sabato 23 giugno 2018

Cercatore di alberi: trovato l'Abete del De Gasperi

Vi ho già parlato dell'"Abete Bianco del De Gasperi" visto da lontano quest'inverno salendo al Monte Grattaculo grazie alla faggeta spoglia. L'ho chiamato così perchè non è lontano dallo storico Rifugio De Gasperi di Piano Ruggio, attualmente chiuso.
Sono andato a cercarlo. Sembrava facile. Ma la faggeta ormai verde toglieva la visibilità in profondità.

eccoci insieme tutti e tre!

Quindi ho girovagato un pò a caso, che non è mai male per le novità che si possono scoprire: la riapertura di una dolina interrata e pali conficcati nel terreno su un terrazzamento (forse di pino loricato!) 
Dolina
palificazione per una teleferica o per sostenere una carbonaia

 Alla fine lo abbiamo trovato!

L'albero si presenta con una forte ginocchiatura dalla base fino ad un altezza di circa 2 metri con gravi segni di "potature" e rotture. 
Chissà per quanti anni ha sofferto la presenza di una forte pressione antropica e per esposizione agli elementi naturali. Infatti la faggeta immediatamente intorno è giovane, sviluppatasi negli ultimi 50 anni dopo qualche taglio intenso.

ginocchiatura
Rami con segno di danneggiamento
Poi ad un certo punto sembra che tutto intorno sia tornata la calma. Superata la "bufera" l'albero ha potuto riprendere la sua vita normale.

Infatti osservando lo sviluppo complessivo della chioma oltre i 4-5 metri l'abete riprende il normale corso di crescita nonostante l'ombreggiamento della faggeta.
Verso la luce!
Immagino quante ne abbia passate per tornare a vivere normale e librarsi nel cielo.
Speriamo che i suoi semi consentano la diffusione dell'Abete bianco (abies alba)  tutto intorno come lo era qualche secolo addietro.


Escursioni consigliate per conoscere gli abeti:



lunedì 28 maggio 2018

Pini Loricati fuori dai "Luoghi Comuni"


Pini loricati in bosco ceduo
Del Pino Loricato (Pinus heldreichii H.Christ, 1863 più conosciuto come Pinus leucodermis Antoine 1864) si è spesso detto che è una specie in via di estinzione, invece in alcune aree sembra in espansione con una grande vitalità.
Sguardo verso Monte La Spina: il bosco autunnale mette in evidenza la diffusione del Pino

Giovani esemplari
Ma come si spiega questa sua grande vitalità in contrasto con la scarsa abbondanza nel suo areale?
Esemplare di Pino Loricato centenario in ottime condizioni fisiche
Semplificando si potrebbe dire che nel periodo post-glaciale il Pino Loricato come pianta pioniera abbia per primo colonizzato vaste aree, per poi essere sostituito da boschi decidui di querce, carpino nero, acero, orniello e nelle quote più elevate dal faggio. 
In questo modo sarebbe "sopravvissuto"  in quei siti, tra i 700 e i 2260 m di quota dove le condizioni erano troppo avverse per altre specie: roccia calcarea-dolomitica affiorante ed estremamente drenata e conoidi detritici dello stesso materiale con clima tendenzialmente oceanico, abbandonando le aree "migliori" alle foreste caducifoglie.

Pini loricati adulti circondati da boschi di caducifoglie ceduati
Però a Prestieri (Castelluccio Superiore e Lauria) sotto il monte "La Spina" sembra di vedere una controtendenza.
  In quest'area l'uomo attraverso una storica attività antropica potrebbe aver distrutto la foresta decidua, attraverso pascolo, incendio, coltivazione e disboscamento.
Ci sono segni evidenti di sistemazioni a gradoni dei terreni e anche un'aia per la battitura dei cereali.
 Un anziano intervistato non ricorda assolutamente che il legname del Pino Loricato abbia avuto in passato qualche interesse commerciale/tecnologico. Quindi sembra quasi un alloctono che non ha lasciato segno nelle tradizioni locali.
Una vecchia aia
Questa pressione deve essere andata avanti fino al punto di aver depauperato il suolo da renderlo inospitale al ritorno stesso della foresta decidua. Con l'abbandono quindi delle attività agricole e pastorali questo ambiente è diventato favorevole all'insediamento del Pino Loricato, oltre che dell'onnipresente ginepro.
Buchi di Picchio nero accompagnano immancabilmente i vecchi pini
I Pini Loricati di Prestieri si presentano di forma piuttosto regolare, tranne qualche eccezione dovuta a "incidenti" giovanili che hanno creato individui policormici. 

