lunedì 28 maggio 2018

Pini Loricati fuori dai "Luoghi Comuni"


Pini loricati in bosco ceduo
Del Pino Loricato (Pinus heldreichii H.Christ, 1863 più conosciuto come Pinus leucodermis Antoine 1864) si è spesso detto che è una specie in via di estinzione, invece in alcune aree sembra in espansione con una grande vitalità.
Sguardo verso Monte La Spina: il bosco autunnale mette in evidenza la diffusione del Pino

Giovani esemplari
Ma come si spiega questa sua grande vitalità in contrasto con la scarsa abbondanza nel suo areale?
Esemplare di Pino Loricato centenario in ottime condizioni fisiche
Semplificando si potrebbe dire che nel periodo post-glaciale il Pino Loricato come pianta pioniera abbia per primo colonizzato vaste aree, per poi essere sostituito da boschi decidui di querce, carpino nero, acero, orniello e nelle quote più elevate dal faggio. 
In questo modo sarebbe "sopravvissuto"  in quei siti, tra i 700 e i 2260 m di quota dove le condizioni erano troppo avverse per altre specie: roccia calcarea-dolomitica affiorante ed estremamente drenata e conoidi detritici dello stesso materiale con clima tendenzialmente oceanico, abbandonando le aree "migliori" alle foreste caducifoglie.

Pini loricati adulti circondati da boschi di caducifoglie ceduati
Però a Prestieri (Castelluccio Superiore e Lauria) sotto il monte "La Spina" sembra di vedere una controtendenza.
  In quest'area l'uomo attraverso una storica attività antropica potrebbe aver distrutto la foresta decidua, attraverso pascolo, incendio, coltivazione e disboscamento.
Ci sono segni evidenti di sistemazioni a gradoni dei terreni e anche un'aia per la battitura dei cereali.
 Un anziano intervistato non ricorda assolutamente che il legname del Pino Loricato abbia avuto in passato qualche interesse commerciale/tecnologico. Quindi sembra quasi un alloctono che non ha lasciato segno nelle tradizioni locali.
Una vecchia aia
Questa pressione deve essere andata avanti fino al punto di aver depauperato il suolo da renderlo inospitale al ritorno stesso della foresta decidua. Con l'abbandono quindi delle attività agricole e pastorali questo ambiente è diventato favorevole all'insediamento del Pino Loricato, oltre che dell'onnipresente ginepro.
Buchi di Picchio nero accompagnano immancabilmente i vecchi pini
I Pini Loricati di Prestieri si presentano di forma piuttosto regolare, tranne qualche eccezione dovuta a "incidenti" giovanili che hanno creato individui policormici. 

Ci sono esemplari che superano il centinaio di anni con circonferenza di 3 metri. Nati probabilmente in una fase di transizione tra l'abbandono della coltivazione e la trasformazione del sito in pascolo. Questi esemplari attualmente sono circondati da boschi trattati a ceduo e presentano i segni della morte delle branche inferiore a causa dell'ombreggiamento delle sopravvenute specie caducifoglie.

Magnifico esemplare di 20 metri circa dentro il bosco ceduato
Giovani piante di Pino Loricato a margine del bosco ceduo
La storia fitogeografica del Pino Loricato è molto più complessa di quello che sembra. La si può comprendere meglio non visitando i famosi patriarchi millenari, ma proprio attraversando quei ridotti lembi di foreste giovanili, sparse qua e là, dove meno te lo aspetti.
Ne ho già accennato a proposito dei due Pini Loricati di Laino Borgo

Giovane e abbondante rinnovazione



esemplare di 3 metri di circonferenza

Si possono visitare questi luoghi sia con un facile Trekking per Ragazzi ma anche con una Gita Scolastica

giovedì 10 maggio 2018

Sambuco "prêt-à-porter"

Una delle piante che mi sono portato da casa quando ho cominciato a lavorare all'Agriturismo la Quercia di Licari è stato il Sambuco comune (Sambucus nigra). Senza nessuna ragione particolare. Mi piaceva.

