lunedì 28 ottobre 2002

L'Hard Disk di Rosetta

Non so se a voi, amici computer “dipendenti”, sia mai capitato. A me si! Come cosa? Quello che vorreste non vi capitasse mai: perdere tutti i dati memorizzati nel vostro Hard Disk.
Si! A me è capitato. Certo non ho perso tutto ma molte delle cose che avevo prodotto negli ultimi tre o quattro mesi.
Che sensazione terribile.
In un centro abilitato al recupero dei dati mi hanno detto: “si può fare, se i dati sono importanti; quanto è disposto a spendere?”.
Un tonfo al cuore! Quanto sono disposto a spendere per le mie emozioni, per i mie sentimenti? Io che conservo ancora la mia prima lettera d’amore, quanto sono disposto a spendere per una foto, per una poesia, per una lettera, per la mia spicciola contabilità?

Il mio pensiero vola all’incommensurabile quantità di parole che questo fantastico mezzo elettronico ci consente di registrare, trasmettere, scambiare. Si tratta di una quantità solo fino a qualche tempo fa non immaginabile. Di fatto il computer è un estensione della nostra memoria e della nostra capacità di comunicare all’esterno i nostri pensieri. Il tutto con una notevole economia di energia. Pensate solo quanto sia facile oggi scrivere un pensiero che ci balena nella mente e trasmetterlo al nostro amico più lontano e ricevere immediatamente i suoi. Immaginate questa stessa operazione fatta appena un secolo fa o peggio un millennio fa.

Ma immaginatela tutta, seguite il viaggio della vostra missiva… ops? Il mulo si è azzoppato! Aspettiamo che arrivi il cambio…
Nel frattempo il vostro piccione viaggiatore viene sbranato da un Falco Pellegrino…

Provate solo ad immaginare quanti byte produciamo nello scrivere una lettera, comprese tutte le versioni prodotte fino alla stesura definitiva.
Il tutto tradotto in nanoscopici impulsi elettrIci: miliardi di miliardi elevati a miliardi di miliardi impulsi elettrici.

Tutto ciò che sappiamo della nostra storia deriva da testi scritti e trascritti, ma anche o soprattutto da graffiti incisi nella pietra, da geroglifici scolpiti sul granito, da segni cuneiformi su tavolette di ceramica, da codici d’inchiostro su pelle di pecora.
Pensate a ciò che ha rappresentato la Stele di Rosetta per la nostra cultura o cosa potrà dirci la decifrazione dell’epigrafe di Blanda (sito archeologico presso Tortora), scritta con un alfabeto greco-sibarita, ma in lingua indigena attualmente sconosciuta.

E noi cosa lasciamo alle nostre generazioni future? Impulsi elettrici e magnetici probabilmente illeggibili già tra qualche decennio. Cosa sapranno di me, di voi, di noi i nostri figli, nipoti, pronipoti o eventuali invasori di una civiltà extraterrestre?

Forse dobbiamo pensare a produrre, ognuno di noi, una nuova, personale, Stele di Rosetta.

Quell'anno morimmo tutti di sete...




Correva l'anno 2047
Ormai tutti i prodotti industriali non avevano nessun valore. Nessuno acquistava più cellulari, lavatrici a raggi X, orologi satellitari, computer da polso, ecc.

Inizialmente (era il 2022) i prezzi di questi prodotti salirono alle stelle, a causa della produzione contingentata. Si perché si obbligò le aziende a ridurre le produzioni del 70-80% sulla media del decennio precedente. I prezzi si impennarono. La corsa all'accaparramento dei prodotti provocò un innalzamento dei prezzi di oltre il 400%. Anche l'energia, nonostante una discreta disponibilità di energia solare ed eolica, aumentò vertiginosamente: le componenti dei macchinari erano comunque contingentati. Troppo tempo si era perso nel diffondere le fonti di energia alternative.
Il petrolio restava ancora la fonte energetica primaria, anche se ridotto e costoso, e i consumi d'acqua legati ai processi di raffreddamento dei generatori erano notevoli.

La crisi "tecnologica" della nostra civiltà era legata alla scarsità d'acqua. L'acqua era diventata un bene, non prezioso, raro!