Ci sono esemplari che superano il centinaio di anni con circonferenza di 3 metri. Nati probabilmente in una fase di transizione tra l'abbandono della coltivazione e la trasformazione del sito in pascolo. Questi esemplari attualmente sono circondati da boschi trattati a ceduo e presentano i segni della morte delle branche inferiore a causa dell'ombreggiamento delle sopravvenute specie caducifoglie.

Magnifico esemplare di 20 metri circa dentro il bosco ceduato
Giovani piante di Pino Loricato a margine del bosco ceduo
La storia fitogeografica del Pino Loricato è molto più complessa di quello che sembra. La si può comprendere meglio non visitando i famosi patriarchi millenari, ma proprio attraversando quei ridotti lembi di foreste giovanili, sparse qua e là, dove meno te lo aspetti.
Ne ho già accennato a proposito dei due Pini Loricati di Laino Borgo

Giovane e abbondante rinnovazione



esemplare di 3 metri di circonferenza

Si possono visitare questi luoghi sia con un facile Trekking per Ragazzi ma anche con una Gita Scolastica

giovedì 10 maggio 2018

Sambuco "prêt-à-porter"

Una delle piante che mi sono portato da casa quando ho cominciato a lavorare all'Agriturismo la Quercia di Licari è stato il Sambuco comune (Sambucus nigra). Senza nessuna ragione particolare. Mi piaceva.

Piantumazione del Sambuco nel 2013

Si tratta di un piccolo albero, dal portamento arbustivo,  può arrivare credo al massimo ad una decina di metri, che in primavera esplode con bellissime infiorescenze ombrelliformi bianche. Il fusto presenta al centro un midollo tenero facilmente asportabile... ci si può fare qualche gioco ai bambini.
Lo stesso albero fiorito nel 2018 di quasi 2 metri
Le infiorescenze possono essere consumate in vario modo ma sono rimasto sorpreso dallo scoprire che l'infuso a freddo dei fiori produce una bevanda che, oltre ad essere dissetante ed avere numerosi benèfici effetti, ha una azione antinfiammatoria per il mal di schiena.

Così ho scoperto di essermi piantato la cura per il mio mal di schiena davanti casa!
 
Ci sono diverse ricette per preparare la bevanda che prevede anche l'aggiunta di zucchero e succo di limone. Queste ricette prevedono anche la raccolta di molti fiori per la preparazione di una bevanda che possa essere consumata a lungo, in quanto non è che tutti i giorni si può andare in campagna a fare raccolte.

La mia ricetta invece è molto semplice:
1. piantate un albero di Sambuco (mi raccomando Sambucus nigra, le altre specie pare siano tossiche) davanti casa;
2. Aspettate 1 o 2 anni che cresca, curandolo e potandolo il minimo indispensabile;
3. nessun trattamento insetticida contro gli afìdi che ricoprono come un manicotto i rametti teneri, li sopporta tranquillamente;
4. quando fiorisce raccogliete 1-3 infiorescenze con i fiori ben aperti;
5. mettete in ammollo per una  notte in una brocca d'acqua;
6. la mattina filtrate;
7. bevete quando capita, quando volete, quanto volete.

Piantate un albero, Sambuco o qualunque specie sia, prima o poi lo ringrazierete.


martedì 1 maggio 2018

Un morso di vipera

Non mi era mai capitato di vedere un morso di Vipera.
Ho conosciuto una persona "convalescente" che ha avuto la sfortuna di essere morso da una vipera mentre raccoglieva gli asparagi... il primo asparago del 2018.
La Vipera era in termoregolazione proprio vicino al ghiotto ortaggio selvatico.


La prima foto mostra i due puntini provocati dai denti veleniferi, cicatrizzati, dopo una settimana dal morso.


