domenica 25 marzo 2018

Terzo viaggio a Bialowieza

Cosa mi resta di questo terzo viaggio a Bialowieza?

Mi resta l’emozione di rivedere un posto e sentirlo un po’ come se gli appartenessi, una estensione del mio “Heimat”. 

Mi resta il piacere di aver incontrato di nuovo Joao, un “pazzo” portoghese che ha scelto di vivere il più possibile vicino ai pascoli del Bisonte, di vivere nello stesso posto dove vive e cammina questo pezzo di preistoria. 

Mi resta il piacere di aver condiviso questa esperienza con Andrea, un vecchio amico esperto agronomo internazionale di erbe officinali, dalla grande passione naturalistica. 

Mi resta la straziante visita al monumento delle vittima di Treblinka: una esperienza che a lungo ho tentato di evitare. Una esperienza che lacera il cuore e l'anima.
Treblinka


Mai più


L'Italia era carnefice

Mi restano i lusinghieri ringraziamenti e i complimenti dei partecipanti che hanno creduto in questo viaggio. 

Mi resta la soddisfazione di aver vinto la stanchezza e la tensione per le responsabilità. 

Mi resta la fiducia di chi ha creduto in questo progetto. 

Mi resta il senso di colpa nei confronti della mia famiglia, che non vedevo l’ora di riabbracciare, perchè hanno dovuto sacrificarsi per la mia assenza. Principalmente a loro va il merito di aver reso possibile questa esperienza.
Bisonti Europei


lunedì 19 marzo 2018

“U ‘Mmito” di San Giuseppe a Rotonda



Il 19 Marzo in alcune contrade al confine tra Mormanno e Rotonda era tradizione realizzare “u Mmito” (l’invito) un grande convivio in onore di San Giuseppe. Gli organizzatori nei giorni precedenti passavano di casa in casa ad invitare gli ospiti e a raccogliere le offerte necessarie per il vitto. Le offerte consistevano in: farina, uova, fagioli, ceci, pesce secco, vino, pane, patate. Alcune donne, giorni prima, impastavano a mano farina e uova per realizzare i tradizionali “Tagghioline” di San Giuseppe”. 

Il giorno della festa, a cominciare da mezzogiorno fino a sera, la gente si sedeva a turno nei piccoli spazi messi a disposizione da una delle famiglie degli organizzatori, e dopo una breve preghiera al Santo consumava un pasto realizzato con quanto si era raccolto: 

Mischiglio di fasule con olio e zafarano pisato
Tagghioline i San Giuseppe chi cicere
Frittata o Frittata cu zafarane crusche o uovo cotto o spuma di patane
Sarache o alici sotto sale di Scalea o baccalà. 

All’imbrunire si accendeva un grande falò con le potature degli alberi e le fascine di ginestra. La festa si concludeva a notte inoltrata con danze al ritmo di musica tradizionale.

Purtroppo negli ultimi anni l’antica tradizione de “u’Mmito”, simbolo della generosità e del senso di ospitalità delle genti del Pollino, è andata perduta.

sabato 17 marzo 2018

La filastrocca di Nonna Pina

Era il 2009 quando mia nonna mi fece conoscere questa semplice filastrocca. Non ricordo in quale contesto, forse la stava recitando a mio nipote. Da allora conservavo l’appunto nel mio telefono. Non so da dove venga, non ho idea chi gliel’abbia trasmessa. Ma la parola “signoria” e il concetto dello “studente” accidioso affondano in una cultura contadina di inizio XX secolo,  quando la divisione in classe era sentita e solo i figli della borghesia ricca potevano permettersi di oziare. 

Un’ora dorme il gallo
Due ore dorme il cavallo
Tre ore dorme l'elefante
Quattro ore dorme il viaggiante
Cinque ore dorme lo studente
Sei ore dorme tutta la gente
Sette ore dorme la signoria
Otto ore dorme la poltroneria

lunedì 5 marzo 2018

Menù di guerra a Campotenese

Come ogni anno, il 9 marzo, riproponiamo il nostro itinerario sui campi delle battaglie Napoleoniche nel Pollino.

