avvistamento di un lupo, un capriolo, un gatto selvatico, un’aquila o una lontra.

Era un fatto "banale " come vedere una donnola, un tasso, una faina, un colombaccio, una poiana.
Alla luce del suo riconoscimento a rango di specie (Sciurus meridionalis vedi post sull'argomento), alla domanda "ti ricordi quando hai visto la prima volta uno scoiattolo in Basilicata?" si ha un attimo di esitazione" perchè ricordarsi esattamente "dove" e "quando" potrebbe avere una importante implicazione scientifica.

Il fatto che mancasse, o che almeno non fosse stato segnalato, nella fascia a Nord del Pollino lo si attribuiva sostanzialmente a motivi antropici. Solo adesso, alla luce degli studi genetici, si è compreso che il vuoto geografico tra l'areale del suo cugino pan-euroasiatico (Sciurus vulgaris) e il nostro endemico e raro Scoiattolo nero è dovuto a cause che si perdono nella notte dei tempi, e l’impatto antropico è stato un dettaglio del tutto marginale.

Tornando quindi ai miei ricordi mi è impossibile fissare una data e luogo del mio primo avvistamento nel versante Lucano del Pollino.

Ricordo che negli anni 70/80, un albergo a Rotonda (PZ) teneva esposto un esemplare di scoiattolo nero imbalsamato: ricordo che molta gente si chiedeva cosa fosse e se non ricordo male l'impagliatore era un rotondese. Ma dato che Rotonda, seppur in Basilicata, ha rapporti socio-economici con il cosentino calabrese questo animale poteva benissimo provenire dall’area calabrese del Pollino se non addirittura dalla Sila cosentina.

Casualmente ho ritrovato però delle vecchie foto:

1. Diapositiva con uno scoiattolo fotografato nel 1993 a Colle Ruggio (Rotonda, PZ) durante un campo WWF. Questa località non è però geograficamente sul confine calabrese, quindi sostanzialmente non aggiunge nulla di nuovo a quello che sappiamo.

2. Due fotografie senza data, probabilmente del 1998, anno più anno meno, di uno scoiattolo nero in un rimboschimento a pino nero preso il Rifugio Acquafredda di San Costantino Albanese o comunque lungo la strada che collega Timpa di Pietrasasso con Noepoli, quindi in generale Val Sarmento. Questo dato è già più interessante. Siamo in un area a nord del massiccio centrale del Pollino e ci avviciniamo al fiume Sinni che può essere considerato per questa specie una barriera geografica per la sua diffusione verso nord, che pare, stando alle ultime informazioni sia stata ormai superata.

Sarebbe interessante avere testimonianze di scoiattolo nero a nord del fiume Sinni.


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venerdì 13 aprile 2018

Cercatore di Alberi: L'abete del De Gasperi


La faggeta la conosciamo come una foresta molto poco "biodiversa". 
La dominante arborea del Faggio (Fagus sylvatica) sembra non lasciare spazio ad altro o almeno così è adesso.
Ci vengono però dubbi in proposito ogni volta che girovagando in queste foreste incontriamo qualche esemplare di specie diversa.
L'abete bianco di Piano Ruggio

Ad esempio grazie all'abito invernale del bosco, salendo al Monte Grattaculo, Dal Belvedere dell'Olmo (ne parleremo a parte) si vede guardando in basso questo bel esemplare di Abete bianco  (Abies alba) poco lontano dal Rifugio De Gasperi


Non sembra di grandi dimensioni, ma neanche giovanissimo. 
Come mai si trova da queste parti?
Nella zona tra i Piano Ruggio e Piano Pedarreto ci sono alcuni esemplari di Abete. Questi con quei pochi dell'area di Zaperna e Colle Impiso si congiungono con la Faggeta-Abetina che dal Conocchiello si sviluppa tutto intorno ai fianchi di Serra di Crispo e Ciavole.

Non sono esemplari  nei loro "terreni prediletti" ma rappresentano le "fughe" relitte delle "relitte" faggete-abetine.
A sentire le vecchie testimonianze, in passato era molto più presente. Si tratta quindi di esemplari sopravvissuti al pascolo e al disboscamento.