Due piccolissimi cicatrici puntiformi


La seconda foto mostra il gonfiore del braccio durante il ricovero in ospedale.
Braccio fortemente gonfiato durante il trattamento in ospedale
Ormai è risaputo che la quantità di veleno iniettato da una Vipera comune o Aspide (Vipera aspis) è in genere insufficiente a uccidere un uomo in sane condizioni fisiche. 

Non ci sono altre specie di vipere, più o meno velenose, nel Sud Italia. 

Tutti gli altri serpenti sono innocui, non velenosi e alcuni sono addirittura predatori della Vipera.

Oltre alle solite raccomandazioni di stare attenti a dove infilate le mani, a non camminare scalzi è molto importante che appena successo vi mettiate in contatto con il 118.

State calmi e non perdete tempo con operazioni inutili se non pericolose come il taglio della ferita e il succhiamento del sangue: gli operatori del 118 vi daranno le istruzioni su cosa fare per evitare il peggio. 
Inutile farsi una riserva di Siero Antiofidico, pericoloso normalmente può scatenare reazioni allergiche) figuratevi se lo avete da anni in frigorifero!

Questo caso si è tranquillamente risolto all'Ospedale di Lagonegro sotto controllo medico attento, non c'è bisogno di nessun trattamento particolare o di centri particolarmente specializzati: gli operatori del 118 sapranno il posto giusto dove accompagnarvi.

Se siete in montagna, lontani da aree raggiungibili con auto, chiedete che sia allertato anche il Soccorso Alpino, a cui darete subito indicazioni precisi del luogo di partenza e della meta escursionistica, affinchè possano raggiungervi immediatamente.

Molto a rischio sono i cani che spesso vengono morsi sul muso: chiamate subito un buon veterinario.

Altre informazioni sulla vipera 
Vipera e Siero antivipera
Le vipere che ho incontrato


lunedì 16 aprile 2018

Lo scoiattolo nero nel versante lucano


Trenta anni fa vedere uno scoiattolo nero nel Pollino era un fatto eccezionale. Per quanto fosse nota la sua presenza erano comunque molto rari. Nella mia famiglia, rotondese doc, che ha vissuto la campagna si parlava solo di "ghiri" ma con questo termine non è detto che si intendesse in senso stretto il ghiro (Glis glis).

Quindi per noi amanti della natura è sempre stato uno bello spettacolo vedere uno scoiattolo nero, ma si trattava di un evento relativamente poco importante rispetto all’avvistamento di un lupo, un capriolo, un gatto selvatico, un’aquila o una lontra.

Era un fatto "banale " come vedere una donnola, un tasso, una faina, un colombaccio, una poiana.
Alla luce del suo riconoscimento a rango di specie (Sciurus meridionalis vedi post sull'argomento), alla domanda "ti ricordi quando hai visto la prima volta uno scoiattolo in Basilicata?" si ha un attimo di esitazione" perchè ricordarsi esattamente "dove" e "quando" potrebbe avere una importante implicazione scientifica.

Il fatto che mancasse, o che almeno non fosse stato segnalato, nella fascia a Nord del Pollino lo si attribuiva sostanzialmente a motivi antropici. Solo adesso, alla luce degli studi genetici, si è compreso che il vuoto geografico tra l'areale del suo cugino pan-euroasiatico (Sciurus vulgaris) e il nostro endemico e raro Scoiattolo nero è dovuto a cause che si perdono nella notte dei tempi, e l’impatto antropico è stato un dettaglio del tutto marginale.

Tornando quindi ai miei ricordi mi è impossibile fissare una data e luogo del mio primo avvistamento nel versante Lucano del Pollino.

Ricordo che negli anni 70/80, un albergo a Rotonda (PZ) teneva esposto un esemplare di scoiattolo nero imbalsamato: ricordo che molta gente si chiedeva cosa fosse e se non ricordo male l'impagliatore era un rotondese. Ma dato che Rotonda, seppur in Basilicata, ha rapporti socio-economici con il cosentino calabrese questo animale poteva benissimo provenire dall’area calabrese del Pollino se non addirittura dalla Sila cosentina.