Bisognava risparmiarla in ogni campo per far si che ne restasse a sufficienza per l'agricoltura e per i consumi del potabile. Le industrie dovevano farne a meno. Chiudere!
Come dicevo all'inizio i prezzi dei beni industriali salirono alle stelle, ma successivamente anche quelli dei prodotti agricoli. Come si poteva pensare che l'agricoltura dei paesi industrializzati potesse fare a meno della tecnologia e in seguito anche dell'acqua stessa.

L'acqua stessa cominciò a costare sempre di più. Nel 2034 superò il prezzo del carburante. Poi il prezzo del carburante cominciò a scendere, così come quello dei prodotti industriali. Perché?!?! Perché non c'era più domanda. Non c'era più un economia vera. Il baratto sostituì la moneta. E a chi serviva un cellulare, un auto, un telepower? Ormai si scambiava tutto per del cibo o per acqua. Ma mentre il baratto primitivo consisteva nello scambiare merce "prodotta", qui si scambiava merce già in possesso con un pò di acqua. Svendevamo tutto. Ricordo ancora quando provai a scambiare il mio Towerlight di appena 10 anni con 50 litri di acqua, neanche depurata. Di cloro non ne parliamo: la produzione era scomparsa nel 2025. Ma a me sembrava acqua di sorgente.
Ma anche questo durò finchè a qualcuno poteva interessare un vecchio Towerligth o un auto usata. Adesso la situazione era ancora più tragica.

Osservavo dalla mia finestra le torri di petrolio ferme, le inutili strade asfaltate vuote che risalgono le cime delle montagne, i lampioni che illuminavano le campagne casa per casa, l'aeroporto pieno di carcasse di aerei, le dighe asciutte, case vuote o piene di cianfrusaglie inutili: frigoriferi, play-station, televisori, sedie a dondolo, bicchieri di cristallo, telecomandi, tamagochi, bottiglie di plastica, tisane anticellulite e centinaia di confezioni di Viagra. E tutto intorno il deserto: una landa desolata, gialla e polverosa, senza stagioni. Solo qua e là qualche macchia di fico d'india o di graminacee steppose.

Stavamo morendo di sete, ma non nel senso che non ci fosse assolutamente niente da bere, ma nel senso che nulla poteva essere prodotto senz'acqua: energia, cibo, manufatti, igiene.
Nessuno aveva voluto rinunciare al suo benessere, alle sue comodità moderne. Nessuno voleva spendere un solo euro per l'ambiente. Nessun politico volle prendere seriamente in considerazione il problema.

A nulla era servita l'istituzione di centinaia di Riserve e Parchi. Anzi si rivelarono dispendiosi baracconi che per solo progettare un ettaro di rimboschimento spendevano tanto quanto avrebbero speso per rimboschirne effettivamente 10.000. Eppure la soluzione era facile. Lo sapevano già dal XX secolo che c'era un solo modo per fermare l'effetto serra e la riduzione delle riserve d'acqua: ridurre i consumi, investire sulle fonti alternative e utilizzare i profitti per RIMBOSCHIRE, RIMBOSCHIRE, RIMBOSCHIRE!!!!!

Giuseppe Cosenza

venerdì 25 ottobre 2002

Madonna di Pollino

[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=7XhZpf-o6uY[/youtube] L'ultima volta che andai alla Festa della Madonna del Pollino era il 1983: ricordo che in macchina ascoltai l'ultima opera dei Police "Synchronicity" appena uscito e coincidenza stamattina alla radio danno "every breath you take", brano dello stesso LP.
Da allora motivi di studio e lavoro mi hanno portato lontano da questa terra e dalle sue tradizioni.Ricordo anche però la prima volta che ci andai. Erano gli anni settanta, e come sempre era il primo fine settimana di Luglio. Allora non mi fece impressione, anzi mi sembrò fantasticamente normale, che sulle vette del Pollino e della Serra del Prete ci fossero ancora chiazze di neve che contrastavano con il verde della Primavera ormai finita.
Per me oggi è inevitabile fare confronti con quello che riuscivo a percepire con gli occhi di ragazzo e quello che percepisco oggi.
Non saprei dire se la gente ha lo stesso trascinamento per la fede di allora.
Infatti già in quegli anni si manifestava una certa "moda" della scampagnata in montagna che si sovrapponeva al pellegrinaggio vero e proprio.

