mercoledì 13 maggio 2015

Ascensione, Lagane e Latte di Capra

Lagane con Latte di Capra

A Rotonda alla vigilia del Giorno dell'Ascensione di Gesù, le frastagliate vie che capillarmente raggiungevano le campagne erano affollate da un andirivieni di persone.
Donne, uomini, bambini, chi da solo, chi in compagnia. Alcuni partivano soli e si riunivano lungo la via con conoscenti, altri partivano in compagnia e si separavano ad una delle tante ramificazioni.
Raggiungevano le case nelle campagne, quelle di coloro che allevavano le capre: parenti, amici, conoscenti o semplicemente la prima casa possibile o la piu lontana o quella di qualcuno con cui si poteva riscattare una vecchia cortesia, una "obbligazione".
Il motivo di questa migrazione era una bottiglia (o una lanceddra) di latte di capra, che i campagnoli, per tradizione, devozione, obbligazione, cortesia dovevano concedere senza nulla pretendere in cambio, agli abitanti dell'Urbe.

Questo gesto era una sorta di rivincita sulla arroganza dei paesani, che falsamente pensavano di essere autosufficienti, di avere un tenore di vita e uno status sociale superiore a quello degli abitanti di "fora". Una sorta di mendicazione rituale, dove i gesti forti dei contadini potevano, annichilire la presunzione dei "paesani" che nella piazza del paese al mercato si erano presi gioco delle loro scarpe sporche di terra o dei loro piedi scalzi.

Cosi la mattina presto del giorno dell'Ascensione di Gesù, le donne del paese preparavano le tagliatelle di sola farina, senza uova. Una volta pronte, in una pentola si metteva a bollire una mezza parte di acqua e una mezza parte di latte di capra. Una volta in ebollizione si buttavano dentro le tagliatelle e si servivano a tavola.
Il profumo forte del latte di capra non a tutti era gradito, ma in questo modo il giorno dell'Ascensione si ricordava per tutto l'anno e ci si riprometteva l'anno dopo di andare a mendicare il latte da un'altro contadino, più gentile, che magari gli avrebbe regalato anche un pò di formaggio e che sicuramente aveva un latte migliore...

martedì 12 maggio 2015

Un capriolo nel mio orto

Agriturismo La Quercia di Licari, ore  7.30 del mattino.

Vado alla gabbia delle galline faraone. Sono qui da pochi giorni e sono in ansia per la loro salute. Ad un certo punto, oltre la rete a meno di 10 metri di distanza, controluce appare la sagoma inconfondibile di un capriolo. Non credo ai miei occhi, abbagliati dal sole del mattino. Me li stropiccio... è proprio lui: un bel maschio con tanto di trofeo.

Credo che non mi abbia visto ...  mi allontano furtivamente per non disturbarlo. Corro a casa, chiamo Nicoletta che ancora dorme e che non può perdersi uno spettacolo del genere! Ci affacciamo sul balcone. Guardiamo nel campo, ma niente... non c'è più, sarà andato via. Delusi rientriamo a casa, perchè non sappiamo quando ci ricapiterà una occasione come questa. I caprioli sono molto rari nell'area nord del Pollino, figuratevi nell'orto di casa. Sebbene sia  una zona poco popolata, siamo pur sempre in piena Valle del Mercure.

Ritorno al mio lavoro di fattore, mi giro verso il recinto ed eccolo di nuovo! Evidentemente, mimetizzato, dalle stoppie non eravamo riusciti a vederlo. Mi inerpico su per la scala, facendo i gradini a due a due ed eccomi di nuovo sul balcone... la storia continua nel video.


Forse è la prima prova documentale nella Valle del Mercure, peraltro così vicino ad una abitazione.

Durante la notte lo abbiamo sentito "abbaiare" per lungo tempo non molto lontano da qui.

Speriamo che non subisca incidenti: incontri con battute di caccia al cinghiale, investimenti stradali, bracconaggio.

Da dove viene questo capriolo? Potrebbe essere un esemplare appartenente al gruppo dei Caprioli dell'Orsomarso, da alcuni definito come ultimo nucleo di esemplari "italici" insieme a quelli del Gargano e di Castelporziano.

Grazie all'istituzione del parco sono aumentati e si sono diffusi dal versante calabro anche sul versante lucano. Sono stati segnalati di recente a Piano Ruggio, Piano Jannace, Piano Visitone e nella Valle del Mercure. Prove documentali ce le ha date l'amico Alfredo Vilmer Sabino