Casualmente ho ritrovato però delle vecchie foto:

1. Diapositiva con uno scoiattolo fotografato nel 1993 a Colle Ruggio (Rotonda, PZ) durante un campo WWF. Questa località non è però geograficamente sul confine calabrese, quindi sostanzialmente non aggiunge nulla di nuovo a quello che sappiamo.

2. Due fotografie senza data, probabilmente del 1998, anno più anno meno, di uno scoiattolo nero in un rimboschimento a pino nero preso il Rifugio Acquafredda di San Costantino Albanese o comunque lungo la strada che collega Timpa di Pietrasasso con Noepoli, quindi in generale Val Sarmento. Questo dato è già più interessante. Siamo in un area a nord del massiccio centrale del Pollino e ci avviciniamo al fiume Sinni che può essere considerato per questa specie una barriera geografica per la sua diffusione verso nord, che pare, stando alle ultime informazioni sia stata ormai superata.

Sarebbe interessante avere testimonianze di scoiattolo nero a nord del fiume Sinni.


Ritaglio foto precedente

Aggiungi didascalia
Ritaglio foto precedente

venerdì 13 aprile 2018

Cercatore di Alberi: L'abete del De Gasperi


La faggeta la conosciamo come una foresta molto poco "biodiversa". 
La dominante arborea del Faggio (Fagus sylvatica) sembra non lasciare spazio ad altro o almeno così è adesso.
Ci vengono però dubbi in proposito ogni volta che girovagando in queste foreste incontriamo qualche esemplare di specie diversa.
L'abete bianco di Piano Ruggio

Ad esempio grazie all'abito invernale del bosco, salendo al Monte Grattaculo, Dal Belvedere dell'Olmo (ne parleremo a parte) si vede guardando in basso questo bel esemplare di Abete bianco  (Abies alba) poco lontano dal Rifugio De Gasperi


Non sembra di grandi dimensioni, ma neanche giovanissimo. 
Come mai si trova da queste parti?
Nella zona tra i Piano Ruggio e Piano Pedarreto ci sono alcuni esemplari di Abete. Questi con quei pochi dell'area di Zaperna e Colle Impiso si congiungono con la Faggeta-Abetina che dal Conocchiello si sviluppa tutto intorno ai fianchi di Serra di Crispo e Ciavole.

Non sono esemplari  nei loro "terreni prediletti" ma rappresentano le "fughe" relitte delle "relitte" faggete-abetine.
A sentire le vecchie testimonianze, in passato era molto più presente. Si tratta quindi di esemplari sopravvissuti al pascolo e al disboscamento. 

domenica 25 marzo 2018

Terzo viaggio a Bialowieza

Cosa mi resta di questo terzo viaggio a Bialowieza?

Mi resta l’emozione di rivedere un posto e sentirlo un po’ come se gli appartenessi, una estensione del mio “Heimat”. 

Mi resta il piacere di aver incontrato di nuovo Joao, un “pazzo” portoghese che ha scelto di vivere il più possibile vicino ai pascoli del Bisonte, di vivere nello stesso posto dove vive e cammina questo pezzo di preistoria. 

Mi resta il piacere di aver condiviso questa esperienza con Andrea, un vecchio amico esperto agronomo internazionale di erbe officinali, dalla grande passione naturalistica. 

Mi resta la straziante visita al monumento delle vittima di Treblinka: una esperienza che a lungo ho tentato di evitare. Una esperienza che lacera il cuore e l'anima.
Treblinka


Mai più


L'Italia era carnefice

Mi restano i lusinghieri ringraziamenti e i complimenti dei partecipanti che hanno creduto in questo viaggio. 

Mi resta la soddisfazione di aver vinto la stanchezza e la tensione per le responsabilità. 

Mi resta la fiducia di chi ha creduto in questo progetto. 

