giovedì 29 giugno 2017

Con Enrico Rovelli al Cozzo Ferriero

Abbiamo avuto ospite alla Quercia di Licari  Enrico Rovelli, appassionato naturalista, uno dei più grandi esperti di foreste montane,  in particolare di quelle di Abete bianco e Faggio. Ovviamente, con la sua lunga esperienza sul campo, di "patriarchi" ne ha visti a decine, nonostante ciò è rimasto impressionato dalla chioma della nostra quercia e ovviamente non poteva esimersi di essere suo ospite.

Con E. Rovelli ci siamo conosciuti grazie alle informazioni che cercavo in proposito dell'Abete bianco nei primi anni del 2000, quando gestiva un sito ricco di notizie dedicato proprio a questa specie. Oggi cura un nuovo sito che si chiama Foreste & Dintorni.  La sua competenza sulle foreste del genere Abies è transnazionale. Utili sono state le sue informazioni per la mia visita ad una foresta di Abies pinsapo in Spagna.

Sono anni che l'ho invitato a tornare sul Pollino, che conosce bene, affinchè potessimo dare insieme una occhiata alla faggeta vetusta di Cozzo Ferriero e Coppola di Paola.
Finalmente è tornato, guidato sopratutto dall'interesse di "cercatore di abeti" e di "riserve borboniche", tornando a casa con un bottino ricco di novità di cui spero presto renderà pubblico il risultato.
Il Calamaro gigante
Così venerdì 23 Giugno abbiamo percorso la faggeta vetusta con un bel fuori sentiero partendo dalla ceppaia della "Pitu" 2017 di Rotonda, verso Colle Ruggio, che ci ha permesso di avere un riferimento cronologico,  raggiungendo infine la Timpa dell'Orso, insieme a Christian Mastrolorenzo.
Ceppaia della "pitu" 2017
Enrico e Christian affrontano la dura salita
Camminando sono tornati in mente vecchi ricordi. La prima volta che ho calpestato questo bosco dovevano essere i primi del '90. Ho ricordato a Enrico Rovelli che accennai del valore naturalistico di Cozzo Ferriero al Dott. Franco Pedrotti, nel 1995 durante il seminario "A&T. Foreste: Conservazione della Biodiversità e gestione sostenibile" organizzato da WWF Italia a Roma.
Salendo
La mia ipotesi relativa alle origine e allo status di questa foresta, che si estende in modo discontinuo anche sulla Coppola di Paola,  così come avevo già riportato sul mio vecchio sito www.asklepios.it nel 2000 e nella descrizione dei miei itinerari,  era la seguente: "nei pressi della vetta si estende una faggeta non toccata dai tagli effettuati negli anni ’50, apparentemente coetanea e probabilmente primigenia. Potrebbe trattarsi di una colonizzazione recente avvenuta in seguito ad una perturbazione dell’area o dal riscaldamento del clima"

L'opinione dell'autorevole E. Rovelli che conferma in parte la mia ipotesi, tranne che nel "probabilmente primigenia", in quanto secondo lui la "pertubazione" sono stati i tagli fatti in epoca borbonica. Quindi a suo avviso la foresta è ricresciuta su tagli precedenti, ma fortunatamente è stata risparmiata negli anni '50, come confermano foto di archivio, le "sgorbiature" esistenti sugli alberi circostanti ed anche una data "1950" di non facile lettura incisa su un albero.


Un esemplare "vetusto" di faggio circondato da dense coperture di Aconito ed altre specie
Secondo E. Rovelli la chiave di lettura dell'origine di questa faggeta vetusta sono alcune grosse ceppaie di faggio, tra cui quella che io chiamo il "Calamaro Gigante",  che meriterebbero essere studiate per comprendere come si siano formate e che potrebbero dare informazioni importanti.

Qualche fotografia che non potrà contenere la meraviglia

Alta densità di faggi vetusti
 Purtroppo questa fantastica faggeta è passata "inosservata" ai più, fino a quando non è stata "scoperta" dall'Università della Tuscia e inserita tra le "Foreste Vetuste" ed oggi candidata a patrimonio dell'Unesco, nel silenzio più assoluto di chi se ne dovrebbe fare promotore e tutore e senza coinvolgere, lasciatemelo dire,  chi da anni ha cercato di portarla all'attenzione.
Una chiacchiera "vetusta"
"Ristorante" del Picchio Nero

Non posso che essere soddisfatto delle mie intuizioni e sono soddisfatto delle emozioni che mi scatena tanta bellezza. Bellezza che non si può chiudere dentro una foto: i faggi colonnari e gli esemplari ultracentenari, le distese di Aconito e Lamio, l'Astore che si è involato tra i faggi, il Rampichino che entrava ed usciva dalla spaccatura di un albero, le estese macchie di Lonicera alpigena e Spino cervino, il Lamio, la mandria di cinghiali, le rose canine e gli Aceri di Lobelius. 

Giuseppe Cosenza

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Album fotografico 


Inutile dirlo, l'unica guida che può farvi conoscere bene questa meraviglia sono io,  Giuseppe Cosenza




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