Piantumazione del Sambuco nel 2013

Si tratta di un piccolo albero, dal portamento arbustivo,  può arrivare credo al massimo ad una decina di metri, che in primavera esplode con bellissime infiorescenze ombrelliformi bianche. Il fusto presenta al centro un midollo tenero facilmente asportabile... ci si può fare qualche gioco ai bambini.
Lo stesso albero fiorito nel 2018 di quasi 2 metri
Le infiorescenze possono essere consumate in vario modo ma sono rimasto sorpreso dallo scoprire che l'infuso a freddo dei fiori produce una bevanda che, oltre ad essere dissetante ed avere numerosi benèfici effetti, ha una azione antinfiammatoria per il mal di schiena.

Così ho scoperto di essermi piantato la cura per il mio mal di schiena davanti casa!
 
Ci sono diverse ricette per preparare la bevanda che prevede anche l'aggiunta di zucchero e succo di limone. Queste ricette prevedono anche la raccolta di molti fiori per la preparazione di una bevanda che possa essere consumata a lungo, in quanto non è che tutti i giorni si può andare in campagna a fare raccolte.

La mia ricetta invece è molto semplice:
1. piantate un albero di Sambuco (mi raccomando Sambucus nigra, le altre specie pare siano tossiche) davanti casa;
2. Aspettate 1 o 2 anni che cresca, curandolo e potandolo il minimo indispensabile;
3. nessun trattamento insetticida contro gli afìdi che ricoprono come un manicotto i rametti teneri, li sopporta tranquillamente;
4. quando fiorisce raccogliete 1-3 infiorescenze con i fiori ben aperti;
5. mettete in ammollo per una  notte in una brocca d'acqua;
6. la mattina filtrate;
7. bevete quando capita, quando volete, quanto volete.

Piantate un albero, Sambuco o qualunque specie sia, prima o poi lo ringrazierete.


martedì 1 maggio 2018

Un morso di vipera

Non mi era mai capitato di vedere un morso di Vipera.
Ho conosciuto una persona "convalescente" che ha avuto la sfortuna di essere morso da una vipera mentre raccoglieva gli asparagi... il primo asparago del 2018.
La Vipera era in termoregolazione proprio vicino al ghiotto ortaggio selvatico.


La prima foto mostra i due puntini provocati dai denti veleniferi, cicatrizzati, dopo una settimana dal morso.


Due piccolissimi cicatrici puntiformi


La seconda foto mostra il gonfiore del braccio durante il ricovero in ospedale.
Braccio fortemente gonfiato durante il trattamento in ospedale
Ormai è risaputo che la quantità di veleno iniettato da una Vipera comune o Aspide (Vipera aspis) è in genere insufficiente a uccidere un uomo in sane condizioni fisiche. 

Non ci sono altre specie di vipere, più o meno velenose, nel Sud Italia. 

Tutti gli altri serpenti sono innocui, non velenosi e alcuni sono addirittura predatori della Vipera.

Oltre alle solite raccomandazioni di stare attenti a dove infilate le mani, a non camminare scalzi è molto importante che appena successo vi mettiate in contatto con il 118.

State calmi e non perdete tempo con operazioni inutili se non pericolose come il taglio della ferita e il succhiamento del sangue: gli operatori del 118 vi daranno le istruzioni su cosa fare per evitare il peggio. 
Inutile farsi una riserva di Siero Antiofidico, pericoloso normalmente può scatenare reazioni allergiche) figuratevi se lo avete da anni in frigorifero!

Questo caso si è tranquillamente risolto all'Ospedale di Lagonegro sotto controllo medico attento, non c'è bisogno di nessun trattamento particolare o di centri particolarmente specializzati: gli operatori del 118 sapranno il posto giusto dove accompagnarvi.

Se siete in montagna, lontani da aree raggiungibili con auto, chiedete che sia allertato anche il Soccorso Alpino, a cui darete subito indicazioni precisi del luogo di partenza e della meta escursionistica, affinchè possano raggiungervi immediatamente.

Molto a rischio sono i cani che spesso vengono morsi sul muso: chiamate subito un buon veterinario.

Altre informazioni sulla vipera 
Vipera e Siero antivipera
Le vipere che ho incontrato