Mi resta il senso di colpa nei confronti della mia famiglia, che non vedevo l’ora di riabbracciare, perchè hanno dovuto sacrificarsi per la mia assenza. Principalmente a loro va il merito di aver reso possibile questa esperienza.
Bisonti Europei


lunedì 19 marzo 2018

“U ‘Mmito” di San Giuseppe a Rotonda



Il 19 Marzo in alcune contrade al confine tra Mormanno e Rotonda era tradizione realizzare “u Mmito” (l’invito) un grande convivio in onore di San Giuseppe. Gli organizzatori nei giorni precedenti passavano di casa in casa ad invitare gli ospiti e a raccogliere le offerte necessarie per il vitto. Le offerte consistevano in: farina, uova, fagioli, ceci, pesce secco, vino, pane, patate. Alcune donne, giorni prima, impastavano a mano farina e uova per realizzare i tradizionali “Tagghioline” di San Giuseppe”. 

Il giorno della festa, a cominciare da mezzogiorno fino a sera, la gente si sedeva a turno nei piccoli spazi messi a disposizione da una delle famiglie degli organizzatori, e dopo una breve preghiera al Santo consumava un pasto realizzato con quanto si era raccolto: 

Mischiglio di fasule con olio e zafarano pisato
Tagghioline i San Giuseppe chi cicere
Frittata o Frittata cu zafarane crusche o uovo cotto o spuma di patane
Sarache o alici sotto sale di Scalea o baccalà. 

All’imbrunire si accendeva un grande falò con le potature degli alberi e le fascine di ginestra. La festa si concludeva a notte inoltrata con danze al ritmo di musica tradizionale.

Purtroppo negli ultimi anni l’antica tradizione de “u’Mmito”, simbolo della generosità e del senso di ospitalità delle genti del Pollino, è andata perduta.

sabato 17 marzo 2018

La filastrocca di Nonna Pina

Era il 2009 quando mia nonna mi fece conoscere questa semplice filastrocca. Non ricordo in quale contesto, forse la stava recitando a mio nipote. Da allora conservavo l’appunto nel mio telefono. Non so da dove venga, non ho idea chi gliel’abbia trasmessa. Ma la parola “signoria” e il concetto dello “studente” accidioso affondano in una cultura contadina di inizio XX secolo,  quando la divisione in classe era sentita e solo i figli della borghesia ricca potevano permettersi di oziare. 

Un’ora dorme il gallo
Due ore dorme il cavallo
Tre ore dorme l'elefante
Quattro ore dorme il viaggiante
Cinque ore dorme lo studente
Sei ore dorme tutta la gente
Sette ore dorme la signoria
Otto ore dorme la poltroneria

lunedì 5 marzo 2018

Menù di guerra a Campotenese

Come ogni anno, il 9 marzo, riproponiamo il nostro itinerario sui campi delle battaglie Napoleoniche nel Pollino.

Grazie all'aiuto del dott. Paolo Foramitti, studioso del periodo napoleonico abbiamo inserito anche una cena con "menù di guerra" presso l'Osteria del Vicolo a Mormanno.  

Non è facile ricostruire quale poteva essere la base dell'alimentazione delle truppe due secoli dopo la scoperta dell'America che però non aveva visto ancora la totale diffusione su tutto il territorio europeo delle colture di origine americana: mais, fagiolo, peperone, patata, ecc...
Le difficoltà inoltre sono rappresentate anche dalla mancanza di fonti che possano darci informazioni sulla carenza e disponibilità di derrate alimentari in funzione dal periodo stagionale, dell'andamento climatico, dalle crisi economiche e sociali provocate dalle guerre stesse, dalle difficoltà dei trasporti con i mezzi di inizio XIX sec. 
Così come è possibile che la guerra stessa, grazie allo spostamento di persone e merci, abbia favorito la diffusione di semi, alimenti e informazioni enogastronomiche (come le chiamiamo adesso) nei paesi in conflitto.
Ne parleremo camminando e mangiando. 





"Non importa chi ha vinto o perso, se era giusto o sbagliato, se si è contrari o favorevoli ad una della parti coinvolte. E' accaduto, e ora c'è un'oppurtunità di conoscerlo meglio, sui luoghi stessi dove è avvenuto" Paolo Foramitti

Associazione Viaggiare nel Pollino
Osteria del Vicolo - Mormanno
Con la collaborazione del dott. Paolo Foramitti de ”Le Souvenir Napoléonien”

La Battaglia di Campotenese: Borboni, Napoleonici e Briganti.


