domenica 15 febbraio 2015

Il Rovo... come gestire un ospite invadente

Il controllo del Rovo, nonostante l’impiego di grandi mezzi, il fuoco (causando spesso gravi incendi), i diserbanti e i decespugliatori di varia grandezza e foggia, è una fatica senza via d’uscita.

Il Rovo è una “brutta bestia” si diffonde grazie ai lunghi rami spinosi radicanti e ai numerosi semi avvolti dalla bontà dei suoi frutti, appetiti dall’uomo e dagli animali.

Una successione vegetazionale tratta da un lavoro di Pignatti

Il Rovo dopo il taglio, incendio, diserbo ricresce come prima, anzi io direi più di prima, perché fa parte di un ciclo naturale detto “successione vegetazionale” che vede il roveto come vegetazione intermedia tra la vegetazione antropica e il bosco.

Spieghiamo meglio: la vegetazione tipica naturale alle nostre latitudini è il bosco. L’uomo è intervenuto abbattendo e bruciando i boschi per sostituirli con pascoli, coltivazioni arboree ed erbacee. In questi terreni la continua lavorazione, il pascolo, il taglio e il fuoco tengono a bada le piante selvatiche.

Nel momento in cui l’uomo smette di operare, la natura attua un “tentativo” di ritorno alla vegetazione naturale, fatta in genere di boschi misti di querce, aceri, ontani, carpini, frassini, noccioli a seconda del clima e del tipo di terreno.

Quercia danneggiata

Il processo è lento e prevede una fase intermedia di vegetazione pioniera, dominata in genere dal Rovo (Rubus spp) e altre lianose come Vitalba o arbusti come ginepri, biancospini, prugnoli, ecc.

Intervenendo con l’eliminazione a raso dei rovi si ha solo l’effetto di ritardare l’insediamento di un bosco, mantenendo il terreno in una condizione di “improduttività”, fatta eccezione ovviamente di more e fiori ed altri ecologici effetti positivi (ci vorrebbe un post solo per questo argomento e non basterebbe).

Quindi, a mio avviso, invece di frenare lo sviluppo del rovo conviene favorire il bosco. Quando il bosco è cresciuto in modo da coprire uniformemente con la sua ombra il terreno, il rovo regredisce naturalmente, e il terreno diventa nuovamente accessibile e calpestabile.

Esplosione di polloni di Olmo

Su un terreno incolto la disseminazione delle specie arboree per via naturale avviene tramite il vento e gli animali e potrebbe richiedere molti anni. Potrebbe essere conveniente aiutare con una semina.

Se invece siamo davanti ad una situazione già matura con rovi alti, noterete che nella macchia si nascondono tanti piccoli alberi e arbusti.

Si tratta di piccole piante ramificate in modo irregolare, con fusti deboli, eziolate e se la macchia ha già subito tagli presentano numerosi ricacci dalla ceppaia (polloni) addirittura con la mancanza di un fusto unico eretto. I rovi tendendo a svilupparsi pesantemente appiattendo la vegetazione, in un disperato tentativo di rallentare la loro naturale “successione” ai dominatori del futuro.

Munitevi di guanti e cesoie. Molto comode sono quelle con il manico lungo.

Eliminazione di un grosso ramo patente 

Si procede con un taglio localizzato dei rovi, cercando di liberare gli alberi che vengono soffocati. Non serve spuntare il rovo, bisogna cercare di tagliarlo il più vicino alla radice. Si potano gli alberi lasciando la cima migliore, si eliminano tutti i rami basali laterali che offrono appiglio ai rovi e si eliminano piante troppo vicine.

Vedrete che nel giro di qualche anno i rovi regrediranno e un bel boschetto naturale si stabilizzerà. A lungo termine avrete degli alberi che potranno fornirvi anche materiali utili e nel medio termine non dovrete fare dispendiosi, faticosi e ripetuti tagli massicci per difendervi dai rovi e soprattutto non resterete frustrati dal vedere ogni anno ricrearsi la situazione di partenza.

Qualcuno dirà che è un processo lungo. Scegliete voi se lasciare ai vostri figli rovi da tagliare o boschi da godere.

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