Grazie all'aiuto del dott. Paolo Foramitti, studioso del periodo napoleonico abbiamo inserito anche una cena con "menù di guerra" presso l'Osteria del Vicolo a Mormanno.  

Non è facile ricostruire quale poteva essere la base dell'alimentazione delle truppe due secoli dopo la scoperta dell'America che però non aveva visto ancora la totale diffusione su tutto il territorio europeo delle colture di origine americana: mais, fagiolo, peperone, patata, ecc...
Le difficoltà inoltre sono rappresentate anche dalla mancanza di fonti che possano darci informazioni sulla carenza e disponibilità di derrate alimentari in funzione dal periodo stagionale, dell'andamento climatico, dalle crisi economiche e sociali provocate dalle guerre stesse, dalle difficoltà dei trasporti con i mezzi di inizio XIX sec. 
Così come è possibile che la guerra stessa, grazie allo spostamento di persone e merci, abbia favorito la diffusione di semi, alimenti e informazioni enogastronomiche (come le chiamiamo adesso) nei paesi in conflitto.
Ne parleremo camminando e mangiando. 





"Non importa chi ha vinto o perso, se era giusto o sbagliato, se si è contrari o favorevoli ad una della parti coinvolte. E' accaduto, e ora c'è un'oppurtunità di conoscerlo meglio, sui luoghi stessi dove è avvenuto" Paolo Foramitti

Associazione Viaggiare nel Pollino
Osteria del Vicolo - Mormanno
Con la collaborazione del dott. Paolo Foramitti de ”Le Souvenir Napoléonien”

La Battaglia di Campotenese: Borboni, Napoleonici e Briganti.


Escursione guidata nei luoghi della Battaglia di Campotenese del 1806, la battaglia che ha cambiato le sorti del Sud Italia durante le guerre napoleoniche

Informazioni e prenotazioni
Giuseppe Cosenza Guida Escursionistica LAGAP
mail: guida@viaggiarenelpollino.
it
telefono: 347.2631462

Osteria del Vicolo - Mormanno
mail: osteriadelvicolo@gmail.com
telefono: 3281786907



ESCURSIONE CON GIUSEPPE COSENZA
Ore 14:30
Appuntamento in Piazza Vittorio Emanuele Rotonda. Spostamento in auto a Campotenese nei luoghi della Battaglia seguendo l'itinerario percorso dagli eserciti.

Escursione ai luoghi della Battaglia Napoleonica del 1806. La Valle di San Martino, la "via dei francesi", il Fortino Borbonico, l'Altopiano di Campotenese, il Valico delle Teste.

Spostamento a Mormanno

Visita al Ponte "francese" di Mormanno

Cena "Napoleonica" all'Osteria del Vicolo a Mormanno a base di piatti e prodotti diffusi agli inzizi del XIX secolo nel Sud Italia e che dovevano essere alla base dell'alimentazione delle truppe.

MENU' DI GUERRA ALL'OSTERIA DEL VICOLO

ANTIPASTO
Zuppa di Cipolla Bianca
Bruschetta con Lardo

PRIMO
Vermicelli con Lenticchie

SECONDO
Bollito di Vitello con Fagioli

DOLCE
Frittelle di Mela
Moscato (solo per gli ufficiali)
Pane di munizione
Vino


Maggiori informazioni Itinerari napoleonici

sabato 3 marzo 2018

Cercatore di alberi: Pini Loricati a Laino Borgo!

Un po’ di tempo fa lungo una strada di campagna in località Provolazzo (il nome una garanzia...) di Laino Borgo a quota 700 m slm, ho notato dei pini che dall’aspetto sembravano essere dei giovani Pini loricati.
In effetti si tratta di tre pini, di massimo 15-20 anni di età. Uno è certamente un Pino nero (Pinus nigra ssp J.F.Arnold, 1785) gli altri presentano i caratteri giovanili del Pino Loricato (Pinus heldreichii H.Christ, 1863, più conosciuto come Pinus leucodermis Antoine, 1864).
 