Escursione guidata nei luoghi della Battaglia di Campotenese del 1806, la battaglia che ha cambiato le sorti del Sud Italia durante le guerre napoleoniche

Informazioni e prenotazioni
Giuseppe Cosenza Guida Escursionistica LAGAP
mail: guida@viaggiarenelpollino.
it
telefono: 347.2631462

Osteria del Vicolo - Mormanno
mail: osteriadelvicolo@gmail.com
telefono: 3281786907



ESCURSIONE CON GIUSEPPE COSENZA
Ore 14:30
Appuntamento in Piazza Vittorio Emanuele Rotonda. Spostamento in auto a Campotenese nei luoghi della Battaglia seguendo l'itinerario percorso dagli eserciti.

Escursione ai luoghi della Battaglia Napoleonica del 1806. La Valle di San Martino, la "via dei francesi", il Fortino Borbonico, l'Altopiano di Campotenese, il Valico delle Teste.

Spostamento a Mormanno

Visita al Ponte "francese" di Mormanno

Cena "Napoleonica" all'Osteria del Vicolo a Mormanno a base di piatti e prodotti diffusi agli inzizi del XIX secolo nel Sud Italia e che dovevano essere alla base dell'alimentazione delle truppe.

MENU' DI GUERRA ALL'OSTERIA DEL VICOLO

ANTIPASTO
Zuppa di Cipolla Bianca
Bruschetta con Lardo

PRIMO
Vermicelli con Lenticchie

SECONDO
Bollito di Vitello con Fagioli

DOLCE
Frittelle di Mela
Moscato (solo per gli ufficiali)
Pane di munizione
Vino


Maggiori informazioni Itinerari napoleonici

sabato 3 marzo 2018

Cercatore di alberi: Pini Loricati a Laino Borgo!

Un po’ di tempo fa lungo una strada di campagna in località Provolazzo (il nome una garanzia...) di Laino Borgo a quota 700 m slm, ho notato dei pini che dall’aspetto sembravano essere dei giovani Pini loricati.
In effetti si tratta di tre pini, di massimo 15-20 anni di età. Uno è certamente un Pino nero (Pinus nigra ssp J.F.Arnold, 1785) gli altri presentano i caratteri giovanili del Pino Loricato (Pinus heldreichii H.Christ, 1863, più conosciuto come Pinus leucodermis Antoine, 1864).
 

Questi sarebbero gli unici Pini Loricati, presenti nel comune di Laino Borgo (CS), che spostano verso Ovest l'areale di questa specie nel settore settentrionale del Pollino. Ma non escludo che potrebbero essercene altri nell'area circostante.
Pino loricato (Pinus heldreichii Christ), circondato da Erica


La tipica pelle bianca del Pino loricato (Pinus heldreichii Christ)


Pino loricato (Pinus heldreichii Christ)
Da dove vengono? 

I Pinus nigra spontanei più vicini sono sui costoni rocciosi della Valle dell’Argentino e di Serra del Prete. Quindi più probabilmente il seme è arrivato sin qui da qualcuno dei tanti rimboschimenti presenti in zona.
Pinus nigra
Il Pino nero (Pinus nigra)
Apparentemente più complesso, capire la provenienza del Pino Loricato. I più vicini dovrebbero essere quelli che sono sul complesso Zaccana-Spina e il più vicino che io ho abbia visto è in località Prestieri al confine tra Lauria e Castelluccio Superiore. In linea d'aria sono circa 5 km di distanza, "sbarrati" però da Monte Fossino e Monte Palazzo.
Esemplare "adulto" di Pino loricato vicino a Prestieri
C'è da dire anche che ci sono numerosi giovani pini sui rilievi tra Galdo e la Melara e andrebbe verificato se tra questi ci siano anche dei Pini loricati. 

Chiedersi come siano arrivati fino a qui, però, è una domanda fuorviante. È più corretto chiedersi: "come mai delle migliaia di semi che le correnti aeree hanno disperso tutto intorno al nucleo di origine, proprio qui hanno germinato e si sono sviluppati con successo?"
 