Quello che sicuramente non percepivo da ragazzo erano le ragioni per cui un fedele proveniente da Rotondella, Policoro, Castrovillari, Villapiana o Rotonda si inerpicasse fino quassù per venerare una statua.Ma in chiesa guardando i volti della gente al cospetto della statua, a volte piangenti, si percepisce quel bisogno di protezione e sostegno che solo ad una entità soprannaturale si può chiedere.
Probabilmente per molti la Madonna è una sorta di supersorella, superamica, supermamma a cui confidare l'inconfidabile, confessare i segreti più profondi, cercare conforto per le tragedie personali.Ma questo non è sempre vero. Lo si vede nella gioia con cui alcune persone si impegnano a cantare canzoni di ingenua "simpatia" alla Madonna o nello zelante impegno dei zampognari, calabresi e lucani, che tentano di intonare una nenia prima di essere azzittati dal sacrestano.
E che dire della Processione? Ognuno partecipa a suo modo: c'è chi prega, chi canta, chi balla la tarantella, chi suona, chi offre da mangiare e chi porta la statua. Altrove questa promiscua esplosione di espressione religiosa verrebbe contrastata e inibita.
Un sessantenne signore di Sanseverino mi racconta alcuni aneddoti della sua giovinezza alla festa e mi resta impresso il "ragliare contemporaneo di centinaia di asini".
Proprio come dice Norman Douglas in "Old Calabria": "duemila persone si accampano intorno alla cappella, con un enorme esercito di muli e asini, i cui ragli si mischiano alle musiche pastorali delle zampogne…"
Oggi gli accampamenti non sono più di baracche in verdi frasche di faggio, ma di tecnicissime tende blu, e gli asini sono stati sostituiti dalle auto.
Questo si traduce in una festa più "frettolosa". C'è chi arriva e va via in giornata. Con l'asino e a piedi questo non succedeva: la festa era più meditata, più vissuta e forse anche la "devozione" era maggiore, considerando i sacrifici richiesti per raggiungere il Santuario.
Ho scoperto che la gente si avvicina alla statua della Madonna spesso con un fazzoletto e pratica un gesto che sembra di spolvero. Pare che in questo modo il fazzoletto porti con se un potere taumaturgico evidentemente attribuito alla Madonna.
Ma ho visto anche gente strofinare sulla statua oggetti di vario tipo e addirittura un cellulare. Il gesto è del tutto comprensibile, se si considera che questo nuovissimo strumento di comunicazione ci tiene in contatto con il mondo, con i parenti più stretti e lontani, con la ragazza o il ragazzo, e attraverso di esso passano tutte le ansie, le aspettative, le belle e le brutte notizie.
Il Santuario si presenta semplice e spoglio di ornamenti. Non si usano più e sono scomparsi gli ex-voto in cera raffiguranti parti anatomiche del corpo guarite, per intercessione della Madonna: una forma antichissima di venerazione risalente secondo N. Douglas al Neolitico. Se ne può vedere ancora qualcuno nella Cappella del Purgatorio a Laino Borgo.
La festa termina con la Domenica. Il Santuario che ne custodisce la Statua resta aperto tutti i giorni fino a Settembre quando la statua verrà riportata a Sanseverino.
Ma il giorno dopo l'area dove si sono accampati i fedeli sembra un campo di battaglia: spazzatura di tutti i generi ricoprono il prato o sono malamente raccolti e nascosti tra i cespugli.
Bisognerebbe organizzare un sistema di vigilanza e raccolta dei rifiuti serio. Capitare al Santuario in quelle condizioni è uno spettacolo che non fa onore ad una località mistica e paesaggisticamente di valore inserita in un Parco Nazionale. Aggiungi a questo il degrado dei fabbricati come il Rifugio e gli altri vicini: non è proprio una bella cartolina.
Un qualsiasi visitatore che capitasse lì nei giorni successivi si farebbe un'idea negativa della festa e dei partecipanti. Meglio non lasciare tracce per conservare la magia nascosta nei canti, nei balli, nelle libagioni e nelle orazioni.
Tutte le autorità si dovrebbero impegnare nella cura di questa località, i sacerdoti, in primis, per l'evidente autorità morale che hanno sui fedeli.

[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=Y4I5CFFTVDg[/youtube]