Questi sarebbero gli unici Pini Loricati, presenti nel comune di Laino Borgo (CS), che spostano verso Ovest l'areale di questa specie nel settore settentrionale del Pollino. Ma non escludo che potrebbero essercene altri nell'area circostante.
Pino loricato (Pinus heldreichii Christ), circondato da Erica


La tipica pelle bianca del Pino loricato (Pinus heldreichii Christ)


Pino loricato (Pinus heldreichii Christ)
Da dove vengono? 

I Pinus nigra spontanei più vicini sono sui costoni rocciosi della Valle dell’Argentino e di Serra del Prete. Quindi più probabilmente il seme è arrivato sin qui da qualcuno dei tanti rimboschimenti presenti in zona.
Pinus nigra
Il Pino nero (Pinus nigra)
Apparentemente più complesso, capire la provenienza del Pino Loricato. I più vicini dovrebbero essere quelli che sono sul complesso Zaccana-Spina e il più vicino che io ho abbia visto è in località Prestieri al confine tra Lauria e Castelluccio Superiore. In linea d'aria sono circa 5 km di distanza, "sbarrati" però da Monte Fossino e Monte Palazzo.
Esemplare "adulto" di Pino loricato vicino a Prestieri
C'è da dire anche che ci sono numerosi giovani pini sui rilievi tra Galdo e la Melara e andrebbe verificato se tra questi ci siano anche dei Pini loricati. 

Chiedersi come siano arrivati fino a qui, però, è una domanda fuorviante. È più corretto chiedersi: "come mai delle migliaia di semi che le correnti aeree hanno disperso tutto intorno al nucleo di origine, proprio qui hanno germinato e si sono sviluppati con successo?"
 
Un giovane pino loricato produce migliaia di semi che moltiplicati per le centinaia di pini presenti sul monte La Spina e Zaccana, sono un numero immenso che vengono dispersi dalle forti correnti aeree per chilometri e chilometri tutto intorno. Basta salire sul Monte La Spina per rendersi conto della potenza dei venti e delle correnti termiche che si sviluppano su questi rilievi.


Il suolo dove si sono insediati è proprio quello tipico dei popolamenti giovani di Pino Loricato:  roccia calcarea frammentata (provalazzo appunto!), molto drenata con scarsa o zero presenza di lettiera. Il climax ideale di questa zona è il bosco deciduo a querce, ma in questo punto il suolo è estremamente inospitale, povero, esposto e quindi facilmente erodibile dalle piogge: molto simile ad esempio ai terreni che si incontrano salendo sul Pollinello. In quel punto è evidente anche una  precedente attività umana di scavo. Quindi non sono assolutamente nel posto sbagliato.

La mia esperienza mi porta a dire che il Pino Loricato è una specie vivace e vitale, addirittura in espansione anche fuori dall'areale "ufficiale". Si insedia nei terreni di matrice calcarea poveri e spogli e/o degradati dall'attività umana, e lì resta finchè la successione ecologica lo rimpiazza o lo bruciano gli incendi come quelli che hanno devastato la Valle del Lao nel 2017.
 
Gli esemplari giovani e le formazioni boschive giovanili di Pino Loricato ci offrono una grande opportunità di studio della biologia, ecologia e fitogeografia di questa specie ma anche  sulla storia della nostra civiltà e sui cambiamenti climatici tanto o forse più dei loro antenati millenari a quota 2000.

Laino Borgo può aggiungere il pino loricato al suo piccolo tesoro di interessanti specie rare: Lontra, Salamandrina dagli occhiali, Capriolo autoctono, Scoiattolo meridionale, Saettone occhi rossi.

Chiamerò questi due pini "Biagio" e "Longo", in omaggio al botanico di levatura internazionale nato a Laino Borgo, poco conosciuto in patria, che usò per primo il termine Pino Loricato.



Cliccate su questo link per sapere cos'è un Pino Loricato
Se volete fare i "Cercatori di Patriarchi"