Un giovane pino loricato produce migliaia di semi che moltiplicati per le centinaia di pini presenti sul monte La Spina e Zaccana, sono un numero immenso che vengono dispersi dalle forti correnti aeree per chilometri e chilometri tutto intorno. Basta salire sul Monte La Spina per rendersi conto della potenza dei venti e delle correnti termiche che si sviluppano su questi rilievi.


Il suolo dove si sono insediati è proprio quello tipico dei popolamenti giovani di Pino Loricato:  roccia calcarea frammentata (provalazzo appunto!), molto drenata con scarsa o zero presenza di lettiera. Il climax ideale di questa zona è il bosco deciduo a querce, ma in questo punto il suolo è estremamente inospitale, povero, esposto e quindi facilmente erodibile dalle piogge: molto simile ad esempio ai terreni che si incontrano salendo sul Pollinello. In quel punto è evidente anche una  precedente attività umana di scavo. Quindi non sono assolutamente nel posto sbagliato.

La mia esperienza mi porta a dire che il Pino Loricato è una specie vivace e vitale, addirittura in espansione anche fuori dall'areale "ufficiale". Si insedia nei terreni di matrice calcarea poveri e spogli e/o degradati dall'attività umana, e lì resta finchè la successione ecologica lo rimpiazza o lo bruciano gli incendi come quelli che hanno devastato la Valle del Lao nel 2017.
 
Gli esemplari giovani e le formazioni boschive giovanili di Pino Loricato ci offrono una grande opportunità di studio della biologia, ecologia e fitogeografia di questa specie ma anche  sulla storia della nostra civiltà e sui cambiamenti climatici tanto o forse più dei loro antenati millenari a quota 2000.

Laino Borgo può aggiungere il pino loricato al suo piccolo tesoro di interessanti specie rare: Lontra, Salamandrina dagli occhiali, Capriolo autoctono, Scoiattolo meridionale, Saettone occhi rossi.

Chiamerò questi due pini "Biagio" e "Longo", in omaggio al botanico di levatura internazionale nato a Laino Borgo, poco conosciuto in patria, che usò per primo il termine Pino Loricato.



Cliccate su questo link per sapere cos'è un Pino Loricato
Se volete fare i "Cercatori di Patriarchi" 
 
 



mercoledì 14 febbraio 2018

Darwin Day international

Il 24 febbraio Celebriamo il Darwin Day, l'evento dedicato a Charles Darwin, nel Parco Nazionale del Pollino.
Abbiamo scelto di parlare di Scoiattolo meridionale perchè tra i tanti argomenti, è stato ritenuto interessante dagli amici dell'associazione "Ricomincio da Tre"di Castelluccio Inferiore (PZ) che gestiscono la Biblioteca Comunale.

Ecco il tema:


Darwin Day: la scoperta dello scoiattolo meridionale (Sciurus meridionalis, Lucifero 1907)

L’evoluzione dello scoiattolo meridionale
Come e perchè “nasce” una specie nuova nel meridione d’Italia.
Come e perchè è stata “scoperta” solo adesso.
Come e perchè è già in pericolo di estinzione

Il tema è simile all'evento tenutosi a San Severino Lucano (PZ) con l'Associazione "Lupi del Pollino" ma rispetto a quella serata ci rivolgiamo ad un pubblico meno "addetto ai lavori" e cercheremo di raccontare le connessioni con il pensiero e le teorie del grande naturalista Charles Darwin.


Per saperne di più, leggete in nostro articolo sulla "Scoperta dello scoiattolo meridionale"

sabato 3 febbraio 2018

La Foresta che Cammina di Rocco Perrone

Siamo nella stagione dei carnevali. 
Approfitto quindi di riproporre sul mio blog la recensione  del 2014 di Rocco Perrone alla cineistallazione di "Alberi" di Michelangelo Frammartino ispirata alla figura del "Rumit" di Satriano di Lucania (PZ).

L'auspicio è che questa opera non finisca, insieme al mio "lavoro" per promuoverlo, nel dimenticatoio  ma che venga realizzata una proiezione permanente in qualche località della Basilicata.
il Rumit durante il carnevale

"Alberi a Milano. Il racconto di Rocco Perrone
Venerdì 29 Novembre nel Teatro Manzoni di Milano si è vista, sentita e assaporata la Basilicata. “Alberi”, la cineinstallazione di Michelangelo Frammartino, dopo essere stata al MoMA di New York, con successo di critica sia in Italia (ne parla Anselma Dell'Olio in questa intervista) che all'estero (con la cover dell'inserto Arts del New York Times), e al CPH:DOX di Copenhagen, ha inaugurato il Film Maker Festival che nel 1997 produsse un'installazione del regista, come lui stesso racconta in questa intervista. “Verde, verde e ancora verde” è l'attacco dell'articolo di Barbara Casavecchia che su Repubblica.it descrive molto bene quello che si vede e si sente durante la proiezione. Io sono presente a questa inaugurazione in rappresentanza del carnevale di Satriano, paese in provincia di Potenza dove sono nato e dove vivo, che ha “prestato” una delle sue maschere tipiche, u rumit, alla creatività di Frammartino. Non ho lo sguardo tecnico dell'addetto ai lavori anche se Leporace, direttore della Lucana Film Commission, in questo post su FB, mi definisce un attore!
Bè, in realtà durante le riprese non ho fatto altro che trasformarmi in rumit con l'edera addosso, come me altre cento persone. All'entrata, prima di entrare in sala, un televisore enorme passa i credits: ci sono tutti, nessuno escluso. Lo so perché c'ero durante le riprese e ho letto tutti i nomi.

Ci sono i ringraziamenti speciali a Donato Perrone (simbolo vivente del carnevale), Carmine Pascale (instancabile realizzatore di rumit) e Rocco Cavallo dell'amministrazione di Satriano. Come ci sono quelli per i tree men di Armento e Satriano. 

C'è anche un pensiero per Giuseppe Cosenza, una guida del Parco del Pollino, che per primo descrisse il rito a Frammartino. 

Piccoli, grandi gesti di riconoscenza.

La mia personale impressione è ovviamente condizionata dall'emozione di vedere i nostri rumit su quello schermo gigantesco, sentire il rumore dell'edera che viene strappata dagli alberi, riconoscere i miei piedi in mezzo agli altri uomini albero o l'inconfondibile incedere della camminata del mio amico Massimo. L'ho guardato per cinque volte. Quei venti minuti di suoni e colori avvolgenti sono il manifesto del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano e, perchè no, di tutta la Basilicata. Uno spot formidabile anche per il carnevale di Satriano.
E io sono qui per questo, per parlare della Foresta che cammina che abbiamo intenzione di organizzare il primo marzo 2014. La risposta di Satriano ad “Alberi”, come mi ha detto Frammartino. Il programma è già pronto e potete consultarlo qui. L'idea è proprio quella di vestire cento rumit, che una volta all'anno lanciano un messaggio ecologista, dando la possibilità a chiunque ne faccia richiesta di diventare uomo albero per un giorno per vivere la sensazione mistica e fisicamente molto provante di “indossare” la natura. All'inaugurazione del Film Maker Festival di Milano ho avuto l'opportunità di spiegare ai presenti quello che sta succedendo a Satriano.
Le nuove generazioni si stanno riappropriando del rito dopo averlo messo in gioco, grazie a Frammartino, rompendo alcuni schemi mentali come: vedere per la prima volta tutti insieme quel numero di rumit, portarli in un altro paese (ad Armento dove è stato girato il video) e in un altro periodo dell'anno lontano dal carnevale. All'improvviso ci siamo resi conto della bellezza e della forza simbolica della nostra maschera. È stato necessario guardarla da un altro punto di vista e per questo siamo grati ad “Alberi”. Il valore dell'opera è fuori discussione. All'uscita dalla proiezione commenti positivi ed entusiastici per tutto quello che l'installazione riesce a suscitare e per gli interrogativi che pone nel modo di interpretare il cinema.
Probabilmente verrà presentata in altre parti del Mondo. Il rumit continuerà a “rompere lo schermo” ma il successo più grande noi satrianesi l'abbiamo già avuto: ci siamo svegliati e siamo orgogliosi che un'opera d'arte contemporanea stia influenzando la nostra tradizione. Ora.
Rocco Perrone"

Il Rumit ospite alla Quercia di Licari